Editoriale Il consumatore Caro Sandro, mi chiedi un "Editoriale del consumatore". Ci proverò, ma lasciami almeno la piccola scappatoia di presentartelo in forma di lettera aperta: un flusso di opinioni e di sensazioni personali, senza alcuna pretesa di rivelare delle verità inconfutabili, è il massimo dell'irresponsabilità a cui sento di potermi abbandonare. Tu mi consideri un "consumatore consapevole", sai che ho imparato a bere bevendo, ad annusare annusando e che mi sforzo di giudicare il valore di una bottiglia da ciò che sento nel bicchiere, piuttosto che da quello che un qualche specialista vuole che io ci trovi; sai che scelgo e conservo gelosamente le mie bottiglie per il piacere che mi danno, spesso anche per il piacere che immagino possano dare a chi le berrà insieme a me, e soprattutto sai che il prezzo non è mai, per me, un fattore secondario. Apparentemente è tutto qui, il mio Editoriale sarebbe concluso con queste poche parole; ma la realtà è più complessa, non si lascia afferrare con chiarezza, e come sempre è necessario provare a spiegare più a fondo ciò che si vuole dire. Chi è infatti, oggi, il "consumatore"? Ho molti amici che sono naturalmente felici quando gli faccio provare un Barolo o un Riesling alsaziano, ma se mi presento senza preavviso nelle loro case trovo in genere vini cattivi, fatti male ed acquistati con il solo criterio del basso prezzo; d'altra parte, ho amici - tu forse ne conosci qualcuno - che hanno una competenza certamente paragonabile alla mia, ma bevono solo bottiglie costosissime e di supposta altissima qualità: nelle loro cantine non si trovano vini meno che celebri, e sono sicuro che da anni ed anni non assaggiano un Frascati, neppure uno di quelli ben fatti, pur vivendo a Roma. Nessuno di loro, né gli uni né gli altri, ha il gusto ed il piacere di ricercare la qualità al giusto prezzo: i primi non sanno che con sole quattro o cinquemila lire in più potrebbero sostituire al liquido anonimo che bevono tutti i giorni un vino degno di questo nome; i secondi, nella loro ricerca di "emozioni assolute" e di assoluta qualità ad ogni costo, non hanno forse mai provato la gioia di assaggiare un Valtellina da novemila lire come quello che ti ho portato l'altra sera. Qualche sera fa ho avuto la soddisfazione di fargli sentire alla cieca il Montepulciano di Enzo Pasquale, e c'è stato chi lo ha giudicato un grande vino, stimando il prezzo intorno alle centomila lire: cinque volte di più del prezzo reale della bottiglia! D'accordo che quel vino è davvero conveniente, in modo quasi clamoroso, ma mi sembra che qualcosa non funzioni, che si sia un po' perso il senso delle proporzioni se si deve per forza dare per scontato che una bottiglia importante debba avere un costo importante. Non credo che Enzo Pasquale ci rimetta a produrre il suo vino, no? Ma non voglio impelagarmi ancora una volta nel solito discorso del rapporto qualità/prezzo: voglio solo dire che il "consumatore" oggi ha la vita più difficile che mai.