Il circolo vizioso Circolo Vizioso racconta gli incontri periodici di un gruppo di amici appassionati di cibo e di vino; o meglio, di eccellente cibo e di grandi vini. Giulio, il "Deus ex machina" del gruppo, ha coniato per definirne gli interessi il termine eloquente di "enomaniaci". Diversi personaggi ruotano attorno a casa di Giulio e di Daniela; alcuni stabilmente, altri con apparizioni più fugaci ma in ogni modo marcati dalla passione per il vino. Circolo Vizioso non è tuttavia - o almeno lo è solo in parte - il semplice racconto delle cene e delle degustazioni alle quali il gruppo partecipa. Piuttosto, la rubrica evoca, romanzandole, alcune delle sensazioni, suggestioni e veri e propri sogni che cibi e vini suscitano nei partecipanti. Realtà e finzione, ironia e "aplomb" si mescolano in un omaggio fervido al vino, alla sua ricchezza ed alla sua impalpabilità. Vigna L'Apparita '87 Lynch Bages '89 Barbaresco Riserva Asili '90 Giacosa Barolo Granbussia '89 Sammarco Rampolla '88 Chateau Cos d'Estournel '85 Duca Enrico '85 Barolo Monfortino '64 Barolo Monfortino '58 Vini bevuti: Cappelletti fatti in casa al ragù tradizionale bolognese Agnolotti fatti in casa al sugo d'arrosto Bomba di riso alla piacentina Zampone in crosta con spinaci Capretto sardo al forno con patate Zabajone allo Sherry Il menu: Giulio, Daniela, Adam, Egle, Francesco, Federico, Paolo, Giovanni (Corso), Fabio, Massimo, Chiara. Gli enomaniaci: Mentre già degustavamo i 9 vini serviti in tavola, erotizzati dal loro immenso campo olfattivo, si è improvvisamente materializzato tra noi un ospite inatteso. Non si trattava di un ospite qualsiasi, ben inteso. Si trattava del maggior esperto di profumi di tutti i tempi: Jean-Baptiste Grenouille. Evocato dai profumi della degustazione Grenouille, genio incompreso e maledetto raccontato da Patrick Süskind nel romanzo "Il Profumo", si è aggiunto alla nostra tavola, rintracciato in chissà quale interstizio dell'universo, Con nostra sorpresa, Grenouille aveva scelto un solo bicchiere tra i vini serviti a tavola. Ma nessuno di noi aveva visto quale era il vino contenuto in esso. L'entusiasmo iniziale del gruppo era stato soffocato dalla presenza di questo inquietante personaggio che pur non essendo, notoriamente, un conoscitore di vino, incuteva enorme soggezione in tutti noi come fosse un epico maestro di enologia risorto dalla storia. Pensammo tutti la stessa cosa: per una volta il relativismo emozionale e sensoriale di qualsiasi degustazione sarebbe stato finalmente sconfitto e avremmo individuato, al di là di ogni ragionevole dubbio, il vero miglior vino della serata. da un frammento, un atomo di odore, no, ancor meno: piuttosto il presentimento di un odore che non un odore vero e proprio. Era lì, in carne ed ossa, privo di un suo odore proprio, esattamente come nel romanzo, ma con la sua straordinaria capacità di scomporre con la mente tutti gli odori esistenti e, ancor più straordinario, ricomporli di nuovo a piacimento creando continuamente nuovi odori, inesistenti in natura, o più "semplicemente" ricreando odori reali partendo da combinazioni diverse di odori fondamentali. Sotto i nostri occhi, il naso raffinato di Grenouille sbrogliava quel groviglio di esalazioni in singoli fili di odori fondamentali che non si potevano scomporre ulte- riormente. "Il profumo - ci disse - ha una forza di persuasione più convincente delle parole, dell'apparenza, del sentimento e della volontà. Ci sono delle disparità grottesche tra la ricchezza del mondo percepito con l'olfatto e la povertà del linguaggio". Tutto vero, verissimo. Ma allora? Insomma, qual è il vino più buono? Il nostro naso, pieno di piacevoli sensazioni prima del suo arrivo, ondeggiava ora goffo e smarrito nei bicchieri, alla ricerca della vastità sensoriale che doveva essere certamente presente in essi, almeno in uno di essi, ma che non riuscivamo a sentire come, invece, sicuramente stava facendo Grenouille. Non solo. Nessuno di noi trovava più in quei vini neanche la vastità che, nella nostra modestia, eravamo riusciti a cogliere prima del suo arrivo. Qualsiasi sensazione sembrava svanita nel nulla, come volatilizzata. Suggestione, probabilmente. Ma è possibile che lo stato psicologico, individuale o collettivo, possa cambiare così tanto le sensazioni del vino? Tutte quelle classifiche, i vini dell'anno, le gare internazionali, i punteggi, le schede di degustazione non significavano nulla dunque?