Intervista al produttore Gianni Zonin "Il mio ruolo nel vino può essere riassunto nella capacità di prevedere; quando ho cominciato il vino andava in una direzione molto diversa e posso dire oggi di aver fatto previsioni su aspetti giuridici e pratici della produzione che si sono avverate. Certo, non sempre ho indovinato i tempi..." "Oggi vanno di moda i rossi, ma basterebbero un paio di articoli scientifici sulle virtù curative del vino bianco, come è stato per il rosso, per invertire nuovamente la tendenza. Il consumo è oggi più attento ad aspetti salutistici piuttosto che semplicemente alimentari." Dottor Zonin, non siamo qui per sapere le novità sulle sue scelte imprenditoriali e bancarie, piuttosto vogliamo sapere dove va il vino italiano. Lei ha cominciato a lavorare in azienda nel 1957; come è cambiata l'agricoltura da allora? L'agricoltura si è trasformata da pilastro fondamentale dell'economia e della sussistenza in bene secondario. Oggi Internet fattura molto di più dell'agricoltura: una volta si diceva "terra e lavoro", oggi invece è "computer e lavoro". Le faccio un esempio: una volta l'agricoltura era sostenuta dal protezionismo, e così il Veneto con bandi ed editti si proteggeva dalla Lombardia e dall'Istria. Con la perdita di importanza del settore agricolo è cambiato l'atteggiamento politico e legislativo. In altre parole, la globalizzazione in atto nel mondo agricolo, ed in particolare nel vino, è una conseguenza della perdita di importanza di questo settore. Le leggi oggi sono fatte con un occhio di riguardo verso i problemi ambientali piuttosto che verso i problemi alimentari. Da una parte dunque un indubbio sintomo di progresso, dall'altra una perdita di legame con il territorio e la storia. E il vino italiano può resistere all'appiattimento causato dalla globalizzazione? Prima di tutto, io sono favorevole alla totale apertura del mercato. Purtroppo la politica comunitaria dà invece delle indicazioni contraddittorie, creando un protezionismo a metà. Non posso pensare di proteggermi mettendo le sbarre a quella finestra, se poi lascio aperta la porta sull'altro lato. Tornando al vino italiano la Zonin segue tre regole: produrre bene, guardare lontano (aldilà delle mode) e attenzione ai profitti.