Corrispondenze levantine Lettere levantine di Toni Gomiscek Dalla Slovenia con amore A vederlo, il Mirko, non ti viene certo voglia di contraddirlo. Omone robusto, pelle conciata dal sole e sudore, sguardo sincero, lineamenti decisi, parole poche ma meditate. Eppure dovette sostenere lunghe discussioni con il fratello Neto, all'epoca comproprietario dell'azienda Movia di Ceglo, per convincerlo a piantare un vigneto di Pinot Nero. "Vedrai," gli diceva, "mettendolo nel Merlot avremo un vino piacevole da vendere subito." Erano gli anni settanta, i Movia erano tra i pochi produttori di Brda non legati alla cooperativa, e il vino lo vendevano senza problemi. Perché allora introdurre un nuovo vitigno, fino ad allora quasi sconosciuto nella zona ed in più preceduto dalla fama di essere un tipo assai scorbutico? Alla fine i fratelli Kristancic si misero d'accordo e scelsero un mezzo ettaro di collina presso Fojana per piantarvi 3.200 barbatelle, che dopo una decina d'anni producevano l'uva che dava il tocco di classe al Merlot, il vino rosso più comune nella zona. I rossi locali, anche se ottenuti da vitigni bordolesi, erano sempre vini leggeri, fruttati e poco corposi. Merlot e Cabernet sono arrivati dopo la fillossera, una vera peste delle vigne che prosciugò le cantine; quando le prime barbatelle entrarono in produzione la sete di vino era tale che la parola d'ordine non era la qualità, ma la quantità, e questo orientamento regnò incontrastato sui produttori ed i consumatori per decenni. Il primo a capire che le colline di marna olocenica tra l'Adriatico e le Alpi Giulie possono generare anche dei grandi rossi fu il giovane figlio di Mirko, Ales, che alla fine degli anni ottanta cominciò ad affiancare il genitore nella gestione dell'azienda familiare. È inutile negarlo, Ales è un gran lavoratore ma ama anche le luci della ribalta: per conquistarla scelse la strada della qualità, del vino pieno, corposo e vigoroso, fatto ad immagine e somiglianza di chi lo produce. Le prime barrique francesi sono arrivate in cantina forse sull'onda della moda, che però diventò presto una convinzione. Oggi la barricheria di Movia è la piu grande (ma anche la piu bella) in Slovenia e qui maturano tutte le gemme dell'azienda. "Solo l'uva delle viti mature ci dà il mosto giusto per una lenta maturazione," piace ripetere ad Ales, che spesso paragona il ciclo vitale della vite e del vino all'uomo. Così abbiamo un periodo d'infanzia, durante il quale si cerca blandamente di tramandare alla vite le primarie nozioni comportamentali, c'è un periodo di esuberante giovinezza quando è inutile imporle una rigida disciplina produttiva; ma dopo la ventina la vite si calma e comincia a fornire un'uva più riflessiva, in grado di comprendere i pregi della piena e lenta maturazione del vino. Quando Ales cominciò a mettere in pratica la sua visione dei grandi vini il vigneto di Pinot Nero era già abbastanza maturo da prestarsi al gioco. Al mio primo incontro con il Modri pinot (cosi viene chiamato in Slovenia, cioe Pinot Azzurro) Movia non fu certo un amore a prima vista. Sì, di stoffa ne aveva, ma tutti questi esuberanti profumi fruttati, tra i quali spiccava un'essenza fragolina, mi lasciarono perplesso. "É un vino perverso," mi dissi, convinto che avrei tro-vato delle difficoltà cercando un piatto con il quale farlo andare d'accordo. Ma mi ricredetti subito.