SARDEGNA - IL CANNONAU DI MAMOIADA Un nuovo inizio, una nuova identità Tutto è iniziato a Mamoiada. Non basteranno le pagine di questo libro per raccontarvi che cosa rappresenta per me questo angolo di Barbagia, incastonato a nord del Gennargentu a 650 metri di altitudine, dove su 2500 abitanti esistono 200 cantine che danno vita a una delle espressioni più sublimi di Cannonau da viti ultracentenarie. Come posso trovare le parole per descrivere la stima che nutro per un paese che mi ha accolta ammazzando la pecora in mio onore e cucinandola per ore e ore, aprendomi le porte delle case e delle cantine (che spesso coincidono), facendomi sentire parte delle famiglie e delle loro tradizioni più antiche? È stato il vino a fare da calamita e a portarmi tra quelle colline mamoiadine; un vino che viene imbottigliato da pochi anni (per alcuni da una sola vendemmia), un vino che è diventato un modo per questa gente di uscire dall’anonimato, di raccontarsi, di riscattarsi anche da un passato difficile, segnato da criminalità e faide familiari. Il nome di questo paese e quello del vicino Orgosolo in passato sono spesso balzati all’onore della cronaca per questioni di banditismo, sequestri, omicidi che hanno segnato la vita dei loro abitanti dagli anni Cinquanta in poi. A quell’epoca il metodo di autofinanziamento delle bande criminali era l’Anonima sequestri, e gli abitanti di quei luoghi si sono trovati in una quotidianità, piena di tensione e di pericolo.