4. DI CHE VINO SEI? SCOPRI IL TUO ARCHETIPO iete pronti? È il momento di cercare il vostro archetipo, conoscere il vostro palato e scoprire i vini che più vi somigliano. S Questo modello semiserio di autoanalisi della propria personalità enologica non è altro che una proposta, una mappa orientativa per capire quello che al nostro palato piace di più. E poiché ciò che ci piace non si basa solo su fattori organolettici ma anche su aspetti psicologici e culturali, perché non utilizzarli per capire a quale archetipo apparteniamo e quali vini a esso corrispondono? Tenete conto che il nostro palato tende a cambiare e in stadi diversi della vita ci piacciono cose diverse. Alcune esperienze (enogastronomiche o meno) fungono da spartiacque anche per i nostri gusti, e in quei momenti attiveremo archetipi diversi. Nell’arco della vita, ma anche di una stessa giornata, possiamo sentirci Angeli custodi, Amanti e Burloni. Lo stesso succede per la scelta di un vino: a seconda del momento a esso dedicato (pranzo di lavoro, festa di compleanno, cena intima…) potremmo essere catturati da vini in linea con la situazione, anche se non sono esattamente i nostri, cioè quelli più vicini all’archetipo di appartenenza. Questo modello vuole far riflettere sulla somiglianza tra vino e personalità e invitare l’appassionato a trovare la propria strada di scoperta del mondo del vino. Basta individuare il proprio archetipo di riferimento per visualizzare quali sono le dodici tipologie di vino più adatte a ciascuno. Ciascun archetipo, infatti, è associato ad almeno dodici vini. Dunque a una personalità relativamente Ribelle corrisponderanno vini che si contraddistinguono per un carattere altrettanto ribelle. In alcuni casi troverete la stessa tipologia di vini in due archetipi diversi: i Super Tuscans, per esempio, possono essere una buona scelta per un Ribelle, perché sono vini nati per ribellarsi contro la rigidità delle denominazioni d’origine, ma poiché molti sono potentissimi, a base di Cabernet Sauvignon, ben si adattano anche al profilo del Guerriero. La stessa prospettiva va applicata nella lettura dei vini. Per esempio la denominazione del Barolo come vino per il Sovrano va letta in modo molto più ampio e articolato e tanti sono i Barolo raffinatissimi per l’Amante, quelli austeri per il Saggio o quelli più rari da trovare per l’Esploratore. Il gioco degli archetipi si potrebbe estendere anche all’interno di un vitigno o una denominazione alla ricerca, per esempio, di un Chianti Classico o un Sangiovese Saggio quando giocato sull’austerità e la definizione del frutto, Ribelle quando ne scegliamo uno naturale e Sovrano quando arricchito con del Cabernet. Ma questo potrebbe essere materia per un altro libro. E visto che stiamo parlando in senso lato di aspetti psicologici e di variabili non strettamente legate a elementi oggettivi della sommelieristica classica, mi permetto di proporvi alcune osservazioni che potrebbero aiutarvi a fare emergere con una certa dose di divertimento il vostro archetipo. LE VARIABILI CHE SBALLANO I PARAMETRI DEL SOMMELIER Esiste una serie infinita di variabili minori ma dagli effetti sorprendenti con cui negli anni mi sono divertito mescolando le carte in tavola un po’ per vedere l’effetto che fa. Se assaggiamo lo stesso vino sotto una luce rossa, questo ci sembra più dolce, morbido e rotondo; se la luce è verde acido, si acuiranno gli effetti dell’amaro e dell’acido. Luce. Se appena il vino arriva a tavola qualcuno alza un sopracciglio e fa un gesto di disgusto, state tranquilli che il commensale davanti lo noterà e dirà qualcosa al commensale vicino, o a quello di fronte: alla fine tutta la tavola dirà che il vino non è buono. Vale anche il contrario. Faccia dei commensali. Se scegliete come sottofondo un blues o un’opera lirica con toni caldi, bassi e baritonali il vino sembrerà più denso, strutturato e profondo che se lo bevete con una musica tutta giocata su toni alti, striduli e freddi. Musica. Un vino da pochi euro travasato in una bottiglia dall’etichetta altisonante sembrerà a molti un vino buono. Se poi aggiungete una tovaglia di fiandra, un calice di cristallo e delle candele, il gioco è fatto. Al contrario, un vino molto buono messo in una bottiglia qualunque, servito in un bicchiere da due soldi su una tavola non imbandita e con una luce a neon, è molto probabile che le persone tendano a considerarlo un vino da poco. “Etichetta”. Allo stesso modo, se servite due bottiglie di vino e dite che una costa 10€ e l’altra 100 state certi che la maggior parte delle persone preferirà sinceramente la bottiglia più costosa o quantomeno sentirà piacere nel bere quella bottiglia… soprattutto se non sono loro a pagare. In generale, se esplicitiamo il costo della bottiglia è più difficile convincere che un vino da due lire è buono anziché far passare il messaggio che un vino costoso è cattivo. Costo. Solo i super esperti non si lasciano fregare facilmente, ma anche loro (noi) siamo facili vittime di questi meccanismi. E sempre parlando di : se uno di loro vi consiglia un vino, state tranquilli che quel vino sarà molto più buono che se lo aveste scelto voi. esperti ISTRUZIONI PER L’USO Nelle schede dei dodici archetipi troverete i profili delle diverse personalità trasposti nel mondo del vino. Indicheremo i vini che per affinità sono più vicini a un dato profilo e un elenco di vini a mo’ di consigli per l’acquisto. Ma non è tutto: avrete uno strumento utile per riconoscere il vostro palato (ovvero quello dell’archetipo), con un indice di gradimento rispetto alle diverse tipologie di vino che va da uno a cinque pallini. Evitando di soffermarmi su vini e caratteristiche di immediata comprensione (tannici/astringenti, morbidi/rotondi/dolci, alcolici, aromatici), nella legenda qui sotto descriverò brevemente il significato delle altre categorie, in modo da potervi facilmente orientare tra i parametri sensoriali che caratterizzano ogni archetipo e il suo palato. Vini nati con l’idea di marketing che il vino sia il vitigno e le sue caratteristiche siano pochi aggettivi espressi in etichetta per attrarre il cliente. Nascono nel Nuovo Mondo e sono quasi sempre vini di Scuola Moderna, spesso di stampo industriale, tecnicamente impeccabili, sempre pronti e facili da bere, morbidi e rotondi con un immediato. Varietali. appeal Sono i vini di chi ricerca il sapore di un territorio specifico, di chi vuole sentire la differenza tra due vigneti adiacenti, che aspira a poter riconoscere alla cieca il carattere austero del o di poter godere dei tratti salati e intensi del vino di un suolo del Triassico. Qui non conta il moderno o il tradizionale, quanto la volontà del produttore di anteporre il territorio alla tecnica. Terroir. vignerons Vini ambiziosi, creati attraverso i nuovi ritrovati della scienza e della tecnica. L’enologo è il ingaggiato per fare vini moderni, levigati, strutturati e seducenti, con un disegno del frutto impeccabile, spezie, rovere e capaci di confrontarsi con i campioni del mondo e vincere le competizioni. Nuova scuola. deus ex machina Spesso ci si riferisce così ai vini prodotti in botte grande anziché in barrique, seguendo principi di viticoltura ed enologia più tradizionali, fedeli all’esperienza del anche centenario. Meno immediati, non nascono per sedurre nessuno e richiedono una lettura più approfondita. Vecchia scuola. genius loci Raramente si incontra qualche centenario brillante, ancora con un frutto pieno di grinta, il tannino teso, ma anche un caleidoscopio di sapori che il tempo ha reso sempre più articolati e complessi. Note balsamiche, frutta e fiori secchi, tartufi, sottobosco, funghi, zafferano, ruggine, cuoio. Già a partire dal decimo anno sia i bianchi sia i rossi cominciano a far emergere un profilo più intenso. Vecchie annate. Per i bianchi e i rosé stiamo attorno i primi tre anni di vita, per i rossi possiamo spingere fino a 5. Tutti incentrati su profumi di frutta fresca, di fiori appena colti, tannini abbastanza nervosi per i vini di struttura. Possono essere anche vini pensati per l’invecchiamento ma che ancora non hanno sviluppato i loro profumi terziari ed esprimono il loro carattere da adolescente irruento. Giovani. Sono vini biologici, anzi biodinamici, ma anche molto di più. Sono prodotti da angeli della natura ispirati a interpretarne il messaggio attraverso il vino che nasce dalla fermentazione spontanea dell’uva, seguita con il minimo intervento possibile fino all’imbottigliamento. Escono in commercio senza trucco, belli come natura li ha fatti, senza aggiungere né sottrarre niente. Naturali. Vini bianchi vinificati a contatto con le bucce con una macerazione che varia da pochi giorni a qualche mese e che conferisce un colore ambrato, quasi arancione. Sono spesso naturali e affinati in legno o in anfore di terracotta. Hanno profumi di zagara, camomilla, albicocca ed erbe aromatiche e al palato ricordano la sensazione tannica e astringente dei rossi. Quasi sempre anche naturali! Orange. L’INNOCENTE L’Innocente è l’archetipo che rispecchia tutti gli ottimisti, coloro che hanno fiducia nella vita e negli altri, i puri, quelli che rimangono un po’ sempre bambini con tratti di leggera ingenuità. L’Innocente, infatti, è uno spirito leggero, sognatore e dunque entusiasta, giocoso, aperto e un po’ idealista. Facile evincere come possa essere una persona romantica, ma anche un po’ tradizionalista. Queste qualità possono avere come rovescio della medaglia una tendenza a fuggire dalla realtà e dai problemi, un rifiuto dei conflitti per poter mantenere il proprio ottimismo e l’essere vittima di qualche illusione: l’ingenuità è una qualità che può trasformarsi in un rischio. Questo archetipo ha sempre bisogno di sentirsi protetto, accudito e al sicuro poiché ciò che più teme è l’essere abbandonato, la solitudine e l’incomprensione. Ma quando cade poi si rialza e trova nuove motivazioni, sempre. naïve fiducioso, entusiasta e leggermente ingenuo Spirito: ottimismo, purezza d’animo, leggerezza Qualità: paura della solitudine, di non essere compreso, tendenza a fuggire dalla realtà Punti deboli: All’Innocente, dunque, piace giocare ma a condizione di rimanere sempre al sicuro, di muoversi in un teatro di cui conosce bene i confini. Per questo motivo, il vino per lui rappresenta una leggera trasgressione e viene vissuto come l’amico che ci attrae perché è così diverso da noi che una parte di noi vorrebbe essere come lui. I tratti idealisti, sognatori e tradizionalisti dell’Innocente lo spingeranno verso vini di denominazioni storiche, vini dalla lettura abbastanza semplice ma non banale come Dolcetto, Barbera, Chianti Classico, Valpolicella Superiore, Morellino di Scansano, Vermentino di Gallura, Gavi, Rosé del Salento, Cerasuolo di Vittoria. Quel che cerca sono vini immediati, di pronta beva, non troppo astringenti, tantomeno tannici o aciduli. I profumi fruttati dovranno essere quelli dominanti, puliti e franchi, possibilmente senza retrogusti terrosi, cuoiosi o animali. All’Innocente non piace avventurarsi troppo e allontanarsi dalle cose che conosce, o che corrispondono a vini di pronto consumo, con pochi anni d’invecchiamento, poco legno e relativamente neutrali al palato. Tra gli internazionali prediligerà i Merlot e gli Chardonnay. Tra i vini italiani le scelte sono tante e, oltre alle denominazioni più famose già indicate, sarà ben contento di bere quello che da sempre si beve in famiglia. Dunque, un bel Vermentino o un Cannonau di quelli meno strutturati renderà davvero felice un Innocente di Orosei. Uno emiliano berrà con piacere il Lambrusco che si è sempre bevuto in casa che, con le sue note di amarena e la presa di spuma avvolgente e generosa, gli consentirà anche di tenere alto il proprio spirito ludico. E se fosse un Innocente di Langa lo berrebbe un Barolo? Forse no. Probabilmente si sentirebbe molto più a suo agio con un Langhe