Nonostante l'immagine legata a tundre e infiniti spazi innevati, molto lontana dal consueto paesaggio viticolo fatto di morbide colline soleggiate, nel 1980 l'Unione Sovietica era il quarto produttore di vino al mondo dopo Francia, Italia e Spagna.
A quei tempi l'URSS comprendeva regioni che oggi sono Stati indipendenti, come la Moldova, l'Azerbaijan, l'Ucraina e la Georgia, che contribuivano in modo determinante alla produzione di uve e di vino. Oggi la Russia rappresenta uno dei mercati potenzialmente più interessanti, con una popolazione di quasi 150 milioni di abitanti, la metà dell'ex URSS. L'attuale produzione di vino pone questo paese all'undicesimo posto della classifica mondiale e si concentra su vini bianchi, anche spumanti, leggeri e fruttati, elaborati da uve internazionali e da qualche autoctono come il rkatsiteli. I vini rossi recitano un ruolo secondario e sono prodotti quasi esclusivamente per il mercato interno in versione abboccata, da vitigni internazionali impiegati in purezza o in uvaggio con autoctoni come saperavi, tsimlyanski e plechistik.
