Chianti Rufina Riserva Selvapiana esiste come torre di avvistamento almeno dal 1200. Questa posizione ha influito in modo decisivo sull'affermazione del vigneto, dal momento che si trova a 250 metri di altitudine e al centro di una circolazione d'aria davvero salutare, condizionata dagli Appennini e quindi in grado di concedere al Sangiovese una eccellente gradualità di maturazione. Nel secondo dopoguerra Francesco Giuntini ha ricevuto in eredità dalla sua famiglia l'intera proprietà che conta 240 ettari; di questi 140 rappresentano un meraviglioso bosco, 35 sono di olivi, e 50 sono di vigneto. L'impostazione che Giuntini si ritrovò era alla più stretta mezzadria, gestione buona per quel tempo ma che ben presto rivelò tutti i suoi limiti, tanto che lo stesso "dottore", come viene amabilmente chiamato qui, diede alla sua azienda la più futuristica fisionomia del Domaine. Non è un caso che già i vini degli anni 50-60 risentono di queste cure specifiche: la produzione non serviva più solo per soddisfare le esigenze basilari di sostentamento, ma era improntata alla ricerca del successo qualitativo, nel vino come nell'olio. La Rufina, secondo Giuntini, non aveva nulla da invidiare al resto della Toscana, e al Chianti Classico in particolare, ed il Sangiovese, abbandonate le uve bianche, poteva trovare piena autonomia espressiva. Ad aiutarlo nel suo progetto c'è la famiglia Masseti: Franco che ha curato la Fattoria fino alla fine degli anni '80, e da lì in poi i figli Federico e Silvia. Dal 1978 sovrintende alla produzione come consulente Franco Bernabei, e Selvapiana è stato il primo impegno ufficiale di questo professionista che ha segnato la recente storia di numerose cantine toscane. L'azienda produce 130.000 bottiglie di un Chianti Rufina base di notevole valore, sia rispetto al prezzo (14000 lire in enoteca) sia rispetto alla qualità della sua fascia di riferimento; ci sono poi circa 6000 bottiglie di un Chianti Rufina, detto Fornace, nel quale il Sangiovese è accompagnato da Cabernet Sauvignon e Merlot; ma soprattutto circa 36.000 bottiglie di Chianti Rufina Bucerchiale, ottenuto da Sangiovese in purezza del vigneto omonimo, 12 ettari e mezzo che godono di un'esposizione privilegiata contando su un sud sud-est. L'età delle viti è abbastanza variabile (da 30 a 6 anni), visti i progressivi rinnovi, ma il cordone speronato che caratterizza tutti gli impianti fa da collante. Federico Masseti ci assicura che nel Bucerchiale vanno in prima battuta le uve delle viti più radicate nel terreno, composto da un medio impasto argillo-calcareo, ma le dinamiche integrazioni dei grappoli dai nuovi vigneti sono molto incoraggianti visto l'allineamento privilegiato mostrato finora. La vinificazione del Bucerchiale, protagonista della nostra verticale e prodotto in selezione dall'annata 79, prevede una macerazione di una ventina di giorni (qualcosa in meno per il base); dopo aver compiuto il primo travaso e la malolattica in acciaio, finisce in barrique, per il 40% circa, e in botti da 20 quintali per il restante. La sua uscita sul mercato, dopo una maturazione di 15 mesi in rovere e il successivo affinamento in bottiglia, avviene mediamente al terzo anno di vita. Le ultime annate di Bucerchiale non manifestano squilibri dati dall'uso del rovere nuovo, e anzi sono vini seri e sereni, hanno quella lentezza che ha delineato numerosi dei vini protagonisti delle nostre verticali. Ed è forse questo il motivo per cui il Bucerchiale non è un vino da copertina, raramente vince premi in Italia e all'estero, somiglia davvero al Dottor Giuntini: taglio aristocratico ed amabile austerità.