Nebbiolo o con un Roero più agile e croccante dai sentori molto più fruttati di un Barolo e dall’impianto tannico più lieve. Sono sicuro che un Barolo della vecchia scuola, dal tannino dolce con un tocco setoso, potrebbe anche piacergli, ma i profumi terziari più complessi lo farebbero allontanare troppo da casa. Mentre un bel Dolcetto o una Barbera senza astringenze di qualche produttore biologico o di qualche piccola cantina sarà per lui un vero spasso. Se invece è cresciuto in terre partenopee, sarà felice di bere un bel Campi Flegrei sia bianco sia rosso. E che dire dei vini naturali, degli orange e compagnia bella? L’aspetto romantico e idealista potrebbe attirare l’Innocente verso queste filosofie produttive che mettono Madre Natura al centro di tutto. Ma questi vini sono esattamente l’opposto della neutralità. Sono infatti dotati di un carattere molto forte, spesso di acidità o volatili fuori quota, di tannini a tratti rustici e di profumi non particolarmente centrati sul frutto semplice. E dunque tra i naturali e i convenzionali sceglierà più probabilmente un vino certificato biologico, per andare incontro anche al suo spirito puro, ma uno che può ritrovare con facilità e senza spendere troppo. Del resto la sua leggerezza e il suo entusiasmo lo incoraggeranno verso esperienze semplici ma non banali, che possano dargli un appagamento immediato senza troppe speculazioni filosofiche. Preso dall’entusiasmo di una nuova conoscenza, potrebbe dare fiducia alle scelte di questo archetipo anche per un vino più invecchiato, purché i sentori ossidativi non siano troppo avanti. Per l’Innocente il vino è una dolce evasione che lo spinge fuori dal seminato e che lo aiuta a crescere. Di sicuro, parlando di dolci evasioni, è probabile che questo archetipo abbia un palato abbastanza dolce. Ai bambini piacciono i dolci, lo zucchero è un sapore che appartiene all’infanzia e i vini con qualche residuo zuccherino sono anche quelli preferiti dai palati novelli o dai mercati cosiddetti emergenti, in quanto appaiono più facili da bere. Infatti, se vi ricordate, un goccio di zucchero e di rotondità in più piace spesso persino ai palati con maggiore esperienza (vedi degustazione di Parigi). Tra i dolci però l’Innocente non andrà verso un Vin Santo, spesso troppo invecchiato e con troppo legno addosso, o verso un Marsala, troppo alcolico, ma prediligerà vini come un Valpolicella Ripasso in acciaio, una Malvasia delle Lipari, un Moscato d’Asti tappo raso o un Prosecco extra dry (quindi con qualche goccio di residuo in più). In base allo stesso ragionamento il Gewürztraminer sarà una scelta abbastanza facile, poiché ha una bella componente aromatica e fruttata e spesso una certa dolcezza residua. Al ristorante, così come per una cena intima o con gli amici, l’Innocente non si spremerà troppo le meningi alla ricerca del calice adatto, e non impazzirà nella messa a temperatura dei vini. Tantomeno starà dietro agli abbinamenti, anche perché, con tutta probabilità, avrà preferito rimanere su piatti semplici come i suoi vini prediletti. ’ IL PALATO DELL INNOCENTE VINI GRADIMENTO Varietali/convenzionali • • • • • Terroir • • • Nuova scuola • • • Vecchia scuola • • Vecchie annate • Vini giovani • • • • • Naturali • • Orange • Tannici/astringenti • Morbidi/rotondi/dolci • • • • • Alcolici • Aromatici/floreali/fruttati • • • I vini dell’Innocente Dai profumi di pesca, fiori e mandorla. Gavi. Frutti bianchi appena sussurrati, carattere molto neutro nelle sue versioni più commerciali. Pinot Grigio. Di facile reperibilità, immediato e non troppo aromatico. Vermentino di Gallura. Amabile con un lieve tocco floreale e profumi di litchi, pompelmo e ananas. Gewürztraminer. Solo 5-6% di alcol, ampio e delicato, agrumi e frutto tropicale delicato. Moscato d’Asti. perlage Rosso leggero, puro, delicato, giocato sulle trasparenze e sulla snellezza. Rossese di Dolceacqua. Fruttato, con poco tannino e di semplice ma soddisfacente beva. Dolcetto. Quelli senza legno offrono vini semplici, morbidi e fruttati. Merlot. Per il suo frutto e la quasi assenza di tannini e dunque di astringenza. Barbera. Dalle uve di Piedirosso un vino finto semplice ricco di energia e purezza. Campi Flegrei. La breve rifermentazione sulle bucce rende il vino più morbido e dolce. Valpolicella Ripasso. Tannini sottili e profumi di marmellata di fragole. Vino internazionale: Beaujolais Village. L’UOMO COMUNE L’Uomo comune è una persona concreta, responsabile e dallo spiccato senso pratico. La cosiddetta “brava persona”, autonoma ma anche estremamente collaborativa. È quello della porta accanto, insomma, il buon vicino di casa, il lavoratore indefesso, la maggioranza silenziosa. La sua forza è quella di agire da mediano, organizzare il lavoro, strutturare il gioco per fa vincere la squadra ma senza mettersi in prima linea. Tutto questo può portare a qualche rinuncia di troppo, a sviluppare invidia per le personalità più in vista con il rischio di diventare alla lunga cinico e indifferente, di accontentarsi di ciò che non lo rende veramente felice e diventare un po’ troppo conformista. È un archetipo molto legato ai beni materiali e al possesso. La sua paura di affrontare i problemi da solo lo spinge a stare nel gruppo e a cercare la collaborazione con gli altri per trovare sicurezza e non essere sfruttato. Poter chiedere aiuto e uscire dalla tendenza al vittimismo sono stimoli importanti per questo archetipo. responsabile, collaborativo, altruista Spirito: empatia, senso della realtà, semplicità Qualità: invidia, tendenza all’abnegazione, eccessivo conformismo Punti deboli: Con questo archetipo ci muoviamo in un ambito di scelte che diano conferme e che rassicurino. Non c’è nessuno scatto in avanti verso la ricerca della novità per poter assaggiare anche qualcosa di diverso e uscire dal seminato. La sua necessità di stare nel gruppo e di piacere a tutti – e di non dare dispiacere a nessuno – spinge questo archetipo a scegliere vini di buon equilibrio, senza troppi spigoli o sensazioni tattili abrasive: gli angoli devono essere ben smussati e i toni alti abbassati, l’alcol non deve eccedere e nemmeno il contenuto zuccherino. Con l’Uomo comune funzioneranno bene i vini che hanno tutti i parametri bilanciati al centro. Dunque, niente vini rossi dai tannini importanti che allappano, bensì vini più rotondi, e magari anche con un tocco di legno che possa smussare e arrotondare il palato. Niente Taurasi, Aglianico del Vulture o Sagrantino di Montefalco: sono vini troppo strutturati e tannici, per lui. Chi appartiene a questo archetipo cercherà vini prevalentemente rossi, che siano facilmente disponibili nel mercato, anzi nel supermercato. Dunque molto meglio giocarsela con un Chianti, una Bonarda, un Nero d’Avola o un Primitivo di Manduria per i palati più alcolici: tutti brand collettivi che rassicureranno e che sono dotati di una buona morbidezza e fruttato. Per i bianchi, invece, l’Uomo comune si terrà alla larga dai vini con le acidità pronunciate, come qualche Riesling renano, o dalla tannicità di un orange, per avvicinarsi invece a un Vermentino di Bolgheri, a una Ribolla friulana oppure a una Falanghina. Sono soltanto alcuni esempi basati su un’idea di vino che, per la natura del vitigno, o per le tecniche produttive messe in atto, tenda a dare vini abbastanza rotondi, senza troppe concentrazioni e nemmeno acidità spiccate. Altri vini che potrebbe abbracciare l’Uomo comune sono i Merlot della Valle Isarco, semplici, fruttati, intuitivi; i Sangiovese di Romagna dal colore rubino intenso, dai profumi di ciliegia matura e con un palato spesso ammorbidito dal legno; infine, il Montepulciano d’Abruzzo, un vino semplice, pieno di frutto, con acidità bassa, tanta morbidezza e costi contenuti è, insieme al Chianti, il vino preferito dall’Uomo comune. Con quest’ultimo vino abbiamo toccato un altro tema importante per questo archetipo, al quale non piace affatto giocare a stupire ed esagerare con gli effetti. E dunque niente vini naturali o Champagne a dosage zero, che sono costosi e con le acidità taglienti. Meglio optare per un Lambrusco o per un Prosecco di Valdobbiadene che rassicurano e soddisfano il suo palato e anche la sua volontà di spesa. Dopo l’uscita del film di qualche anno fa, il Pinot Nero ha incrementato le vendite di questo vino del 30% negli USA. Potrebbe per questo essere un candidato come vino internazionale di questo archetipo, ma in realtà, anche se di moda, è troppo costoso e raffinato. Molto meglio allora un Syrah australiano (Shiraz), di quelli con il canguro in etichetta: un vino fruttato, con tanta confettura, tannini morbidi e perfetto da portare alle feste, a un barbecue con gli amici o a cena fuori con l’altra metà. Al ristorante l’Uomo comune prediligerà la scelta della seconda bottiglia meno costosa, gettando il cuore oltre l’ostacolo della più economica. Ma non è da escludere che, per accomodare le esigenze della tavola, l’Uomo comune possa approfittare della presenza di un sommelier a cui affidare la scelta del vino giusto. Sideways Poiché il vino è abbastanza di moda in questi ultimi anni, questo archetipo a casa propria avrà una tipologia di calice da vino che possa andare bene per tutto e conoscerà l’ABC del servizio e delle temperature ma senza farne mai alcuno sfoggio, che non è nella sua indole. Se invitato a cena, invece, il vino scelto dal commensale ospite verrà apprezzato anche se non è proprio un vino che gli piace. Il suo bisogno di mescolarsi in mezzo gli altri, ma anche la sua innata empatia, gli impongono di farsi piacere cose che in realtà nemmeno lui riesce ad ammettere a se stesso di non desiderare del tutto. Il rischio di non ascoltare ciò che chiede il suo palato, ma anche il suo cuore, è una criticità da valutare. E dunque potrebbe rischiare di doversi far andar giù un vino naturale dal carattere eccentrico, con dei profumi inusuali e un’acidità magari particolarmente abrasiva, semplicemente perché oggi stanno andando abbastanza di moda questi vini e qualche amico più avventuroso di lui ha deciso di provarci. Sarà piuttosto incline invece all’acquisto di vini biologi, ormai in ranghi serrati anche nei supermercati. ’ IL PALATO DELL UOMO COMUNE VINI GRADIMENTO Varietali/convenzionali • • • • • Terroir • • Nuova scuola • • • • Vecchia scuola • • Vecchie annate • • • Vini giovani • • • • • Naturali (biologici) • • • Orange • Tannici/astringenti • • Morbidi/rotondi/dolci • • • • Alcolici • • • • Aromatici/floreali/fruttati • • • I vini dell’Uomo comune Meglio se siciliano o del Nuovo Mondo con un bel fruttato e qualche mese di legno. Chardonnay. Beverino e molto facile in abbinamento con antipasti semplici. Arneis. Gusto di limoni e pompelmo. Mai impegnativo e molto gastronomico. Vermentino di Bolgheri. Delicatissimo, dai profumi di pesca tabacchiera e un tocco di limone. Pinot Bianco. Facile da reperire, affabile e spesso di interpretazione immediata. Falanghina. Spumante semplice e di qualità, con un tocco di dolcezza. Prosecco di Valdobbiadene extra dry. Frutto a bacca rossa diretto, loquace e generoso, dai tannini morbidi. Sangiovese di Romagna. Uno di quelli di buona fattura, pieni di frutti rossi piccoli. Meglio senza legno. Chianti. Vino di pronta beva, semplice, dal tannino soffice. Bonarda Oltrepò Pavese. Rosso dal colore intenso. Frutto denso e concentrato, palato rotondo. Montepulciano d’Abruzzo. La luce della Maremma dona frutti più dolci al Sangiovese. Morellino di Scansano. Denso e speziato, adatto per ogni occasione. Vino internazionale: Shiraz australiano sotto i 15€. IL GUERRIERO Dotato di grande forza di volontà, coraggio e fermezza, il Guerriero è forte, tenace e anticonformista. Il lato bello del Guerriero è il suo acume sensoriale sempre teso a tutelare i propri spazi, le proprie scelte e quelle di chi si è messo in testa di voler proteggere. Avventuriero sempre pronto ad