La ciurma a Vinitaly Pensieri, parole e azioni dalla parte del consumatore VERONA VENERDÌ 31 MARZO 2000 Per la prima volta affrontiamo la Grande Fiera: preparati al peggio, dai racconti degli amici e dalla fila fatta dal casello fino al parcheggio, stavolta garantito dallo status di collaboratori di Porthos e dalle peripezie di un amico, ci avviciniamo all'ingresso principale dove troviamo ad aspettarci i nostri accrediti. Dopo una breve riunione, decidiamo i nostri obiettivi: con mia grande gioia subito ci aspetta una visita allo stand del "nostro cuoco" Leoni, dove assaggiamo alcuni piatti e decidiamo le ricette da proporre sui prossimi numeri di Porthos. Sandro è bello carico, non smette un attimo di salutare le persone e per fortuna nostra di sottoscrivere abbonamenti: io mi sento ancora un po' frastornato sia per l'alzataccia (sveglia alle cinque e partenza da Roma) sia per l'impatto con il Vinitaly; che sia questa l'Arena di Verona? Girando tra gli Stand incomincio a rendermi conto che nonostante l'attuale esplosione di popolarità di cui gode il mondo del vino non è tutto oro quello che luccica. Raccolgo infatti i primi mormorii di protesta: "Non si riesce ad assaggiare niente in maniera adeguata", "È troppo caotico", "C'è troppa polvere e fa anche troppo caldo", anche i produttori si lamentano di non riuscire nemmeno a parlare con i loro visitatori e clienti. Io invece lamenterò che a volte nelle visite alle aziende l'attenzione e la disponibilità di alcuni produttori è cambiata in maniera assai vistosa quando ho rivelato la mia natura di collaboratore di Porthos e, più grave dal punto di vista morale, ho fatto balenare la possibilità di recensire con una scheda i vini sentiti: ho trovato persone svagate, quasi svogliate prima, attente e piene di particolari poi. L'anima del commercio... Un'altra stranezza: molti padiglioni mi hanno dato una sensazione di grande chiusura: mai viste tante cordonate per chiudere gli stand al pubblico! Esprimevano quasi un senso di fastidio, e, con quello che costa partecipare ad un Vinitaly, non vedo il senso di andarci con un simile atteggiamento. Nella zona dei francesi, poi, non c'era neppure uno stand con una bottiglia aperta o un bicchiere in vista, anche qui guardare ma non toccare. Troppa fama? Lasciata l'isola felice Piemonte e muovendoci in un ideale ma rapido percorso tra i filari italiani arriviamo allo Stand della regione Marche dove abbiamo intenzione di assaggiare i vini di alcune realtà produttive interessanti: qui l'aria che si respira è diversa, e non mi riferisco di certo alla temperatura; non posso fare a meno di notare la faccia sconsolata, la stessa che ritroverò anche in altre regioni meno di moda in questo momento, di alcuni produttori che non avendo niente da fare e nessuno da servire si trastullano guardando con rassegnazione la gente che senza fermarsi gli passa davanti. Una rapida nota sui vini: gli assaggi che ci eravamo riproposti di fare non ci hanno deluso, da segnalare dei Rosso Conero a base di uve Montepulciano e la riconferma delle grandi qualità che possiede il Verdicchio; due vitigni italiani che mostrano finalmente le loro vere potenzialità. La domanda è semplicemente: davvero questa fiera è il posto giusto per evidenziare al consumatore ed agli addetti ai lavori queste realtà, oppure i segnali positivi finiscono per confondersi nel mare di pubbliche relazioni, mode, degustazioni per le allodole? Il vino a due velocità Ma forse, lo scopo del Vinitaly non è fornire risposte, è solo vendere il più possibile, non importa come: troppi produttori si affrettano a farci notare che il loro vino è appena imbottigliato, o che "ha sofferto per il viaggio" (ma allora, come possono dare un'idea precisa della qualità effettiva?). D'altra parte, si sa, "dobbiamo farlo uscire al Vinitaly", anche se un ulteriore affinamento non potrebbe che giovargli, e anche se - attenzione, lettore! - farlo uscire dopo l'estate permetterebbe di non esporlo al calore durante il trasporto... Peccato assaggiarlo ora... SABATO 1 APRILE 2000 Si riparte, per quelli più impressionabili la notizia è che oggi la fila è iniziata addirittura sull'Autostrada (5Km dall'uscita Verona Sud): in un delirio di onnipotenza non posso fare a meno di chiedermi per quale ragione non hanno ancora fatto una corsia preferenziale per i giornalisti. È il nostro D-Day, il giorno più lungo e per certi versi più difficile, Sandro ci ha diviso i compiti e le regioni (gli Stand) da esplorare: si gira da soli, nel tentativo quanto mai disperato di cercare di cogliere e conservare il maggior numero di istantanee di questo Vinitaly. A me tocca istituzionalmente la Toscana, per preparare l'indagine sul Sangiovese che apparirà sul terzo numero, l'Alto Adige ed un piccolo spazio per seguire l'ispirazione del momento. Il Sangiovese (ancora!)