Editoriale Il punto di non ritorno Non è il caso di fare bilanci. Ci pensiamo, davvero, è che non ci viene naturale. L'idea dinamica che abbiamo del vino ci condiziona la vita: proprio perché parliamo di come le cose possono trasformarsi grazie alla loro talvolta difficile spontaneità, non ci sentiamo di fermarci a fare il punto. Anzi è possibile che si sia toccato il punto di non ritorno. Le esperienze corrono sotto i nostri occhi, e sotto i nostri nasi, e dopo aver conosciuto certi uomini e certi vini non possiamo guardare il nello stesso modo. liquido odoroso Per raccontarvi il vino è indispensabile tenere conto di chi lo fa. Non vogliamo giudicare il carattere e le azioni dei produttori, oppure indagare nella personalità di qualcuno e farla emergere dalle sue bottiglie; talora si riesce ma è un semplice, seppur divertente, esercizio di stile. Quello che ci interessa è la vocazione in chi ambisce ad emancipare una materia perfetta come l'uva: solo se l'intenzione è cristallina si realizza un risultato significativo. Non è facile captare la vocazione del produttore solo dall'assaggio dei suoi vini, vi sono casi in cui questa preziosa informazione viene donata dal primo approccio degustativo, altre volte scaturisce lentamente ma non per questo è meno efficace. È invece indispensabile conoscere la persona, verificare, per quanto è possibile, la sua sensibilità agricola, andare in fondo e capire se ciò che sta facendo è una semplice scelta di affari, gestibile con bravura in qualsiasi altro campo, oppure se la sua vita, la sua felicità, sono completamente intrise, coinvolte, da quell'esemplare di multiforme varietà che è il vino.