Barolo: un vino che viene da lontano " " Vuoi innamorarti del Barolo? Ho detto a Chris Meier mentre parlavamo di come scriverne un libro. "Devi passare molto tempo nelle Langhe, dove nasce, devi familiarizzare con la sua terra, con i suoi odori, che ritroverai nel vino, con la sua gente, che ritroverai nel vino, con le sue stagioni, che ritroverai nel vino". Così abbiamo incominciato a stappare bottiglie di Barolo, una ad ogni incontro, e a cercarvi l'ispirazione necessaria. Ma non è così facile, il vino non si mette la bacchetta magica, tanto meno il Barolo, che al primo approccio un po' ti sfida e ti lascia lì, anche perplesso. - dice Chris, che è appena ritornato dalla California. Ma il Barolo moderno è molto più facile Se ti abitui a quel gusto di legno nuovo, non torni più indietro. "Sarà" - dico io, che in California sono andato per i quattro punti cardinali - ma per me non è così, perché per me il gioco è più complesso, c'è di mezzo la mia infanzia, il mio inconscio, le cose che ho inevitabilmente assorbito in più di trent'anni di rapporti con questa gente". Stavamo prendendo l'aperitivo al Caffè Calissano di Alba, una sera di luglio, verso le ore otto, quando la luce si abbassa e taglia di netto l'imponente struttura del Duomo. I mattoni medioevali perdono la tinta rosso bruciato che hanno durante il giorno e per effetto del riverbero della luce assumono una tinta sovraesposta di rosso diluito, quasi rosato. "Vedi Chris, quando ero piccolo mio padre mi diceva che il Barolo vecchio ricorda il colore dei mattoni del Duomo di Alba al crepuscolo, non è meraviglioso? Io so che dura poco, perché il colore è un effetto ottico, e cambia a seconda della luce e dell'ora del giorno, ma in quell'attimo in cui ritrovi un'aspettativa antica, quasi dimenticata, ti sembra di aver chiuso il cerchio della perfezione. Chi cerca un'altra verità può aspettare un'altra ora del giorno". Tu guardi troppo al passato. "E dove dovrei guardare, per capire da dove vengo? Il Barolo non l'ho inventato io, perciò ci sarà qualcuno che l'ha pensato prima di me. Se non mi impossesso di quei pensieri non ho stabilito un legame e senza questo legame non c'è cultura, c'è solo presunzione. Comunque, se vuoi, guarda tu nel futuro, e dimmi ciò che vedi...". Vedo un vino dinamico, che piaggia per il mondo e che si evolve, che conquista nuovi mercati e ingaggia una competizione con i più grandi rossi del mondo. "Ti sbagli, io vedo il contrario. Vedo un vino che riflette sulla propria identità, che cerca esasperatamente il legame con la propria terra d'origine. Viaggia sì, ma solo per andare a trovare i suoi amici, quelli amatori che lo collezionano con passione e che spesso vengono a trovarlo qui in zona".