Montefalco Fra Tradizione e Innovazione Nell'esplorare lo splendido vigneto racchiuso nell'intera area di Montefalco, e parte di Bevagna e Gualdo Cattaneo, ci si trova ad osservare nel complesso la moderna realtà vitivinicola italiana, in crescita su una base ricca di storia e tradizione. Un'adeguata analisi di questa zona permette di affrontare tematiche di grande attualità, alla base dello sviluppo di una vitivinicoltura d'avanguardia: l'importanza del terroir, l'allevamento della vite con sesti d'impianto moderni, la ricerca e la selezione delle varietà clonali presenti da tempo in questo territorio, al fine di recuperare la loro variabilità e studiare l'influenza dei diversi fattori pedoclimatici e dei sistemi di allevamento sui diversi genotipi. Punto di partenza per l'analisi è la continuità tra il ricco passato storico e le nuove direttive che a Montefalco cominciano ad essere seguite. Già nell'antichità Plinio Il Vecchio, nella sua opera , offre una testimonianza delle lontane tradizioni vitivinicole di questa zona quando parla della coltivazione, da parte dei Romani, dell'uva Itriola nel comune di Mevania (l'attuale Bevagna), allora comprendente il territorio di Montefalco. Dopo il Mille una serie di documenti testimoniano l'importanza della coltura della vite a Cocorrone, antico nome di Montefalco sino al 1239, e quindi della produzione di vino che veniva già commerciato, come risulta da uno scritto contabile del 1290 col quale un certo Giovanni di Santa Maria di Turrita promise a Paolo di Compagnone la somma di trentasei soldi in cambio di "quatuor bruccarum vini". Verso la fine del 1400 la produzione di vino acquista una tale importanza nella vita del comune che ogni anno il Consiglio comunale stabilisce, con ordinanza, la data d'inizio della vendemmia; inoltre sono promulgate una serie di leggi e statuti che meticolosamente regolano la coltivazione della vite e la conseguente produzione di vino. Historia Naturalis