andare alla conquista del mondo, oppure atleta coraggioso e competitivo, a questo archetipo appartiene chi sa bene cosa vuole, chi è dotato di autodisciplina, determinazione e abnegazione per la causa. Il Guerriero è un ottimo stratega che vuole sempre vincere e che sa farsi strada nella vita. Il suo limite può essere rappresentato da un’eccessiva competitività, dalla durezza e dalla mancanza di sensibilità, con il rischio di combattere o fare rivoluzioni soltanto per vincere e non per le cause che contano veramente. È il capitano in grado di spronare, conquistare e guidare la squadra. Un po’ modello Alessandro Magno, che non smetterebbe mai di conquistare nuove terre e difendere nuove cause. competitivo, tenace, anticonformista e avventuriero Spirito: coraggio, fermezza, altruismo Qualità: caparbietà, arroganza, voler vincere a ogni costo Punti deboli: Per questa tipologia di persone, atleti forti e instancabili, il vino può rappresentare una debolezza da concedersi soltanto al termine di un’importante battaglia. I Guerrieri amano prevalentemente i vini rossi di struttura, potenza e alcolicità, che riescano però a mostrare un carattere pulito, netto e senza compromessi. Non so se sia davvero possibile descrivere un vino come atletico ma, se mi fosse concesso, direi che questo è il loro. E tra questi metterei sicuramente un vino italiano davanti a tutti gli altri: l’Amarone della Valpolicella con la sua frutta matura, il suo palato muscolare e il suo quasi 16,5 di grado alcolico, che ne fanno il vino perfetto. % Un’altra categoria di vino nelle corde del Guerriero è il Primitivo di Manduria di Scuola Moderna, cioè un vino ricchissimo, estrattivo, nero al colore, maturo e potente. Altri esempi adatti al Guerriero sono sicuramente i Super Tuscans, vini a base di Cabernet Sauvignon, pieni di forza, con un tannino importante ma ben registrato, molto colore e profumi intensi ma al tempo stesso molto immediati; l’Aglianico del Vulture, per le sue note di cacao, frutta a bacca nera, per la sua struttura tannica e la forza vulcanica; il Teroldego Rotaliano barricato, anche questo un vino pieno di corpo, estrattivi, colore e potenza, ma anche molto netto e con il frutto ben delineato al naso e in bocca; inoltre il Cannonau di Sardegna, vitigno che in passato veniva vinificato con tratti che premiavano la bevibilità. E sebbene oggi siano in molti i produttori a ricercare quello stile perduto, la maggior parte di questi vini è un monumento di estrazione di frutti a bacca nera, spezie e potenza minerale. Non riesco a visualizzare il Guerriero che beve del vino bianco, e non per questioni di sciovinismo enologico ma perché questo profilo psicologico si sente pago e dissetato dai vini rossi di grande struttura e trama tannica. Seguendo lo stesso ragionamento, i raffinati Pinot di Borgogna o la lirica di un grande Sangiovese o Nebbiolo richiederebbero un’attenzione e un ascolto eccessivi per questi uomini e donne tagliati per le loro crociate e le loro battaglie eroiche. Al contrario, invece, i vini del Nuovo Mondo calzeranno loro addosso alla perfezione. Come, per esempio, i monumentali Cabernet della Napa Valley, i Syrah carnosi e speziati australiani e, portafoglio permettendo, i magici super estrattivi La La’s Syrah della Côte-Rôtie nella Valle del Rodano (La Mouline, La Landonne, La Turque di Guigal). Questo archetipo non è alla ricerca dell’espressione del territorio, quanto di quei territori o produttori o di quegli stili di vino che si manifestano con un prodotto potente, delineato nel frutto ma anche abbastanza semplice nell’articolazione gustativa e aromatica. E dunque Amarone sì, ma di un produttore più sensibile al mercato e sicuramente di annate giovani. L’aspetto biologico del vino non è cosa che tocca particolarmente il Guerriero, che ha come obiettivo principale la vittoria. È troppo impegnato a condurre le proprie battaglie per perdersi in sofismi. Stessa cosa vale per i vitigni troppo aromatici e profumati, di cui non riuscirà a berne neanche un goccio, mentre tra vini vecchi e vini giovani preferirà la forza della gioventù. Facile immaginare il Guerriero a consumare prevalentemente cibi semplici come uno stinco di maiale, una bistecca alla fiorentina insieme a un bel calice di vino rosso ma, sebbene esistano tanti guerrieri così, attenzione perché è un po’ troppo stereotipato. Esistono infatti un sacco di guerrieri anarchici che lavorano in silenzio e che non cercano la medaglia. Questo profilo più nascosto dell’archetipo è incarnato dai paladini dei vini naturali che da anni si battono per far passare una legge che tuteli la tipologia, ma anche dai paladini dei cosiddetti “vini eroici”, prodotti in condizioni naturali estreme, come potrebbero essere quelle delle coste liguri o amalfitana o la viticoltura di montagna in Valtellina? E che dire del Guerriero vegetariano? Nel secolo i volti degli eroi stanno cambiando molto rapidamente e la tutela dell’ambiente, in senso stretto o in senso lato che sia, è diventata un’azione politica combattuta ogni giorno da queste persone. Pensiamoli un po’ come dei Greenpeace del vino, insomma, disposti anche a compiere azioni dimostrative eclatanti, rischiando in prima persona per difendere un’idea. XXI A tavola il Guerriero non sta dietro a troppe sottigliezze legate al sevizio e al piacere dei commensali o all’ambiente, ma baderà piuttosto alla sostanza e all’integrità dei commensali a tavola. Se fate parte della sua cerchia state tranquilli che berrete e mangerete sempre in abbondanza. IL PALATO DEL GUERRIERO VINI GRADIMENTO Varietali/convenzionali • • • • • Terroir • Nuova scuola • • • • • Vecchia scuola • Vecchie annate • Vini giovani • • • • • Naturali • • Orange • • Tannici/astringenti • • • • Morbidi/rotondi/dolci • Alcolici • • • • • Aromatici/floreali/fruttati • I vini del Guerriero Bordeaux, Toscana, Sicilia, Napa e Sud America… basta che sia Cab! Cabernet Sauvignon. Buona concentrazione di frutti neri maturi, tannino potente e bilanciato. Cabernet Franc. Offre vini molto potenti, dalla trama tannica fitta e dal frutto a bacca nera. Aglianico. Vini corposi, ricchi di alcol, frutto e molta concentrazione. Primitivo. Tannino strutturato ma levigato, unisce potenza ed eleganza. Amarone della Valpolicella. Componenti cioccolatose e di una potenza vulcanica. Aglianico del Vulture. Prugne mature, tannino voluminoso e palato a quattro ante. Primitivo di Manduria. Vino carnoso. Forza succosa del frutto. Syrah di Cortona. Profumi di cacao, prugna e tratti ferrosi. Cannonau di Sardegna. In una parola, Schwarzenegger: massa muscolare, potenza e alcol. Napa Valley. Rossi portoghesi a quattro ruote motrici a base di Turriga Nacional. Alentejo. Espressione dell’opulenza e della potenza dei suoli a base di argilla e ferro. Vino internazionale: Barossa Shiraz. L’ANGELO CUSTODE L’Angelo custode è l’altruista per eccellenza, colui che sa ascoltare perché dotato di straordinaria empatia e comprensione, capace di amore incondizionato e compassione. Sa prendersi cura degli altri, accogliere e nutrire con dolcezza, anticipando talvolta i bisogni altrui, proprio come fanno una buona madre o un buon padre che riescono a sentire anche quello che i figli non dicono. È una figura protettiva e di supporto, che si muove con sincera generosità senza aspettarsi niente in cambio, e proprio per questo sta molto bene vicino all’Innocente. Ma attenzione: il suo lato oscuro è il soffocamento, il ricatto emotivo (“con tutto quello che ho fatto per te”), l’ipocrisia, la tendenza alla manipolazione. La memoria, la famiglia e le radici sono centrali nella sua vita, ma il rischio è quello di finire per dipendere troppo dagli altri provando un senso di impotenza e di inutilità. accogliente, altruista, comprensivo Spirito: capacità di ascoltare, generosità, morbidezza Qualità: tendenza al soffocamento e al ricatto emotivo, ipocrisia Punti deboli: I vini che più si avvicinano all’Angelo custode sono quelli che trasmettono il senso di famiglia e di accudimento, come quei vini un po’ più commerciali che inneggiano alla convivialità. Per sé questo archetipo sceglierà qualcosa che sotto sotto riflette le sue qualità cercando nel vino l’accoglienza. Il suo è un vino di grande presenza che abbraccia con calore e generosità mettendo la propria struttura salda e sicura come base del rapporto. I vini con queste qualità sono quelli di spirito mediterraneo, che sappiano elargire gioiosamente e coniugare espressività a solidità. Penso a quelli della Costiera amalfitana nati in un contesto vitivinicolo eroico, da territori antichi che hanno accolto, ristorato e ispirato poeti, santi e navigatori. Ma anche alla forza, alla potenza e alla solidità di un Primitivo di Gioia del Colle con la generosità di un fruttato ricco, pieno e avvolgente. O alla capacità di dialogo con altri vitigni in assemblaggio e di arrotondare gli spigoli di un Carignano, in Sardegna vinificato in purezza ma più sovente usato per gli assemblaggi per la sua generosità e la sua resistenza alle intemperie: vitigno abbastanza sconosciuto, anche se coltivato in molte zone del Sud Europa, che come tutti i veri Angeli custodi non è alla ricerca di notorietà. Molto più noto, anche se spesso si presenta in versioni commerciali, modaiole e marmellatose, è il Merlot, il vitigno di assemblaggio per eccellenza che, grazie alla sua capacità di crescere ovunque, di essere raccolto prima degli altri e dunque di assicurare la vendemmia anche in caso di piogge autunnali, di dare colore, volume e rotondità, viene fatto sposare con qualunque vitigno. È la sua empatia a renderlo Angelo custode tra i vitigni, perché è in grado di aiutare in molte situazioni e di smussare l’astringenza di un Sangiovese, i tannini di un Cabernet oppure, coltivato da solo sulle argille giuste, di mostrare tutta la sua energia e struttura potenziale. E poi c’è la Barbera come compagna sgrassante dei piatti più grassi; il Cerasuolo di Vittoria per il suo calore e l’estrema succosità che lo rendono versatile negli abbinamenti; il Verdicchio dei Castelli di Jesi per i suoi profumi gentili e la sua bocca avvolgente che rassicura, il Montepulciano d’Abruzzo, quello buono che sa coniugare il frutto carezzevole a una struttura che sa farlo resistere al tempo, a volte anche senza solfiti aggiunti. I vini naturali, biodinamici e gli orange sono per questo archetipo un piccolo angolo di paradiso. La sua indole gli farà apprezzare gli ambienti onesti e sinceri e il lavoro artigianale. L’Angelo custode non sarà disturbato da eventuali odori non ortodossi presente nel vino, perché non spetta a lui giudicare. Piuttosto apprezzerà la volontà del produttore di prendersi cura della terra, della vigna, dell’ambiente e dunque anche degli altri. A pensarci bene è l’archetipo putativo dei produttori naturali che si immolano alla causa della difesa dell’ambiente. Infatti potremmo eleggerlo ad archetipo della stragrande maggioranza dei produttori italiani che con le loro coltivazioni si prendono cura di alcuni dei più favolosi scorci del paesaggio italiano. Basti pensare, per citarne alcune, al lavoro di gestione della Costiera Amalfitana o di quella Ligure; ai muretti a secco in Toscana, alla tutela dei Palmenti in Sicilia, ai microterrazzamenti della Valtellina e, infine, a tutte quelle zone che, come le Langhe, sono addirittura diventate patrimonio dell’Unesco. Per i vini internazionali non ci sono particolari resistenze, poiché questo archetipo non dà troppo peso alla carta d’identità: ciascuno vale per quello che è. L’unica questione potrebbe riguardare il loro carattere commerciale, l’essere molto orientati al marketing e alle vendite e poco alla tutela dell’ambiente. Ma lo spirito di marketing che favorisce la socialità e connette le persone potrebbe far presa. Tra i vini preferiti dall’Angelo custode potrebbe esserci il Sauternes, vino dolce a base di Sauvignon