ABRUZZO - TREBBIANO E MONTEPULCIANO DI QUALITÀ Quando l’essenziale diventa straordinario Se dovessi descrivere l’Abruzzo con una sola parola direi che è «essenziale». I personaggi che ho incontrato durante le mie avventure in questa regione hanno in comune l’innata capacità di lavorare con l’essenziale appunto, con ingredienti apparentemente semplici e umili che, attraverso un processo minuzioso e complesso, riescono a trasformare in qualcosa di raro e di straordinaria bellezza. È un’operazione molto difficile in cui i più falliscono o nemmeno si cimentano. Ebbene, in queste pagine vi racconterò che questi pochi ci riescono perché il loro approccio è l’unico in grado di valorizzare e far crescere un territorio apparentemente duro e aspro, che affaccia sull’Adriatico e ha le spalle coperte dal Gran Sasso e dalla Majella. Questa è una terra che nasconde, dietro la sua maschera di roccia, un tesoro di diversità, di paesaggi inaspettati, di sapori e talenti. Dei 37 000 ettari vitati della regione, 17 000 sono montepulciano e 10 000 trebbiano. Si può dire che la viticoltura abruzzese si basi su due vitigni che negli ultimi decenni non hanno certo calcato le scene dei palcoscenici più prestigiosi; al contrario, sono stati spesso considerati di serie B: vuoi mettere un Nebbiolo delle Langhe? Un Sangiovese del Chianti? Un Pinot Grigio dell’Alto Adige, ma anche un Verdicchio di Jesi? Nella lista dei vini «pregiati» i nostri due raramente figurano.