Intervista al produttore Il nonno. Ecco mi sarebbe piaciuto averlo. Quando si arriva ad una certa età si concepisce quanto è importante raggiungere la confidenza, la cognizione che bisogna trovare, lasciare, il tempo per comunicare; credo che le persone anziane abbiano il compiacimento di trasmettere qualcosa, e questo mi è mancato moltissimo. Hai trovato qualcuno che sostituisse la figura del nonno nella tua vita? Sì, ho cercato delle persone che mi potessero dare questo piacere. C'era un amico di mio padre, morto a più di 90 anni, si chiamava Donato, Donato Camerano, lavorava alla Borgogno, in ufficio. Era un po' la nostra memoria, appassionato di storia locale, della piccola storia, che però è molto importante. Che c'entra col vino tutto questo? C'entra moltissimo, perché se uno non conosce la nostra piccola storia locale non può avere cognizione di quello che sta vivendo. Chi non si pone in modo ricettivo e non elabora quelli che sono i lasciti finisce che si immiserisce, c'è una grossa perdita di ricchezza individuale se uno non coltiva la piccola storia. Io leggo i giornali di provincia, leggo anche i quotidiani nazionali, ma credo che sia una presunzione quella di snobbare gli avvenimenti locali.