Blanc e Sémillon. I vitigni, soprattutto con il Sémillon, si lasciano attaccare da della muffa nobile che ne fa evaporare l’acqua, con il risultato di concentrare gli zuccheri e sviluppare reazioni enzimatiche che donano un profilo aromatico e gustativo unico e speciale. Il Sémillon, lo possiamo dire, è l’Angelo custode per eccellenza, che sacrifica se stesso per il risultato finale. Al ristorante l’Angelo custode si farà consigliare un vino che si sposi bene al menu. Per una cena intima o con amici, sceglierà il vino pensando a cosa può piacere agli invitati, avrà cura di portare i vini alle giuste temperature, di scegliere calice e cibo adatti a far esprimere al meglio il vino per rispettare il lavoro del produttore. Le vecchie annate sono trattate con riguardo proprio come si tratterebbe una persona anziana. E chi meglio di un Angelo custode? ’ IL PALATO DELL ANGELO CUSTODE VINI GRADIMENTO Varietali/convenzionali • • Terroir • • • Nuova scuola • • • Vecchia scuola • • • • Vecchie annate • • • • • Vini giovani • • Naturali • • • • • Orange • • • • • Tannici/astringenti • • • Morbidi/rotondi/dolci • • • • Alcolici • • • Aromatici/floreali/fruttati • • • I vini dell’Angelo custode Vitigno , diventa ciò che serve per la sua capacità di adattamento. Chardonnay. tabula rasa Dona corpo e dolcezza in assemblaggio con il Sauvignon Blanc. Sémillon. Vitigno ubiquitario, partner silenzioso di tantissimi vini. Trebbiano. Macerato in anfora, abbastanza rappresentativo di tutti i vini naturali. Ribolla. Vino dolce per eccellenza. Prodotto a Bordeaux a base di Sauvignon Blanc e Sémillon. Sauternes. Forza e accoglienza mediterranea. Carignano del Sulcis. Vitigno di soccorso dei molti che necessitano di colore, frutto e smussatura degli spigoli. Merlot. Vitigno che porta migliorie ad altre varietà come Grenache, Mourvèdre e Syrah. Carignano. Dai vulcanici Colli Euganei, bollicine avvolgenti fatte con uno dei vitigni più antichi del mondo. Moscato Fiori d’Arancio. Di straordinaria solidità, voluminoso e profondo. Primitivo Gioia del Colle. Avvolgenti, riflettono il carattere di una terra simbolo di ospitalità nel mondo. Costa d’Amalfi. Vino catalano di montagna, laddove niente o quasi riesce a crescere: resilienza. Vino internazionale: Priorat. L’AMANTE Più di ogni altro, questo archetipo vive per il piacere e per il divertimento passionale. È un buon amico, sa ascoltare. Ama la creatività e intende metterla in gioco per sentirsi uno con gli altri. Le relazioni per l’Amante sono vere e proprie fusioni intime, perché ciò che ama rappresenta il proprio sé. È un soggetto molto raffinato, entusiasta, pronto a lasciarsi fino in fondo andare, a perdere il controllo pur di godersi tutto quello che sta vivendo. Per poter stare vicino a quello che lo appassiona usa qualunque arma di seduzione per far sentire speciale l’altro e sentirsi al tempo stesso speciale. Il suo rischio più grande è quello di perdersi nella ricerca di ciò che lo attrae o di identificarsi troppo con l’oggetto d’amore, sfociando nel narcisismo e trovando la felicità soltanto in uno stato di perenne innamoramento. L’Amante fatica a dire di no, è attratto dalla bellezza, dalla natura e da scoperte sempre nuove. appassionato, seduttivo, raffinato Spirito: profondità, creatività, entusiasmo Qualità: tendenza a perdere i propri confini, paura di non essere amato, difficoltà a dire di no Punti deboli: La conoscenza del vino è un’arma di seduzione non indifferente per l’Amante e dunque per questo archetipo andranno bene tutti quei vini che per lui rappresentano qualcosa di importante, che lo appassionano e di cui può tessere le lodi con fare suadente. Tra le sue scelte non mancheranno denominazioni famose come Barolo o Brunello ed etichette come il Sassicaia. Ma non basterà uno di questi vini a caso: l’Amante sceglierà magari un’annata considerata minore di Sassicaia per poter dimostrare come in quel preciso momento quell’annata si stia esprimendo con una raffinatezza inaspettata. Oppure, se aprirà una bottiglia di un Barolo, sceglierà il ’58, il ’61 o il ’67, cioè tra le migliori annate mai prodotte, con quei loro profumi di rose e tartufo bianco e con il palato delicato e vellutato. Se queste etichette fossero troppo costose, l’Amante non si darà certo per vinto. cult A lui piacciono molto le Cenerentole: scoprire e rivalutare un vino ingiustamente poco considerato o con un prezzo straordinariamente basso ma che sa di molto costoso è il suo forte. Tra questi, per esempio, possiamo nominare il Pelaverga di Verduno o una Schiava di Caldaro, cioè due rossi quasi aromatici, dal colore praticamente rosato, pepati e pieni di energia; i Valtellina, vini rossi a base di Nebbiolo (stesso vitigno di Barolo e Barbaresco) ma con un prezzo ancora molto competitivo, con profumi floreali e dal sapore di roccia e sale; la Vernaccia di San Gimignano, un bianco bistrattato perché spesso è prodotto in grandi quantità come souvenir della città, che in realtà annovera vini straordinari, intensi, ricchi di stoffa e che invecchiano con stile. Chi appartiene a questo archetipo potrebbe averne conservato qualche vecchia bottiglia degli anni novanta pagata 2500 lire che oggi ha il sapore di 350€! Ma potrebbe anche scegliere Etna Rosso, vini prodotti a quasi 1000 metri sulle pendici del vulcano: saporiti, sapidi e con storie bellissime da raccontare. La Francia, anche se potrebbe non ammetterlo facilmente, è nel cuore dell’Amante. A cominciare dallo Champagne di cui ama le grandi marche nelle versioni millesimate e i piccoli . vignerons L’Amante non potrà esimersi dalla conoscenza della Borgogna – perché c’è sempre un buon motivo per aprire uno Chambolle Musigny (cru di Pinot Nero) o un Meursault (cru di Chardonnay) – o di qualche grande Riesling della Mosella con quei favolosi contrasti acidi e dolci. I bianchi della Loira saranno scelti per una serata romantica, mentre i rossi articolati e cangianti a base di Cabernet Franc di qualche vecchia annata saranno perfetti per una cena da consumare con qualche amico appassionato di vino. Se poi volete fargli un regalo da sogno, questo potrebbe essere un Barbaresco di una grande annata come il 1978. Scelta ottima che però ci riporterebbe su una capacità di spesa importante. L’Amante è una persona dalla mente e dal cuore aperto e riuscirà a far entrare nelle sue scelte anche vini particolari come gli orange, tecnicamente dei bianchi, con i profumi balsamici e la bocca quasi di un rosso. Essendo molto attento agli stimoli intellettuali, ma anche a quelli sociali e di tendenza, si terrà sempre aggiornato e non si avvicinerà mai ai vini convenzionali, ai varietali internazionali, a vini della grande distribuzione e a quelli smaccatamente commerciali prodotti con trucioli di rovere e zeppi di gomma arabica. Insomma, come avrete capito, a questo archetipo piacciono vini speciali e ricercati, come quelli nati per esprimere il carattere di un territorio o quelli che non nascondono le note di un’annata con produttivi: l’importante è sentire in essi l’autenticità e la lirica che un territorio e un vitigno sanno offrire… purché sia armoniosa. maquillage Sì, perché per l’Amante è necessario che un vino sia complesso, equilibrato e armonico; entra volentieri in contatto con un grande vino, anche se da pochi euro: basta potervi incontrare stile ed espressività. Allo stesso tempo si lascerà volentieri sedurre dalle storie e dai racconti dei grandi produttori di cui diventerà ambasciatore naturale. E una volta scelto il vino? Ovviamente userà il calice giusto, porterà il vino alla temperatura ideale, si adopererà perché lo scenario dove il vino rappresenta se stesso possa amplificarne il carattere e soddisfare l’esperienza di chi si appresta a consumarlo. Quindi, se l’Amante in questione fosse un sommelier o una persona abbastanza esperta, avrebbe un vino per ogni occasione, ma ci saranno alcuni amori che riterrà adatti in ogni circostanza. ’ IL PALATO DELL AMANTE VINI GRADIMENTO Varietali/convenzionali • • Terroir • • • • • Nuova scuola • • • Vecchia scuola • • • • • Vecchie annate • • • • • Vini giovani • Naturali • • • • Orange • • • • Tannici/astringenti • • • Morbidi/rotondi/dolci • • • • Alcolici • • • Aromatici/floreali/fruttati • • • I vini dell’Amante Dalle argille del Collio, un vino con l’untuosità alsaziana e la struttura di Borgogna. Friulano. Profilo minerale, suadente, sfaccettato e dall’anima doppia: dolce e sapida. Riesling. Bianco finto semplice che sa invecchiare con grazia sorprendete. Vernaccia di San Gimignano. Intenso, capace di invecchiamento e con un’antica storia enologica. Fiano di Avellino. In tutte le sue vesti: Barolo, Barbaresco, Ghemme, Gattinara, Boca, Lessona e Valtellina. Nebbiolo. Eros in bottiglia. Non solo longevo ed elegante ma anche profondo e misterioso. Pinot Nero. Tratti minerali e sapidità. Ha in sé le storie che il vulcano sa raccontare. Etna Rosso e Bianco. Palato elegante e seducente con qualche etichetta diventata cult. Super Tuscans. Il grande Sangiovese a Montalcino ti fa volare. Brunello di Montalcino. Quelli della vecchia scuola prodotti dai piccoli o dai castelli fatati. Chianti Classico. vignerons Possibilmente di un piccolo produttore artigiano o un speciale prodotto in poche unità. Barolo. cru L’Amante lo berrebbe anche a colazione. Vino internazionale: Champagne. L’ESPLORATORE Questo archetipo ha un innato spirito di avventura, una personalità pionieristica, insofferente di tutto ciò che è comune, conosciuto e ordinario. La sua forte sete di scoperta e di autenticità lo porta spesso a intraprendere viaggi da lupo solitario pur di scappare al conformismo. La vita, per l’Esploratore, è fatta per essere vissuta e si vive soltanto quando si viaggia alla ricerca di novità e di verità. La sua continua ricerca di una visione più ampia di ciò che è il quotidiano rischia di fargli perdere le gioie e gli che la quotidianità può regalare. Insomma, la ricerca insaziabile di autenticità potrebbe vanificarsi in un pellegrinaggio individualista e senza meta. Ma l’Esploratore impara dai suoi errori viaggiando e, così facendo, il suo percorso è diretto verso la scoperta di un Santo Graal enologico che trascenda il tempo e lo spazio. eureka avventuroso, anticonformista, in continua ricerca Spirito: autenticità, indipendenza, curiosità Qualità: individualismo, rischio di non vedere ciò che già ha e di perdere di vista la meta Punti deboli: Proprio perché per l’Esploratore il vino è strumento di scoperta e meta, i contatti con i produttori e con il loro modo di coltivare la vite, trasformare l’uva e anche stare a tavola saranno i pezzetti di un puzzle attraverso cui dare senso alla propria vita. È un vero e proprio Indiana Jones del vino, uno che assaggia tutto utilizzando i sensi come strumento primo di conoscenza: gli basterà aprire una bottiglia diversa dal consueto, proveniente da un territorio che non conosce o prodotta in un territorio noto ma da un nuovo produttore. I suoi vini sono tutti interessanti perché interessato è il suo approccio alla vita. Goethe diceva che la bellezza è negli occhi di chi guarda, qui invece possiamo dire che la curiosità è nello spirito di chi cerca. L’Esploratore rappresenta un momento della vita di ogni appassionato di vino che inizia il proprio viaggio alla scoperta di questo magico mondo, ma quello vero non smetterà mai di cercare. Cominciamo col dire “ciò che non siamo, ciò che non vogliamo” come diceva Montale nella sua raccolta di poesie . Ossi di Seppia L’Esploratore non beve i vini commerciali, che non hanno un senso di identità e autenticità. Dunque, sì ai vini di territorio, che nascono per esprimere il luogo da cui provengono, come i rossi della Valtellina coltivati eroicamente sui piccoli terrazzamenti delle pareti scoscese della montagna e figli di viti che sono il risultato di un miscuglio genetico straordinario, nonostante siano