Calabria Miscellanea dedicata ai rossi calabresi L'occasione di organizzare un servizio sui rossi calabresi nasce da un'esperienza di degustazione fatta tempo addietro, quando, incuriosito del fatto che acquistando una qualsiasi rivista specializzata o guida ai vini non era possibile trovare recensite più di cinque aziende, mi sono rivolto ad un amico calabrese che opera nel settore, chiedendo informazioni sulla realtà vitivinicola di questa regione e l'eventuale esistenza di produttori emergenti. La sua risposta è stata decisamente negativa, mi ha parlato delle tante potenzialità poco sfruttate, un discorso già sentito per le regioni del Sud. Visto che ora il Sud, un po' per tendenza, un po' per il reale impegno e la generosità del territorio, sta sfruttando queste potenzialità, è opportuno chiedersi se anche la Calabria ne abbia e stia lavorando per esprimerle al meglio. Per quanto riguarda il primo quesito, a favore di una risposta positiva c'è sicuramente la tradizione millenaria che lega questa regione alla vitivinicoltura. La Calabria, infatti, fu chiamata dai Greci "Enotria", terra dei vini, per la presenza della vite e la produzione di vino pregiato già nel 2500 a.C.; ci sono documenti che testimoniano come i migliori vini di questa terra fossero offerti ai vincitori delle Olimpiadi greche. Convinti della posizione favorevole di questo territorio, i Greci, dopo i Fenici, impiantarono vitigni della loro patria, incrementando la fama e il commercio dei vini calabresi. In tempi più vicini la Calabria si è invece trovata al centro di una grande crisi nella produzione dei vini, soprattutto perché in seguito alla fillossera le attività agricole si sono incentrate su altri prodotti, come ulivi e bergamotto. La produzione dei rossi di qualità si concentra oggi nei comuni di Cirò, Strongoli Marina e Cirò Marina, Lamezia Terme e altri in provincia di Catanzaro, ed è quasi tutta distribuita su un territorio collinare caratterizzato dal benefico influsso del mare. Il vitigno a bacca rossa più diffuso è il Gaglioppo, solitamente vinificato in purezza nel comune di Cirò, da cui l'omonimo vino in versione classico, superiore e riserva, e che insieme al Greco nero e al Nerello dà origine al Lamezia rosso; il Magliocco è un vitigno che sin dall'antichità, insieme al Greco nero e Nerello, caratterizzava il Savuto, antico vino già conosciuto al tempo dei Romani, prodotto oggi, come allora, con aggiunta di Pecorino e Malvasia bianca, nei comuni in provincia di Cosenza e Catanzaro percorsi dall'omonimo fiume. La vocazione alla vitivinicoltura della Calabria c'è, come in tutte le regioni d'Italia che si affacciano sul mare e sono attraversate da colline, però è importante saperla interpretare, non è sufficiente appoggiarsi sul glorioso passato. Ci sono molte denominazioni, anche di origine controllata, che francamente danno dei vini completamente fuori dal tempo, cotti, talvolta ossidati e con profumi che più che al territorio fanno pensare ad una stalla. Ma alcuni produttori, come dimostra la nostra degustazione, stanno lavorando per cercare di recuperare l'ormai dimenticata fama. Anche la sperimentazione ha preso piede, alcune aziende stanno tentando il recupero e la valorizzazione dell'antico patrimonio ampelografico; molto interesse, e forse un po' di clamore, sta suscitando il Magliocco, vitigno antico, ma poco conosciuto nei suoi caratteri fenologici e nelle sue peculiarità organolettiche. Speriamo che questo impegno dei produttori, ed i buoni - certo non ancora eccezionali - risultati ottenuti non siano una rincorsa al facile successo sul mercato, col solo fine di poter praticare prezzi di vendita più alti; la Calabria rischierebbe così di perdere il suo vero punto di forza: il rapporto qualità-prezzo. gianmarco antonuzi