Miscellanea Una rubrica di Porthos dedicata all'abbinamento con il cibo; questa volta: rossi, carni e alcune ricette estive. Un piccolo "Giro d'Italia" enologico: rossi da vitigni autoctoni italiani dal buon rapporto qualità/prezzo. Abbiamo assaggiato alla cieca più di cinquanta vini, reperiti in enoteche romane, con l'intento di valorizzare il nostro ricco patrimonio viticolo, che sempre più subisce la moda delle uve "internazionali", ma anche di evidenziare alcune tendenze che investono il settore dei vini di fascia media, quelli per intenderci ai quali il consumatore si rivolge quotidianamente. Il primo dato emerso dalla degustazione è che l'uso del legno nuovo si fa sempre più diffuso anche nei vini dalle ambizioni contenute, quasi che il consumatore non possa più fare a meno dei sentori vanigliati e speziati. Si tratta di un trend che ormai da tempo fa versare fiumi di inchiostro, e perciò ci limiteremo qui a ricordare che un vino guadagna effettivamente dalla permanenza in barrique solo nel caso in cui la sua struttura sia tale da consentire un'integrazione dei caratteri varietali e di quelli derivati dal legno; in caso contrario la personalità del vitigno viene totalmente sopraffatta, ed è evidente che questo problema può manifestarsi più facilmente con i vini dal prezzo contenuto, nei quali la selezione delle uve è spesso meno curata. Passando alle osservazioni sulle singole zone vinicole, ci sembra degno di nota il risultato negativo ottenuto dal Valpolicella, vino dalle indubbie potenzialità che ormai vive all'ombra dei successi del fratello maggiore Amarone, ed è troppo spesso realizzato con uve di seconda scelta. Dalla parte opposta dell'Arco Alpino Dolcetto e Barbera attraversano invece un momento felice, esprimendosi in vini dallo stile quasi australiano: ricchi e scuri, tannici e fruttati, marcati dal timbro dolce del rovere; una tendenza che il mercato premia, anche se ci resta un po' di nostalgia per il Dolcetto da tutto pasto, fresco e vinoso. Leggendo le schede si noterà dunque come alcuni vini dal carattere tradizionale, dal colore magari non concentratissimo ma dalla nitida espressione varietale, ci siano piaciuti particolarmente; si noterà inoltre come certe zone emergenti - in particolare le Marche - sembrino proiettate più delle zone "classiche" verso una reale ricerca qualitativa incentrata sulle potenzialità dei propri vitigni. Aglianico del Vulture 1996 Rionero in Vulture (PZ) 0972/721517 D'Angelo Colore granato non molto concentrato. Naso avvolgente, mostra una personalità spiccata con sentori di viola, menta, frutta macerata ed una intrigante nota animale. In bocca ha un bell'attacco, tannini vivi, immediato ritorno di amarena e prugna, la lunghezza è confortante come l'equilibrio complessivo dell'intera sensazione. UNO DEI MIGLIORI VINI DELLA DEGUSTAZIONE, FORTE DI UN CARATTERE TRADIZIONALE E INTERPRETATO SENZA LA RICERCA SPASMODICA DI UNA FACILE PIACEVOLEZZA. Lire 15.000 Asciutto, intenso, l'Aglianico sposa con autorevolezza un polpettone di agnello elaborato con bacon, erbe aromatiche e pomodori. Barbera d'Alba Vigneto Punta 1996 Castiglione Falletto (CN) 0173/62859 Azelia Colore denso. Naso immediatamente rustico, sentori di nocciola tostata che danno il senso di un rovere usato bene, poi la consueta ciliegia che si inserisce in una complessità gagliarda e imprevedibile. In bocca continua la sensazione a metà strada tra calore e astringenza, il vino non sembra aver trovato quiete e questo per alcuni, ma non per tutti, è un gran pregio; c'è lunghezza e un bel ritorno della frutta. PUR MATURATO IN ROVERE NUOVO QUESTO È UN VINO, COME ALTRI DI AZELIA, CHE NON VEDE DEPRESSO IL SUO PATRIMONIO DI TERRITORIO E TRADIZIONE. - IL PREZZO È ELEVATO CONSIDERANDO ANCHE ALTRI GRANDI VINI DI QUELL'ANNATA E DI QUELLA QUALITÀ. Lire 30.000 La vitalità di questa Barbera importante merita una rollata di vitello farcita di funghi porcini e prosciutto cotto, e rifinita da una salsa elaborata con lo stesso vino.