sempre e tutti Nebbiolo. Per rimanere in Nord Italia, l’Esploratore si lancerà a capofitto in Valle d’Aosta, dove cercherà la purezza di un Prié Blanc coltivato franco di piede (cioè senza il piede americano, vedi), perché i vigneti della vallata di Morgex sono a un’altezza tale che pochi parassiti sopravvivono (a oltre 900 metri). Già esplorate le Langhe, più interessanti per lui saranno i Nebbiolo dell’Alto Piemonte, per riconoscere il tannino setoso e la gentilezza del tocco di un Lessona vinificato in botte grande. Un tempo la Borgogna era meta di Esploratori, ma da quando è diventata una regione economicamente inarrivabile, questi appassionati si spostano verso la Loira con i suoi Chinon rossi, croccanti e reattivi o gli Chenin Blanc, interpretati in tante tipologie. Per rimanere in Francia lo Champagne richiederà molteplici incursioni, ma a un certo punto l’Esploratore potrebbe oltrepassare la Manica e scoprire gli straordinari Metodo Tradizionale Blanc de Blanc prodotti sulle sabbie verdi di Pulborough nel West Sussex, in Inghilterra. La Toscana la affronterà sempre con curiosità non solo perché il Sangiovese consente viaggi interminabili, ma perché questa è una regione che si rinnova costantemente: in questo momento, per esempio, potrebbe essere intrigato dalla nuova spinta di vinificazioni in anfora e cemento della Costa Toscana. Da qui potrebbe salpare alla volta dell’Ansonica dell’Isola del Giglio con i suoi profumi di anice e salmastro, per arrivare alle coste sarde dove provare un bianco macerato a base del vitigno Semidano. Il mare della Sardegna lo conquisterà ma la sete d’avventura potrebbe portarlo ad assaggiare una Malvasia di Salina con un goccio di residuo zuccherino naturale bevuta in cima al Monte Felce con un piatto dei capperi che solo qui si trovano così buoni. Dalle Eolie non potrà evitare la Sicilia per provare qualche Marsala di vecchia scuola con quel carattere da dolce-non-dolce e con tutta quella storia che il vino racconta. La Calabria è vicina: perché non andare incontro a un vino dolce antichissimo come il Greco di Bianco e poi spostarsi a est per godersi i tratti più ricercati del Negroamaro salentino? La Grecia a questo punto è dietro l’angolo con i bianchi sapidi di Santorini che gli faranno pensare di risalire fino alle origini, in Georgia, dove tutto è cominciato. E i vini del Nuovo Mondo? Berrà tutto ma facendo attenzione alle produzioni meno commerciali come qualche grande Syrah di una della Barossa o di una piccola cantina della Sonoma Valley. Negli ultimi anni poi l’Esploratore si sta divertendo come un matto: l’arrivo dei vini naturali e biodinamici gli sta aprendo nuovi recettori e allargando gli orizzonti olfattivi per includere profili aromatici che non avrebbe mai pensato di poter accostare a una Vitoska del Carso o a un Grillo palermitano. boutique winery Comunque sia, l’Esploratore è nato per bere ogni giorno un vino diverso. Qualunque proposta del sommelier che non sia banale o commerciale è per lui una buona proposta. Qualunque abbinamento non scontato è per lui un’esperienza che vale la pena di essere vissuta. Insomma, accanto a un Esploratore il divertimento non mancherà, a una condizione: non tarpate mai le ali a quest’anima pellegrina. ’ IL PALATO DELL ESPLORATORE VINI GRADIMENTO Varietali/convenzionali • Terroir • • • • • Nuova scuola • • Vecchia scuola • • • • • Vecchie annate • • • • Vini giovani • • • • • Naturali • • • • Orange • • • • Tannici/astringenti • • • • Morbidi/rotondi/dolci • • • • • Alcolici • • • Aromatici/floreali/fruttati • • • • I vini dell’Esploratore Antico vitigno sardo a bacca bianca con sentori di fiori di camomilla e albicocca. Semidano. Uno dei più grandi bianchi d’Italia per scoprire le argille di Jesi o i terreni più montuosi e minerali di Matelica. Verdicchio. Vitigno aromatico ubiquitario dall’Istria alle Eolie, vinificato sia secco sia dolce. Malvasia. Vitigno della Costa Toscana e di tante Doc siciliane, incluso il Marsala. Ansonica (o Inzolia). Bianco eroico e profumato delle montagne valdostane. Valle d’Aosta Blanc de Morgex et de La Salle. Nebbiolo (chiamato anche Chiavennasca) con profumi di fragola, note floreali e humus. Lessona. Raro vitigno autoctono laziale. Lamponi, viola e un tratto gustativo molto dinamico. Lecinaro. Rossi alpini coltivati su terreni acidi per vini morbidi, complessi e setosi. Valtellina Superiore. Bollicina sapida da rifermentazione ancestrale di un antichissimo vitigno piacentino. Ortrugo. Vino dal sapore ricco di storia: un vero e proprio viaggio articolato e profondo. Marsala. I Super Tuscans sì, ma solo nelle nuove, recenti interpretazioni in cemento. Bolgheri Doc. Una sorta di proustiana del Riesling renano. Vino internazionale: Nahe Riesling Auslese ’89. madeleine IL RIBELLE Archetipo complesso, molto più sfaccettato di quanto il nome possa indicare. Il suo obiettivo è quello di rompere e uscire dagli schemi, sempre. Pur di realizzare i propri desideri e soddisfare i propri bisogni il Ribelle è disposto a distruggere qualunque regola e a superare ogni condizionamento. La sua parte più bella è la ricerca coraggiosa e inarrestabile di crescita personale. Questo archetipo è sprezzante del pericolo e della morte, perché quello che davvero conta è vivere il momento. È questo il suo mestiere, a costo di diventare un fuorilegge! Il Ribelle ama i processi di metamorfosi e non ha paura di distruggere ciò che i più lascerebbero in piedi per convenzione e tradizione, anche se dannoso per sé e per gli altri. Il suo rischio più grande è l’eccesso, la smania di contraddire a ogni costo, oltre a quello di ribellarsi solo per scioccare gli altri. Pur di non rimanere stagnante, il Ribelle è capace di oltrepassare ogni limite fino a diventare un vero e proprio criminale. indipendente, anticonvenzionale, sovversivo Spirito: libertà, spinta alla crescita personale e all’autorealizzazione Qualità: eccesso, voler contraddire a ogni costo, rischio di superare il limite della legalità Punti deboli: Il Ribelle è quell’archetipo dentro ognuno di noi pronto a risvegliarsi quando abbiamo avuto una giornata difficile o magari ingoiato più di un rospo. Sono sicuro che, se avete letto la descrizione degli archetipi precedenti, saprete bene individuare le sue preferenze in fatto di vino. La prima regola per il Ribelle è che non ci sono regole e dunque sceglierà vini ribelli, come quelli naturali che si oppongono all’industria enologica che standardizza e massifica; i vini che nascono dalla diaspora di un produttore che lascia una denominazione perché le regole gli tarpavano le ali; o quelli di una regione vinicola che ha buttato nel cestino qualche elemento della tradizione per risolvere un problema concreto a costo di perdere tutto il suo . appeal Il Ribelle non ha per forza uno stile enologico e un parametro organolettico di riferimento, perché probabilmente per lui l’aspetto idealista è tanto importante quanto quello sensoriale. Cioè, se un vino ha infranto le regole per cambiare qualcosa, il Ribelle sicuramente interessato a berlo, che si tratti di un rosso concentrato, alcolico e muscolare o di un rosé esile, delicato e dagli aromi appena sussurrati. La maggior parte dei produttori australiani, per esempio, si era stancata di esporre i propri clienti ai problemi del tappo che rendeva il vino asciutto, poco fragrante e maleodorante. Per evitare di perdere un 5% circa dei consumatori i quali, non sapendo riconoscere il tappo, memorizzano soltanto che il vino appena assaggiato non è di loro gradimento, i produttori hanno iniziato a utilizzare i tappi a vite di nuova generazione, che evitano il problema alla radice, imbottigliando i vini importanti con questi e i vini economici con il sughero. Anche se sono vini molto “convenzionali”, il Ribelle ne apprezzerà la spinta anticonformista. Secondo lo stesso ragionamento questo archetipo potrebbe apprezzare un vino importante e blasonato, oggi inserito a ragione nell’ dei grandi Cabernet Sauvignon del mondo, come il Darmagi di Gaja. Ma perché dovrebbe bere un vino che si può trovare solo nei più importanti ristoranti del mondo? Cosa ci fa il Ribelle in ambienti simili? Il Ribelle è ribelle dentro. Quando nel 1978 Angelo Gaja sradicò le vigne di Nebbiolo che avrebbero dato il famoso Barbaresco per piantare del Cabernet Sauvignon, probabilmente per mostrare al mondo il potenziale produttivo delle marne bianche delle Langhe e il suo ingresso alla testa dell’azienda, suo padre esclamò proprio così, , che in piemontese significa “che peccato!”. Da qui il nome di questo vino, che nasce come moto di autoaffermazione del giovane Angelo. establishment Darmagi! Ma le corde dell’anima Ribelle vibreranno senza fine con una Barbera anarchica di un produttore testardo e tenace come Teobaldo Cappellano, a cui con l’annata ’98 fu bocciata dalla Doc come “anormale”. Da allora il figlio Augusto imbottiglia un vino che si beve senza sosta in Magnum sotto il nome di Ab-Normal. Ovviamente questo archetipo è ribelle anche nella ridefinizione dei parametri gustativi. Perché un vino non deve avere la volatile alta? Chi lo dice che i bianchi non possono macerare con le bucce? Dov’è il problema se questo bianco ha un lato fenolico che, al palato, lo fa assomigliare più a un rosso? E se i vini non vengono filtrati e si presentano torbidi o addirittura ancora con i lieviti di fermentazione sul fondo? E se facessimo a meno di usare del tutto l’anidride solforosa? Perché non lasciar partire le fermentazioni con i lieviti indigeni ( in inglese, che suona come una punk-rock band)? wild yeast I vini naturali, gli orange e i biodinamici, come abbiamo già visto, spesso hanno caratteristiche organolettiche fuori dai parametri delle schede di degustazione tradizionali di critici ed enologi, ma stanno incontrando il gusto di tante persone. Be’, questa filosofia produttiva, che nasce per creare vini che non vadano a impattare con l’ambiente e che siano più salutari, sposa perfettamente la causa del Ribelle. Il loro lato “selvaggio” gli calzerà come la giacca di Nicolas Cage in : “Questa è la mia giacca di pelle di serpente. Rappresenta il simbolo della mia individualità e la mia fede nella libertà personale”. Cuore selvaggio Il Ribelle si lega alle cause e alle persone. Ed ecco allora un altro vino simbolo: il Cerasuolo di Vittoria, vino pieno di grinta, energia e bevibilità trascinante, prodotto da una donna che a trent’anni comincia a produrre vino in una provincia sperduta e bellissima della Sicilia: rosso di personalità, naturale… Ribelle. IL PALATO DEL RIBELLE VINI GRADIMENTO Varietali/convenzionali • • Terroir • • • • • Nuova scuola • • • • • Vecchia scuola • • Vecchie annate • • • Vini giovani • • Naturali • • • • • Orange • • • • • Tannici/astringenti • • • • • Morbidi/rotondi/dolci • Alcolici • • • Aromatici/floreali/fruttati • • • • I vini del Ribelle Uno dei primi vitigni in assoluto a vivere una stagione di rivoluzione naturale. Chenin Blanc. Quello dei vigneti ribelli, contro i Soave a meno di 3€. Soave Classico Doc. Ciò che conta è che sia senza filtri. Bianchi del Collio: Pinot Gris, Chardonnay, Ribolla o Sauvignon Blanc? Torbido, non filtrato e rifermentato naturalmente in bottiglia. Un vino frizzante ribelle, sapido e intenso. Prosecco Col Fondo. La solidità, il silenzio e l’eruzione di energia di un bianco complesso e assertivo. Etna Bianco. Vitigno bandiera, simbolo della rinascita dell’enologica siciliana nel mondo. Nero d’Avola. Nei Colli Berici nasce un Grenache naturale che salta fuori dal calice! Tai Rosso. Rivoluzionario, dalla inarrestabile bevibilità. Cerasuolo di Vittoria. Rosso, potente, empireumatico, vulcanico ed esplosivo. Aglianico del Vulture. Nati per rompere con le regole e affermare la propria identità. Super Tuscans. Scattante, imprevedibile, grintoso. Cacc’e Mmitte di Lucera. Nicolas Joly Valle della Loira. Il vino prodotto da un