Introduzione Sono le 4.04 del pomeriggio del 4 luglio 2021; è il giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti, proclamata nel 1776. Da neocittadina, anziché festeggiare, dichiaro ufficialmente finito il mio epico tour nell’Italia del vino e inizio l’arduo e sublime compito di scriverne il racconto. Gli stimoli raccolti, le emozioni e i pensieri stanno ancora facendo a botte nella mia testa per trovare spazio, mettersi in fila, essere rielaborati e uscire imbellettati dalle dita che picchiettano sulla tastiera del computer. C’è ancora una gran confusione, ma sono certa che troveranno un ordine, una narrazione, qui nel silenzio delle colline senesi. Mentre poso distrattamente lo sguardo fuori dalla finestra, temo che quando scriverò le prossime pagine sarà facile perdersi nella bellezza dell’Italia del vino. Però sono sicura che ci sapremo orientare. È una promessa. Siccome però le parole giuste al momento sono ancora per strada, ho pensato di iniziare con i numeri. Sono stati 92 giorni di viaggio in 20 regioni, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia e alla Sardegna, 12 598 chilometri, due auto ibride e una diesel, un traghetto, un aereo, un elicottero, diversi fuoristrada; 119 persone intervistate in 2853 minuti di video registrati, 95 cantine visitate, 356 vini assaggiati e 42 ancora da assaporare (lo farò mentre scrivo per ricordare meglio). Ho dormito in 28 letti diversi, mangiato in 67 ristoranti (esclusi gli Autogrill), messo alla prova 54 gelaterie… Confesso di avere la fissa per il gelato artigianale, in particolare al cioccolato, quello nero come la pece, e mi sono ripromessa di provarne il maggior numero possibile; il podio per ora se lo contendono il bar De Luca di Briga Marina (Messina) e la pasticceria Natale di Lecce.