La ciurma Pensieri, parole e azioni dalla parte del consumatore LA MACCHINA DEL TEMPO La Ciurma, nel suo girovagare tra gli scaffali dei supermercati, si è imbattuta in una bottiglia davvero miracolosa, il primo esempio di Quantum Leap (Salto Temporale) applicato al vino. Vi proponiamo una retro etichetta che spiega doviziosamente il percorso della produzione di un Amarone 1997. Partendo dall'appassimento protrattosi sino a dopo Natale - il disciplinare dice che non si può pigiare l'uva appassita prima del 31 dicembre dell'anno della vendemmia - le uve sono state quindi vinificate, ipotizziamo, nel mese di gennaio 1998. A questo punto viene indicato un periodo di affinamento in rovere che non dura meno di 12 mesi, ed arriviamo dunque a gennaio-febbraio del 1999. I dodici mesi sono il minimo però, perché vanno calcolate anche alcune settimane "morte" nelle quali il vino viene travasato, spostato, viene fatta la massa che ha bisogno di un tempo di amalgama, e quindi in realtà continua a vivere pur non stando in legno, e dunque arriviamo a marzo-aprile del 1999. Momento probabile dell'imbottigliamento. Torniamo dunque all'etichetta: viene indicato in 18 mesi il tempo di affinamento nel vetro. E siamo, con un rapido calcolo, a settembre-ottobre del 2000. Questa bottiglia è stata da noi acquistata presso un supermercato della provincia di Verona il 30-11-1999 (come da scontrino) e quindi è apparsa alla nostra vista con un salto temporale davvero strepitoso. Immaginerete il nostro imbarazzo nell'atto di assaggiarlo: era un vino del futuro oppure quello effettivo? Aldilà di questa battuta vorremmo invitare i consumatori a non fare troppo affidamento sulle retro etichette, nelle quali, e questo invece diventa anche un invito ai produttori, forse sarebbe meglio trovare poche e chiare informazioni, magari verificate. Un'ultima cosa: la data di acquisto della bottiglia è anteriore a quella della legale commercializzazione del vino, ma questa, come immaginerete, è un'altra questione. PERIPEZIE DI UN GIOVANE BEVITORE (ovvero perché alcune, molte, aziende producono troppi tipi di vino?) Pensate alla difficoltà di un appassionato degustatore e consumatore di vino che nell'avvicinarsi a questo mondo deve fare i conti con le sterminate tipologie di vini che alcune aziende hanno nella loro gamma. Immaginatelo, infatti, nel disperato tentativo di ricordarsi un'infinità di nomi, quando, ad esempio, quel produttore, che per facilità di spiegazione - e solo per questo - collochiamo in Toscana (non, badate, in Friuli o in Alsazia, dove la diversità è storia), non si accontenta di produrre un Chianti Classico e uno Riserva, ma produce anche un Chianti vigneto tal dei tali, un Cabernet Sauvignon in purezza, un vino da tavola a base di Sangiovese e Merlot, magari qualche migliaio di bottiglie di un Syrah miracolosamente acclimatatosi sulle colline toscane un centinaio di anni fa; e non è finita qui perché ci sono anche alcuni vini bianchi diversi per composizione e lignaggio. Immaginatelo quindi, il nostro consumatore, che cerca di tenere a mente - facendo affidamento a raffinate tecniche mnemoniche - le diverse annate che hanno contribuito a posizionare in diversi livelli qualitativi la vasta gamma dell'amato produttore, e dovrà confrontarle con quelle altrettanto numerose degli altri produttori regionali. Pensate infine alle difficoltà che avrà nel consigliare i suoi amici, magari meno esperti di lui, nella scelta del vino adatto per accompagnare una grande serata, e lo stupore degli amici nel riscontrare che il vino da loro affettuosamente, e affannosamente, cercato e comprato in enoteca non era quello giusto perché magari fatto da quel produttore ma proveniente da un diverso cru o da una diversa annata. Insomma, per farla breve, signori produttori ci piacerebbe che la vostra offerta di vini fosse semplificata, proprio in relazione alla gamma di vini commercializzati e quindi davvero a beneficio degli amanti del vino, anche i meno esperti.