dolce rivoluzionario, uno dei pionieri della biodinamica. Vino internazionale: Clos de la Coulée de Serrant. IL CREATORE Il Creatore è uno spirito ispirato, pieno di idee, di fantasia e originalità. Vi appartengono uomini e donne dotati di immaginazione ma anche di notevoli capacità organizzative, progettuali, produttive e imprenditoriali. La loro massima espressione passa da qualcosa di materiale, che sia innovativo e duraturo nel tempo. Rispetto alla maggioranza delle persone, il Creatore ha trovato il modo per concretizzare le proprie idee. In altre parole, possiamo dire che funge da esempio per chi pensa di non essere creativo, quando semplicemente non ha ancora trovato la propria modalità espressiva. La sua parola d’ordine è autenticità, anche se poi teme spesso il giudizio altrui. Anche il Creatore ha un lato oscuro che si può manifestare nell’ossessione del lavoro e della realizzazione a ogni costo dei propri progetti ma anche in quella di non essere originale: odia infatti tutto ciò che è un prodotto di massa e che dimostra mancanza di immaginazione e carattere. concreto e costruttivo, originale, lungimirante Spirito: creatività, immaginazione, organizzazione Qualità: ossessività, timore di non essere originale e del giudizio Punti deboli: Fuggirà dunque dai vini dozzinali, da quelli che occupano gli scaffali dei grandi magazzini e dai brand troppo commerciali, mentre adorerà quelli fuori dall’ordinario e quelli che hanno dato forma a nuove idee per diventare classici della creatività: quindi sì a tutti i vini cult, come lo Champagne Dom Pérignon per essere stato il pioniere di un nuovo vino nel Settecento. Il Creatore sarà attratto dai vini del Nuovo Mondo per il coraggio che hanno avuto di iniziare da zero, disegnare una strada e raggiungere risultati incredibili, come ha fatto per esempio il brand a base di Syrah australiano Grange Hermitage di Penfolds, diventato in un paio di decadi non solo uno dei Syrah più riveriti al mondo ma anche uno dei più quotati. Dietro questo vino c’è un vero Creatore, Max Schubert, l’enologo che alla fine degli anni cinquanta continuò a produrre il vino di nascosto dalla proprietà che sembrava voler cessare l’esperimento. Quest’ultimo è un vino dalla struttura architettonica di una fortezza medicea, dall’estrattività tannica che quasi si può mangiare, eppure dotato di un frutto così denso che riesce a tenere tutto in piedi. Seguendo questo filo il Creatore sarà un appassionato dei grandi Brunello di Montalcino, nati da un’invenzione della famiglia Biondi Santi, che decise di produrre un vino a base di Sangiovese Toscano, tenerlo in cantina per almeno cinque anni e solo dopo metterlo in commercio col nome di Brunello, dimostrando a tutti che quello era un vino da collezione. Biondi Santi aveva ragione: oggi il 1955 è un vino ancora giovanissimo e rappresenta un modello di struttura enologica unico al mondo. Lo stesso si può dire dei grandi Barolo come il Monfortino, cult non solo in Italia ma in tutto il mondo per la sua complessità, struttura e per il potere straordinario di vincere il tempo, obiettivo ultimo di ogni Creatore. Ma questi sono vini famosissimi e costosissimi, che forse non incoraggiano l’espressività di ciascuno, anzi, possono intimidire, per il prezzo, per la fama che li precede e per le loro strutture tanniche importanti. Molto più adatti a stimolare il Creatore sono i vini come i Super Tuscans, incrocio perfetto di modernità e innovazione (vedi). Di fronte ai vini naturali questo archetipo si pone in maniera ambivalente: se da un lato segue con un certo interesse i vini naturali fuori dal coro ma dal disegno preciso, dall’altro non sopporta quelli lasciati un po’ troppo al caso: l’approccio non interventista di queste filosofie rischia di portare a qualche piccola negligenza e questo il Creatore non lo può accettare. In questo campo però si annoverano anche vini che hanno fatto la storia e che sono il modello di riferimento nella categoria. Un esempio per tutti è Romanée-Conti, che dal 1985 diventa biologico e dal 2007 biodinamico. E questo, come ormai avrete capito, non può che sedurre il Creatore, che potrebbe trovarsi davanti a un solo problema: il costo e la reperibilità di questi vini. Anche per i vini del Nuovo Mondo può esserci amore e odio, poiché il Creatore come abbiamo già detto non sopporta i vini commerciali, prodotti senza un disegno di durata e un pensiero originale, soltanto per conquistare i mercati. Ma tra questi apprezzerà il lavoro di alcuni pionieri in Napa Valley e in Australia perché sono riusciti a produrre vini che hanno rivoluzionato il mercato ed etichette che durano nel tempo. Al ristorante discuterà di architettura del vino con il sommelier di turno, per rubare informazioni preziose sui metodi di vinificazione adottati dal tal produttore per riuscire a mettere in bottiglia un vino con quel carattere o con quella struttura e, dunque, scegliere. Ovviamente anche calice e temperature di servizio avranno tutta la sua attenzione. IL PALATO DEL CREATORE VINI GRADIMENTO Varietali/convenzionali • Terroir • • • • Nuova scuola • • • • • Vecchia scuola • • • • • Vecchie annate • • • • • Vini giovani • • Naturali • • • • Orange • • Tannici/astringenti • • • • • Morbidi/rotondi/dolci • Alcolici • • • • Aromatici/floreali/fruttati • • • I vini del Creatore Qualche esemplare è costruito su basi così solide da durare oltre i trent’anni. Orvieto Classico. Vini con il frutto delineato in maniera quasi architettonica e organizzati in cantine cooperative: vere e proprie fucine d’innovazione e creatività. Bianchi Alto Adige. Vitigno malleabile, che vinificato con la buccia genera bianchi intensi e di struttura. Ribolla. Rosso porpora scuro di grandissima potenza e dai tratti non convenzionali. Cesanese del Piglio. Vino di struttura come le sue cantine monumentali del Cinquecento. Nobile di Montepulciano. Un metodo tradizionale italico che possa competere con lo Champagne? Eccolo! Franciacorta. Vitigno che non produce mai niente di semplice e scontato. Pinot Nero. Il clone scelto da Biondi Santi per creare il Brunello nel 1888. Sangiovese grosso. Lo ritroviamo anche qui, questa volta per la sua architettura fatta per durare per sempre. Barolo. Con i suoi tannini potenti si potrebbe costruire una reggia. Sagrantino di Montefalco. Vini nati solo cinquant’anni fa e diventati in breve tempo tra i più grandi del mondo. Super Tuscans. Quelli della degustazione di Parigi del 1976, che cambiarono il corso della storia del vino. Vino internazionale. Cabernet Sauvignon Napa Valley. IL SOVRANO Il Sovrano ha responsabilità, doti di comando, è il re o la regina, il capo che vuole una vita privilegiata ma che ha anche grosse capacità di realismo, di fare scelte pur difficili e pagare il prezzo della propria regalità. La ricchezza costa sacrifici di libertà personale e comporta rinunce. Ma il Sovrano sa che se non prende il controllo ci sarà il caos, che è l’opposto di ciò che cerca, e lui si muove tra regge, fortezze, palazzi imponenti fatti per durare. L’immagine che viene alla mente è l’Acropoli greca, maestosa, regale e visibile da qualunque lato della città. Il Sovrano ha la dote di riuscire a far emergere i talenti delle persone che lo circondano affinché possano realizzarsi e arricchire il regno, ma senza sovrastarlo. È una persona estremamente autonoma, potente, sicura di sé, piena di autostima, cui piace la concretezza. Le sue capacità organizzative, la sua necessità di tenere tutto sotto controllo e in ordine lo rendono un leader naturale. La tirannia e il nepotismo sono il rischio di tutti i Sovrani. realista e concreto, autoritario e lungimirante, rispettoso Spirito: leadership, responsabilità, forza Qualità: tirannia, rigidità, eccessivo attaccamento al potere Punti deboli: Il Sovrano vuole che tutti lo riconoscano come tale, dunque le sue scelte rispecchieranno il suo in modo che non ci siano dubbi. status Per un archetipo come questo non basterà bere un vino che gli assomigli dal punto di vista organolettico o che gli piaccia veramente, è necessario che l’immagine del vino che beve sia percepita come quella di un’etichetta da Sovrano. Questa attitudine vale ovviamente, come in tutti gli archetipi, sia per l’uomo sia per la donna. I vini non possono che essere di struttura decisa e importante. Non c’è spazio per tratti troppo raffinati e ancor meno per vini che sussurrano il proprio carattere, qui non vale il detto : qui si deve ostentare quella potenza e quella struttura. less is more E come è possibile trovare un vino che sia veramente strutturato, tannico e potente e che lo dimostri nelle apparenze? Semplice, si comincia con il colore: più scuro, intenso e concentrato è, più denso e corposo sarà il vino. Gli archetti, come vedremo più avanti, sono importanti: più ce ne sono e più il vino è alcolico e potente. E questi sono i vini che ha preferito il grande Robert Parker (oggi nei 100/100 troviamo sia vini iper concentrati sia tipologie meno estrattive) tra la fine e l’inizio del secolo scorso, immortalando con le sue preferenze la fotografia di questi vini-monumento. Il prezzo rifletterà chiaramente questo di potere e il valore di questi vini crescerà nel tempo. status Il vino per eccellenza del Sovrano è un Bordeaux. A scelta tra un vino Premier Cru Classé, dunque a base di Cabernet Sauvignon, come un Haut-Brion del 1945 o del 1989, o un vino della riva destra come un Saint-Émilion o un Pomerol come Petrus 1929 o 1961. Vini super cult, quasi diventati inaccessibili ai più anche nelle annate correnti. L’idea però è questa e dunque va bene qualunque vino possa avvicinarsi alla potenza, allo e all’eleganza dei grandi Bordeaux. La strada più diretta si trova in Napa Valley, dove spesso anche il peso delle bottiglie denuncia la loro potenza, oppure tra i grandi Super Tuscans, a partire da Masseto di Tenuta dell’Ornellaia al padre di tutti, che è il Sassicaia (anche se in un certo senso per il Sovrano vale più lo dell’etichetta di ciò che è dentro la bottiglia, in quanto questo vino non è per niente giocato sulle concentrazioni e sulla potenza). status status Altri vini che si sposano bene con questo archetipo sono le etichette famose di Amarone, come il mitico Dal Forno, o anche meno famose ma altrettanto concentrate e potenti. Cominciamo a parlare infatti di Sovrani in carne e ossa. Voglio dire che finora abbiamo visto ciò che qualunque Sovrano vorrebbe bere. Alcuni hanno acquistato queste bottiglie a poco ma oggi sono inarrivabili. E cosa beve un Sovrano odierno? Qualche etichetta di Bordeaux che non sia tra i Premier, i Super Tuscans di cantine meno note, gli Amarone di almeno una dozzina di grandissimi produttori che vendono a prezzi competitivi. Poi il suo palato sarà felice con un Nero d’Avola, ma anche un bel Cabernet siciliano o un Primitivo di Manduria fatti come si deve potranno funzionare, perché in essi troverà tutta la matericità che il Sud riesce a mettere in una bottiglia. Che dire di Sangiovese e Nebbiolo? Il Sovrano ne berrà abbastanza perché il solo nome di Brunello o Barolo evocheranno potere e , ma sarà più incline verso etichette di mano modernista cui piace usare barrique nuove ed estrarre con decisione. status symbol Niente vini naturali, poi, per questo archetipo, a meno che non lo siano senza che venga dichiarato in etichetta. Questi vini per lui sono lasciati troppo a se stessi. Mentre il controllo del produttore che ha saputo far virare un vino in un’annata difficile o che usa tutta la tecnica possibile per addomesticare un vitigno avranno più presa su questo archetipo. A tavola, che sia al ristorante, a una cena intima o a cena con gli amici, andrà dritto verso etichette note o chiederà al sommelier di portare vini importanti indipendentemente da chi è il commensale. Anzi, probabilmente comincerà il pasto con un bello Champagne strutturato, con un Franciacorta o con un