Il viaggiatore Il viaggio non convenzionale, sospeso, leggero e ironico. De André ci accompagna in Puglia, sta diventando una piacevole consuetudine, lasciamo il Molise ed ecco la domenica delle salme e la pace terrificante. Il cielo è più grande, si allarga il senso del limite, ci si può perdere all'orizzonte di questo Messico italiano, carcasse d'auto dappertutto e campi di sterpi lungo le strade. Rossella corre sulla tangenziale, so i cartelli a memoria, quando finisce la strada vado dritto, non posso sbagliare. Svoltiamo per Carapelle e tutto sembra uguale: casermoni, ancora sterpi, le prime vigne, i carciofi. Vapori solfidrici dalla cantina sociale, che bacco ci protegga, pare che qui aggiustino i vini, entra ciofeca ed esce commerciabile. Il nuovo sindaco tuona contro le esalazioni, è come una gigantesca fialetta puzzolente, ma il lavoro è sacro, come il pane. Arrivati a Cirillo, trovo la piccionaia scoperchiata dal fulmine, la prima volta in tre secoli. Il buzzurro che abita a fianco vorrebbe abbatterla, alla faccia della Sovrintendenza, meglio una bella cameretta per il piccino, così gioca tranquillo con la sua Playstation. Qui gli uomini si misurano in ettari, le donne invece sono stupende, flemmatiche come un demonio addormentato. Faccio qualche foto, ma l'unica speranza della piccionaia è la politica, il rampante locale ha i voti assicurati da tutta Cirillo se spunta lo stanziamento, ma almeno ha fatto qualcosa, ha sfidato Cerignola, terra di oli, di sottoli e di ladri, ed ha dato una speranza al cavallino romano, al pozzo seicentesco, alla casa del barone, all'orto dei melograni. Nulla invece si può fare contro la croce di Zia Franca, la concorrenza sleale delle parrucchiere a domicilio, nuova tendenza del mercato locale. Giovani ex apprendiste scoprono le gioie dell'imprenditoria, investono capitali in scarpe comode e borse degli attrezzi, quindi girano di casa in casa, rinverdendo i fasti del Figaro ambulante. È un altro dei residui borbonici, lo sfizio di farsi servire a domicilio, ma che sballo la tecnologia: mentre sforbiciano veloci, col telefonino avvisano la prossima, se abita vicino puo già farsi lo shampoo o sciogliere l'hennè. Le clienti hanno l'illusione di risparmiare, in realtà si pagano l'acqua, lo shampoo e l'energia elettrica, mentre l'artigiana volante ha due sole spese, la benzina e la Tim, e tutti sono felici, compresi i finanzieri che fanno dare un'aggiustatina alle mogli, novelle baronesse coi bigodini. Al mattino vado a raccogliere un po' di olive (varietà Santagostino, verdi e dure come le tette di una ventenne) e rifletto profondamente sulla cena della sera prima, un dubbio mi gira in testa come un mulinello da pesca: ieri sera Giovanni ci ha fatto bere il Fiano ed il Greco del pluripremiato arcifamoso produttore campano, ma i vini sparivano sotto i carciofi e le zucchine. Come mai? Sono io che chiedo troppo? Certamente le verdure erano eccellenti, come solo in Puglia possono essere, ma che una zucchina sotterri un vino... Non si tratterà mica di vini da sogliole bollite? Persino le mozzarelle, le leggendarie mozzarelle dei fratelli Scommegna, geni dello scontrino e casari dell'Incoronata, strapazzavano quei poveri vinelli. Fine serata con un primitivo di manduria in edizione limitata. Anni fa visitai la cantina Pliniana di Manduria, proprio davanti agli scavi delle mura, ricordo ancora i cumuli enormi di vinacce e l'odore intenso, le mura invece no. Comprai diverse bottiglie di Primitivo, vinificato senza pietà eppure ancora bevibile, talvolta persino con gioia, potenza della materia prima che resiste all'incuria ed all'insipienza. L'entusiasmo degli addetti faceva ben sperare, chissà se è cambiato qualcosa. Non è finita, la Puglia è molto lunga..... La signorina Gigliola, alias la Baronessa Bacile di Castiglione, viaggiatrice d'antan, con la sua cinquecento priva del sedile del passeggero, il cui spazio veniva colmato da riviste, sigarette ed avanzi di panini, sarebbe orgogliosa di me. Certamente non ho il suo naso romano nè la sua erre aristocratica, e neppure le sue frequentazioni intellettuali (Pannunzio, Savinio, pochi altri...), ma tuttavia la imito nella sistematica esplorazione di una terra così ricca ed antica. "Vai a Castro, e gira col naso all'insù..." È questo che penso quando, il dito sulla carta stradale, punto Bovino e Deliceto, castelluti borghi del subappennino dauno. Il turista da banane va a Lesina o a Pugnochiuso, se vuol pregare si spinge a San Giovanni Rotondo, che scopro più frequentata di Lourdes, con buona pace di Bernadette e delle sue caprette, snobbate per le stimmate e l'ospedale, l'unico funzionante in zona, forse l'unico vero miracolo. L'impresa costruttrice della fantasmagorica chiesa nuova è sparita nel nulla, comprovando quella legge che prevede l'esistenza dell'eterno, con la separazione del denaro dagli stupidi. Ci vorranno molti altri moccoli e gadgets per ricominciare, ma qui si lavora per i millenni, diceva il mio collega Paperotto. Il turista da olive e provolone va invece a Bovino, terra di briganti e di nobildonne. Rossella corre sulle statali di pianura, con il suo carico di zie e nipoti in gita. Segue i cartelli, e Bovino ci appare dopo una buona mezzoretta.