Dalla leggenda alla storia Le origini della storia del Barolo sfumano nella sua stessa leggenda, o meglio nelle varie leggende che sono state tramandate, per lo più da fonti orali, sui primi produttori di Barolo. La prima bottiglia che ho potuto vedere con il nome "Barolo" chiaramente indicato in etichetta risale al 1876, perciò tutto ciò che è antecedente a quella data fa riferimento a vini che non venivano commercializzati con questo nome e di cui non abbiamo nessuna etichetta scritta. Ciò nonostante, se erano prodotti con uve Nebbiolo della zona attualmente designata, erano sicuramente i progenitori dell'attuale Barolo e meritano la nostra attenzione. Le Langhe sono state popolate fin dal Neolitico, ma furono soprattutto i Liguri Stazielli, agguerrita tribù di origine celto-ligure, a formare i primi insediamenti stabili verso il quarto e il quinto secolo avanti Cristo. Furono probabilmente loro a portare con sé la coltura della vite, che i Greci, a loro volta, avevano diffuso in tutte le colonie sparse lungo le coste italiane. I Romani amavano il vino tanto quanto i Greci e ne divennero abili produttori e commercianti, grazie all'uso delle anfore da trasporto, costruite appositamente per caricare vino e olio sulle navi. Nel primo secolo avanti Cristo Alba e Pollentia divennero due grandi centri commerciali romani e nell'89 a.C. Alba si guadagnò il nome di Alba Pompeia diventando Municipio sotto il Console Pompeo Strabone. È pressoché impossibile stabilire a quando risalga la presenza del Nebbiolo nelle Langhe, ma ci basti sapere che già a quei tempi queste zone erano rinomate per i loro vini pregiati. Forse era proprio Nebbiolo quella varietà "allobrogica" che cita Plinio il Vecchio nella "Naturalis Historia" parlando di un'uva tipica del nord Piemonte, a maturazione tardiva e resistente al freddo. Si cita spesso anche una frase di Giulio Cesare ("...et de Murra optima ad nostra Romae metropolium perduximus vina") contenuta in una nota ai suoi Commentari, che starebbe a testimoniare come l'esercito romano, di ritorno dalle Gallie, si fosse approvvigionato proprio a La Morra di ottimo vino da portare a Roma. Una stele funeraria conservata al museo civico di Alba, porta il nome Marco Lucrezio Cresto, reca la scritta "Merkator Vinarius", alludendo ad un commerciante di vino, figura che doveva essere piuttosto comune. Con la decadenza romana giunsero nella penisola le tribù cosiddette barbariche che lasciarono il loro segno anche nelle Langhe, soprattutto nella toponomastica: Barbaresco deriverebbe ad esempio da "Barbaritia Silva" cioè un bosco nel quale si erano nascosti dei barbari. A causa di questi pericoli c'è da credere che nel basso Medioevo le Langhe si fossero ampiamente spopolate e che anche le vigne fossero rimaste poche e sporadiche. Lapide del I secolo d.C. intitolata a Marco Lucrezio Cresto, 'Merkator Vinarius', ritrovata a Pollenzo nel 1958.