La verticale Soave La Rocca e Montepulciano Valentini leggiadria e personalità Una verticale a confronto è sempre una cosa succosa, attraente. Attraversare la storia di un vino, godersi un'evoluzione produttiva, la differenza tra le annate, è bello, appassionante, e concedetecelo, culturalmente pregnante. Non vogliamo farla lunga ma ogni verticale di un vino capace non solo di conservarsi nel tempo, ma in grado di esprimere un vero cambiamento, è la storia professionale del produttore: si leggono le sue scelte, si intravedono le difficoltà attraversate e i successi eclatanti. Ciò che ci intriga è trovare un tema, il confronto diventa interessante quando c'è un elemento che possa accomunare o dividere vini e degustatori. Stavolta abbiamo pensato alla leggiadria, a quella fluida leggerezza che a volte è l'anima pulsante di alcune tipologie, e a volte si nasconde, insospettata, dietro la struttura imponente di una bottiglia celebrata. I due vini scelti rappresentano bene entrambi questi gruppi. Da un lato abbiamo il Soave La Rocca di Leonildo Pieropan, dall'altro il Montepulciano d'Abruzzo di Edoardo Valentini. Due prodotti molto diversi penserete, certo, ma oltre ad esprimere con purezza l'origine indigena delle due uve, la Garganega ed il Montepulciano, si concedono entrambi con una essenziale omogeneità. La fibra del sapore si assomiglia aldilà delle prevedibili differenze di dimensioni, la sensazione in bocca non si avvale di sottigliezze accattivanti ma lascia in eredità una soddisfazione ristorante, quasi pura. Questo in linea generale, ma ora andiamo a vedere nel particolare delle differenti annate come si sono comportati i due vini. "Se Dio avesse voluto proibire il bere, avrebbe fatto il vino così buono?" CARDINALE RICHELIEU "Dio ha fatto solo l'acqua, ma l'uomo ha fatto il vino" VICTOR HUGO, Les Contemplations