Apprezzare il Barolo Già nel 1926 la rivista Enotria diceva del Barolo "da giovane è rubido e sgarbato, dopo tre quattro anni di affinamento si presenta morbido, vellutato, pieno di sapore gradevol issimo, e anche con un profumo che ha, diremo così, la violetta alla superficie e il goudron in fondo". Tra le molte definizioni del Barolo mi piace citare quella fortemente suggestiva di Paolo Monelli nel suo : "Questo è il più gran vino del mondo; lo ha detto lo storico Cibrario, esploratore di cantine per tutte le nazioni di Europa; e bisogna credergli. Ha il colore delle foglie autunnali, il fiato fresco della primavera, diffonde nelle vene un calore di temperata estate. Questo che bevo è di venerabile età, ha tredici anni; nel suo colore di caldo mattone rivedo le torri di Alba ardere contro un cielo tempestoso nell'improvvisa schiarita del tramonto. Poi viene il gusto; quel suo mondo suadente eppure energico di prendere possesso del palato, con saporosa pienezza, con asciutto vigore. È onestissimo. Non dà alle gambe, non va alla testa, prepara un sonno calmo e senza sogni, la mattina dopo vi svegliate chiedendo al mondo una battaglia da vincere". Ghiottone errante E poi riprende in (1963): O.P. ossia il vero bevitore "Certo il barolo è il miglior vino italiano, accanto al gattinara e ai vini di Valtellina. Il suo profumo di viola e il retrogusto di catrame si conservano freschi anche negli anni maturi; invecchiando perde una certa sgarbatezza dei primi anni, ma conserva sempre quell'aroma giovanile. Questo è segno della sua genuina nobilità; l'aroma deve sopravvivere nell'ottimo vino allo scadere al mutarsi allo spegnersi per vecchiaia". Al primo sguardo il Barolo si presenta con un , perché il suo colore non è così intenso e scuro come certi grandi vini rossi, soprattutto il Cabernet, ma appare un po' più diluito, come un Pinot Nero della Borgogna. A seconda dell'età e della fattura del vino, il colore varia dal rosso vivo brillante, ad un rubino intenso. Il colore più frequente è il granato con orli aranciati; la diluizione del colore parte infatti dal bordo per venire verso il centro, mano a mano che il vino invecchia. La perdita di materia colorante fa sì che i Barolo vecchi accentuino l'aranciato che più tardi tende ad evolversi verso il marrone. Quest'ultima tinta è frutto di ossidazione eccessiva e quindi caratteristica di una fase in cui il vino è già in decadenza. È chiaro che chi vuole gustare un Barolo molto vecchio dovrà aspettarsi di trovare questi colori, mentre quando il Barolo entra in bottiglia e arriva sul mercato deve conservare il' colore originale rosso, rubino o granato. understatement