Trento Doc di annata importante. Seguirà poi un Bâtard Montrachet o un bianco della Valle del Rodano per la pienezza di profumi, sapori e coinvolgimento che queste bottiglie comportano. In alternativa uno Chardonnay italiano di qualche produttore importante, a patto che ci sia una bella dose di legno ben integrata e concentrazione. Per i rossi già sappiamo, mentre sui dolci potrà aprire una bottiglia di qualcosa di noto più per mostra che per sincero piacere: il dolce è troppo stucchevole per il Sovrano. IL PALATO DEL SOVRANO VINI GRADIMENTO Varietali/convenzionali • Terroir • • Nuova scuola • • • • • Vecchia scuola • Vecchie annate • • • • Vini giovani • • Naturali • Orange • Tannici/astringenti • • • • Morbidi/rotondi/dolci • • • Alcolici • • • • • Aromatici/floreali/fruttati • I vini del Sovrano I preferiti dal Sovrano per . Ancora meglio quelli più potenti e cremosi. Bianchi di Borgogna. status Voluminoso, dal fruttato intenso e capacità di invecchiare. Il vitigno che più accontenta il Sovrano. Meglio se barricato. Chardonnay Riserva. Meglio se è un’etichetta millesimata e con un po’ di anni sulle spalle. Trento Metodo Tradizionale. Vero re dei rossi del Sud. Dotato di struttura, densità e tanta potenza. Taurasi. Vitigno simbolo di classe e potenza, apprezzato per la sua forza e longevità. Cabernet Sauvignon. Uno dei vitigni più assertivi d’Italia. Di quelli che sanno generare struttura e profondità. Nebbiolo. Alcol, frutti maturi, tannini densi ma dalla trama regale. Amarone della Valpolicella. Il vino dei re e il re dei vini non può non essere qui. Barolo. Solo il nome emana un’immagine di autorevolezza tra i rossi di tutto il mondo. Brunello. Struttura, eleganza e di vini cult. Super Tuscans. status Forse il vino per eccellenza di questo archetipo, simbolo di potere e ineguagliati. Vino internazionale: Bordeaux. status symbol IL MAGO Alchimista, sciamano, oracolo e forse anche un po’ psicologo, il Mago sembra essere in contatto con una realtà superiore e trascendente. È un archetipo speciale che conosce le leggi dell’universo e desidera metterle a disposizione degli altri. Attenzione però, non si tratta di roba da fattucchiere o di magia da due soldi: qui c’è solo la magia del fare, l’arte di far succedere le cose, la capacità di cogliere le opportunità della vita. Dotato di autonomia e di grande forza interiore, il Mago ci sprona a superare noi stessi, a creare connessioni inaspettate e a trasformare i nostri difetti o i problemi in energia positiva, insomma un po’ a guarire. La capacità di comunicare la sua visione della vita e di seguire i precetti che lui stesso si impone fanno di lui un leader carismatico in grado di trovare e indicare possibili vie per il benessere proprio e degli altri. La grande influenza che ha sugli altri può portarlo a voler stupire, estremizzando il suo potere e manipolando. positivo, carismatico, guaritore Spirito: chiarezza e forza interiore, magnetismo, saggezza Qualità: rischio di manipolare fatti e persone e di abusare del suo carisma Punti deboli: Se dovessi scegliere l’archetipo dell’enologo e dei produttori sceglierei il Mago. Tutti gli enologi sono degli Harry Potter della cantina. Vi ricordate quando nel Settecento le scoperte del chimico Lavoisier fecero sparire il fantasma dello spiritello magico del flogisto per lasciare spazio alla tavola degli elementi? Ecco, fu allora che dall’enologia sparirono gli spiriti e arrivarono i Maghi: i del vino che conoscono le leggi della natura. E poi in cantina si arriva al dunque. In alcuni casi, come con il Brunello di Montalcino, bisogna non solo saper trasformare l’uva in vino ma anche saper gestire l’affinamento in cantina per almeno cinque anni. deus ex machina La maggior parte dei produttori che ho conosciuto mi ricordano il maestro Yoda di . Mio nonno gli assomigliava anche fisicamente! Con i suoi quasi ottant’anni trascorsi nella sua piccola vigna era diventato rugoso e piegato come una vite prefillossera. Guerre stellari I produttori di vino devono saper prendere decisioni che in pochi attimi possono cambiare il corso di un anno di lavoro. Hanno il fare nel sangue: “Provare no! Fare o non fare! Non c’è provare!” dice Yoda a Luke Skywalker nel film . L’Impero colpisce ancora Ma il Mago cosa beve? I primi che mi vengono in mente sono i vini spumanti e i vini dolci e fortificati. In entrambi c’è una dose di intervento umano abbastanza complicato per assicurarsi che questi prodotti nascano come si deve. Cominciamo con Porto, Sherry e Marsala e soffermiamoci su quest’ultimo. Prima che Sir John Woodhouse nel 1773 portasse il brandy in Sicilia, il Marsala era prodotto con l’antico metodo del solera perpetuo: alle botti ogni anno si sostituisce un 5% di vino vecchio con del vino nuovo per circa venti anni. Il risultato è un vino dolce che non è dolce, anzi con un sale e dei profumi di macchia mediterranea, frutti canditi e brezza marina! Questi prodotti oggi escono in commercio in mille tipologie dal più asciutto al più dolce, ma rappresentano sempre un’invenzione incredibile, soprattutto se abbinata a un formaggio intenso come uno Stilton. I vini spumanti invece possono nascere con una rifermentazione naturale, come avviene per esempio con il Prosecco Col Fondo, o richiedere un’assistenza enologica importante, come nel caso dei Metodo Tradizionale. Saper gestire i giusti gradi zuccherini per creare le cinque atmosfere nella bottiglia, delle bollicine eleganti e sapide e un profumo inebriante è un lavoro che solo un Mago può compiere. Ma la cosa più interessante degli spumanti è la loro capacità di trasformare lo spirito di chi lo beve. Le citazioni di personaggi famosi sullo Champagne testimoniano la capacità catartica di questi vini. Lilly Bollinger, produttrice di Champagne, ebbe a dire: “Lo bevo quando sono felice e quando sono triste. A volte lo bevo da sola. Quando sono in compagnia lo considero obbligatorio. Lo degusto se non ho fame e lo bevo quando ne ho. Altrimenti non lo tocco mai, a meno che mi venga sete!”. La sete attrae i Maghi verso i vini del Nuovo Mondo concepiti con un forte senso di concretezza, per essere bevuti subito alla messa in commercio. Mentre nel Vecchio Mondo c’è l’idea che il vino debba essere atteso affinché possa mostrare il meglio di sé, nel Nuovo Mondo è “tutto e subito”: per un australiano il tempo che passa tra l’acquisto di una bottiglia e la sua apertura è di mezz’ora, in media: vale a dire che qualcuno entra in negozio con il cavatappi in mano. I Maghi sanno anche apprezzare quei momenti della vita in cui le cose sembrano accadere secondo coincidenze, connessioni, sincronie simili a quelle che la biodinamica vede tra terra e cielo, tra cosmo e atmosfera. I produttori in questo caso sono sciamani, più che scienziati, ma il senso non cambia: sono persone del fare e del far succedere. Il Mago che è in loro saprà cogliere le più sottili sfumature che questi vini sanno offrire. Anche tra i degustatori si nascondono i Maghi, quelli che in degustazione bendata sono capaci di sentire le diversità di due vigneti adiacenti ma con suoli diversi, di individuare l’età del vino ecc. E quanta magia si nasconde dietro un prodotto dell’agroalimentare che può durare sullo scaffale per quasi cento anni? Il mio ultimo vino più vecchio è stato un Rioja di López de Heredia del 1920. So che qualcuno di voi storcerà il naso incredulo, anch’io lo sono stato fintanto che non ho gustato la freschezza del frutto di questo vino. Un miracolo? Be’, sì, non capita tutti i giorni di aprire una bottiglia tanto invecchiata in condizioni così perfette. Ma sono decine le bottiglie di Barolo e Bordeaux degli anni cinquanta e sessanta ancora pronti con un tannino setoso, l’acidità rinfrescante e, assieme a profumi molto complessi, la presenza di sentori di frutta succosa. Il Mago saprà vivere questi momenti, anzi sarà proprio lui a creare e catalizzare le energie giuste perché si arrivi ad aprire vini così importanti, che ci consentono di sbirciare da una sorta di finestra temporale gli avvenimenti e le atmosfere degli anni in cui quella bottiglia è stata prodotta. IL PALATO DEL MAGO VINI GRADIMENTO Varietali/convenzionali • • • • Terroir • • • • Nuova scuola • • • • • Vecchia scuola • • • • • Vecchie annate • • • • Vini giovani • • Naturali • • • • Orange • • • • Tannici/astringenti • • Morbidi/rotondi/dolci • • • • • Alcolici • • • Aromatici/floreali/fruttati • • • • I vini del Mago Trebbiano di Lugana, Torbiana o Lugana? Non è il gioco delle tre carte ma uno dei più grandi bianchi d’Italia. Lugana. I bianchi che non sono bianchi, con profumi da rosso ma dal colore più simile a un rosé. Orange. Dalle terre siccitose del Carso, dove l’acqua si nasconde nei fiumi sotterranei, un bianco sapido che unisce l’Oriente all’Occidente. Vitoska. Un po’ Liguria, un po’ Toscana: bianco salmastro e agrumato pieno di sorprese. Colli di Luni. Vitigno che passa dall’asciuttezza più rigida alla dolcezza più commovente e opulenta. Riesling. Ribes e acidità dissetanti per un rosso pepatissimo con le sembianze di un rosé. Schiava. Leggero, agile, con profumi di fragolina di bosco, floreale e gioioso. Gamay Valle d’Aosta. Tra Piemonte e Valle d’Aosta, un Nebbiolo ferroso ma magicamente floreale ed elegante. Carema. Un abbraccio di profumi del Sud ma con il brio dei vini di montagna. Etna Metodo Classico. Un miracolo della natura: così concentrato anche se di alta montagna Sforzato di Valtellina. Vino da meditazione: ma è dolce o salato? Magico, meglio di un Jerez. Vernaccia di Oristano. Alchimia del e del metodo solera. Vino internazionale: (Sherry) Jerez de La Frontera. flor IL SAGGIO Filosofo, intellettuale, maestro, esperto e studioso e ricercatore della verità, il Saggio è lo Sherlock Holmes dell’animo umano, sempre alla ricerca del significato più profondo della vita. Gli enigmi che questa pone sono più interessanti dell’aspetto esperienziale e la sfida del Saggio è quella di decifrare i segni e di risolvere il mistero dell’esistenza. Questo archetipo è alla ricerca di conoscenza e consapevolezza ma anche di pace e serenità. Il Saggio spinge verso l’equilibrio e l’armonia, aspira alla tolleranza tra le persone e cerca di osservare la realtà in modo distaccato e imparziale. Per il Saggio ciò che conta davvero si nasconde dietro le apparenze: non è attaccato alle cose materiali o alle mode passeggere, anzi fugge dalla falsità e dalla superficialità e va alla ricerca delle radici e dell’essenza. Il suo rischio più grosso è quello di avere un atteggiamento troppo critico, di diventare dogmatico, rigido, pedante e fanatico. indagatore, equilibrato, imparziale Spirito: saggezza, intelligenza, consapevolezza Qualità: dogmatismo, rischio di cadere nel fanatismo e nella pedanteria Punti deboli: Qualcuno forse ricorderà quella pubblicità famosa in cui c’era Michele, l’esperto di whiskey. Ecco, il Saggio è il vostro amico esperto di vino. Non è un vero e proprio appassionato, piuttosto un professore, sapete di quelli che riescono a correggere anche il produttore nella sua stessa cantina? Forse può sembrare un po’ antipatico, ma il fatto è che il Saggio ha ragione. E poiché gli piace accumulare informazioni e conoscere tutto e fino in fondo, i territori e i vini cui presterà più attenzione sono quelli dove c’è da scavare e cercare. Il primo territorio in assoluto è la Borgogna. Nel capitolo sulla storia e il viaggio del vino abbiamo raccontato dei monaci cistercensi e del loro lavoro “certosino” nella mappatura del territorio, dei suoli e delle diversità nei risultati di vinificazione che ne conseguivano. Pensate quanta conoscenza è richiesta oggi per saper analizzare e valutare i vini e i di Borgogna (vedi) che cambiano con la frequenza dei filari piantati in ciascun ettaro. cru In Italia, da qualche anno assistiamo ad alcuni sforzi per descrivere le differenze geomorfologiche dei vari vigneti ma ancora, senza uno storico di analisi del suolo e di verifiche nel bicchiere, il lavoro non si può considerare davvero concluso. Occorreranno decine e decine di anni per poter definire degli studi completi in questo settore. Ma il Saggio ha proprio la struttura mentale e la motivazione che servono per cercare di identificare per esempio l’eleganza, la delicatezza, la florealità e la setosità dei Barolo provenienti dalle marne bluastre di La Morra verso la potenza, la struttura e gli elementi balsamici dei vini delle marne giallastre più antiche di qualche milione di anni, come di Serralunga o Monforte. Accanto agli studi, questo archetipo andrà sempre alla ricerca di conferme o smentite nel calice. Potrebbe mettere in discussione i sistemi di zonazione attuali, sostenendo come l’assenza di metodi di vinificazione omogenei tra i produttori non consenta in realtà di poter affermare scientificamente che due vini sono diversi a causa dei terreni diversi. I Saggi più eclettici troveranno stimoli anche nelle possibili correlazioni tra i Grand Cru della Côte de Nuits e le più importanti zone del Barolo e magari dei Nerello Mascalese dell’Etna. La sua infinita conoscenza è ciò che spinge gli altri a rivolgersi a lui per un consiglio e lui, per non deludere le attese, deve studiare e scoprire la verità dei territori e dei vini più complessi. Oltre al Nebbiolo con le sue sfaccettature, alle molteplici aree e denominazioni, alle vigne prefillossera dell’Etna e agli affascinanti misteri del Sangiovese, il Saggio si interesserà anche alle vigne di Tintore di oltre duecento anni dell’entroterra amalfitano, ai Taurasi di qualche piccolo produttore ispirato oppure alle vecchie annate di questo vino iper longevo che riesce a trasmettere la forza minerale di questa terra vulcanica. Chi appartiene a questo archetipo berrà anche i vini naturali, pur preferendo di gran lunga seguire e indicarvi la strada di vini rari di territori sconosciuti, come la Malvasia di Bosa che è maturata per lunghi anni nelle botti scolme di vino e coperte di lieviti flor come avveniva un tempo a Marsala, e come succede nel Giura, in Scozia, o a Jerez de la Frontera, in Spagna. Il Saggio vi parlerà poi di quell’ecosistema unico che è la Planargia sarda dove convivono mare e fiume, montagna, costa e collina e dai cui suoli calcarei nascono vini ossidativi con il profumo di iodio, scorze di agrumi canditi, macchia mediterranea, muschio, curry e zenzero. Insomma, ormai l’avrete capito: con il Saggio non c’è spazio per vini varietali o vini industriali. I vini vecchi invece rappresentano una delle più grandi gioie di questo archetipo. Il piacere della ricerca in questo caso assume anche l’aspetto di un vero e proprio viaggio nel tempo. La scoperta di un Chianti Rufina del ’56 – di cui non vi è notizia certa di quali e quanti altri vitigni fossero nell’assemblaggio finale con il Sangiovese, per aver consentito un invecchiamento così perfetto – è come oro per il Saggio. Per questo appassionato di conoscenza, ascoltare il produttore che suggerisce che la probabile presenza di vitigni a bacca bianca ha aiutato a fissare il colore del vino e a donargli quel tratto lirico e soave è come aver scoperto uno dei più importanti segreti della vita. IL PALATO DEL SAGGIO VINI GRADIMENTO Varietali/convenzionali • Terroir • • • • • Nuova scuola • Vecchia scuola • • • • • Vecchie annate • • • • • Vini giovani • Naturali • • • Orange • • Tannici/astringenti • • • • Morbidi/rotondi/dolci • Alcolici • • • • Aromatici/floreali/fruttati • • I vini del Saggio Possibilmente un ’98 per sentire la frutta gialla, il miele e il succo minerale. Trebbiano d’Abruzzo. Questa terra è un vero giacimento nascosto dei grandi bianchi italici. Bianchi dell’Irpinia. Dalla stessa uva Cortese usata in Soave: note di pietra focaia, bergamotto e mandorla. Gambellara. Preferibilmente una vecchia annata dei vibranti e avvolgenti dolomitici Doc Terlano. Pinot Bianco. Raro, con profumi da vino dolce ma poi salato in bocca. Malvasia di Bosa. Vigneti singoli di Pinot Metodo Classico di grande levatura. Oltrepò Pavese Cruasé (Cru di rosé). Elegantissimi Nebbiolo (e Vespolina) dai terreni minerali di porfido dell’Alto Piemonte. Boca. La più piccola sottozona del Chianti, dove il Sangiovese si fa più austero. Chianti Rufina. Uno dei vini più antichi del mondo, pieno di ribes, foglia di tabacco e pepe. Falerno del Massico. Rosso dalla fitta trama tannica, pieno di more, profumi di bosco e fiori. Vernaccia di Serrapetrona. Vino dolce calabrese intenso e profondo e… quasi scomparso. Moscato di Saracena. Vini fuori dal tempo. Vigne antiche, piccoli appezzamenti, varietà sconosciute ai più e metodi di vinificazione antichi. Vino internazionale: Côtes du Jura Vin Jaune. IL BURLONE Come l’Innocente, anche questo archetipo vive di ottimismo, gioco e leggerezza ma con una maggiore consapevolezza, come se avesse un tocco dell’illuminazione del Saggio. Tutto istinto e sensualità, il Burlone vuole provare ogni esperienza, perché il segreto della vita è per lui divertirsi e fa dell’anarchia casa sua: nessuna esperienza è sbagliata purché sia divertente. Il suo intuito lo guiderà verso le occasioni più spassose, ma qualora non fossero a portata di mano state certi che troverà un modo per non rimanere a casa. Il Burlone (o Folle) è un vero e proprio assemblaggio di astuzia, senso dell’umorismo e gioia di vivere. Una miscela incendiaria di energia vitale. È un archetipo plurale: è la manifestazione di tutti gli archetipi in uno. Libero e privo di giudizio verso cose e persone, è spaventato solo dalla possibilità di annoiarsi. Per questo coglie ogni momento come fosse l’ultimo per assaporarlo e viverlo al massimo. Il rischio più grosso è l’eccesso, la trasgressione fine a se stessa, il non avere limiti, il vizio e la depravazione. giocoso, gioioso e godereccio, vuole vivere ogni attimo Spirito: ottimismo, vitalità, assenza di giudizio Qualità: vizio, poco senso della misura, tendenza all’eccesso Punti deboli: Come avrete capito, questo archetipo ha in sé la trasgressione del Ribelle ma anche la capacità di stare nel gruppo dell’Uomo comune, lo spirito di scoperta dell’Esploratore e la saggezza serafica del Saggio che prende la vita con filosofia. Il suo eclettismo lo rende un tipo difficile da decifrare e generalmente non ama essere ingabbiato dentro definizioni. E poiché sa essere molto semplice, ma tutto a un tratto inconsueto, creativo e dai gusti raffinati, potreste tranquillamente trovarlo a sorseggiare un vino semplice e diretto come un Pecorino abruzzese su una bella terrazza tra le brezze Adriatiche e i profumi di macchia mediterranea, ma anche a conversare appassionatamente sulla felicità di scoprire “l’alba dentro all’imbrunire” di un Boca del ’58 con una combriccola di giornalisti e sommelier. Lui stesso potrebbe essere un critico professionista con una conoscenza anche molto approfondita costruita in anni di lavoro, ma senza prendersi troppo sul serio, perché in fondo si parla semplicemente di vino. Per il Folle il vino è un compagno di avventure, il catalizzatore di ciò che sta per succedere. Lui lo sa bene, conosce il potere inebriante del liquido dionisiaco, sa che attraverso il vino si attivano conviviali, si abbassano le barriere facilitando conversazioni intriganti, incontri divertenti e a volte anche un po’ pericolosi. Poiché ama tenere vicini gli opposti, è facile immaginarlo a una tavolata con persone molto diverse tra loro e vini particolarmente eterogenei. La sua serata potrebbe partire con un bel Lambrusco – di quelli seri, tirati senza troppo residuo zuccherino – servito con le ostriche per farlo passare per Champagne, riuscendo con pochi euro a creare un’atmosfera elettrizzante. Ma se vi aspettate che poi continui con un bianco da poco, vi sbagliate. Ci sta che nella sua cantina ci sia ancora una bottiglia di un bel Pouilly Fumé da qualche centinaio di euro che servirà come fosse un vino da poco per stupire gli astanti con l’intensità e le sciabolate di acidità e mineralità succosa che solo i Sauvignon Blanc della Loira sanno dare. E che giochi con le note tropicali di un Sauvignon Blanc neozelandese di Marlborugh o quelle citriche e cristalline di una delle vigne immacolate delle Dolomiti! Ma perché tutto questo Sauvignon Blanc? Non ama il vitigno Chardonnay? No, significa solo che non ne avevamo parlato in nessun altro archetipo.Ops… Che si sia risvegliato il Burlone che è in me? alter ego Giochiamo a mosca cieca (bendando le bottiglie) o alle forme del vino? Cioè, l’assaggio di uno stesso vino in sei bicchieri di forma diversa, serviti anche a temperature diverse. Il vino per questo archetipo è proprio come il paese dei balocchi. Ama le bolle per il loro spirito festoso che le più buone riescono ad avere. Fra queste amerà particolarmente gli spumanti e gli Champagne di Chardonnay (Blanc de Blanc) più larghi, cremosi e per la loro facilità di essere bevuti anche senza cibo. Però potrebbe essere tentato di giocare con la genuinità e l’ingenuità di un Innocente offrendogli un Blanc de Noir, fatto 100% con uve a bacca nera, per poi mostrare che è un bianco fatto con uve rosse. È un palato a cui piace quasi tutto. La sua straordinaria apertura mentale e sensoriale non lo fermano fintanto che c’è da divertirsi. È un archetipo illuminato che sa trovare qualcosa di buono in ogni vino. Con quelli naturali trova diletto. Gli piacciono anche i vini del quarto colore, gli orange.Fintanto che la serata non finisce per prendere una piega politica in cui gli astanti difendono a spada tratta i vini senza solfiti come ultimo baluardo della lotta contro le multinazionali. Quindi, servitegli pure un vino con una volatile oltre misura o addirittura con dello spunto acetico purché questo possa essere la colla per stare insieme, celebrare la vita in quel momento, anche se consapevoli che le cose fuori da quelle quattro mura non vanno poi così tanto bene. Del resto, ciascuno di noi ha il proprio mestiere e quello del Burlone non è sollevare la coscienza dei popoli. Dunque, salute per un ultimo brindisi alla caducità della vita e cogliete l’attimo: . carpe diem “…Chi vuol esser lieto, sia, di doman non c’è certezza… Ciascun suoni, balli e canti, arda di dolcezza il core: non fatica, non dolore! Ciò che ha esser, convien sia. Chi vuol esser lieto, sia, di doman non c’è certezza.” ( di Lorenzo de’ Medici) Canzona di Bacco IL PALATO DEL BURLONE VINI GRADIMENTO Varietali/convenzionali • • • • Terroir • • • • Nuova scuola • • • • • Vecchia scuola • • • • • Vecchie annate • • • • Vini giovani • • • Naturali • • • • Orange • • • • Tannici/astringenti • • • Morbidi/rotondi/dolci • • • • • Alcolici • • • Aromatici/floreali/fruttati • • • • I vini del Burlone Regala gioia gustativa immediata ma nasconde un carattere molto profondo. Pecorino d’Arquata. Resina di pino, torba, ma anche tanti frutti esotici. Complesso e attraente. Greco di Tufo. Profumi del mare, passeggiate sulla via dell’amore al tramonto d’estate. Cinque Terre bianco. Per sentire il profumo dei fiori e giocare con i frutti dolci e la freschezza. Müller-Thurgau Trentino. Vino dalle forti aromaticità che riesce a esprimere la forza del territorio e a sedurre chi ha sete di qualcosa di sferzante. Sauvignon Blanc. La giovialità e l’immediatezza di un rosso semplice ma diretto. Bardolino. Leggero, agile, con profumi di fragola di bosco, floreale, pieno di sprint. Gamay Valle d’Aosta. Facile da bere ma con la saggezza dell’alba che incontra l’imbrunire. Salento Rosé. Dal sorso affilato, i profumi di agrume. Teso, austero eppure affabile. Lambrusco di Sorbara. Rosso generoso e accogliente con sentori di prugna, catrame e fiori secchi. Rosso Piceno. Fiori di mandorla, frutta candita, marzapane. Un dolce dissetante e caleidoscopico. Zibibbo. Vino dal frutto tropicale, facile da bere eppure intenso. Vino internazionale: Sauvignon Blanc NZ.