CAMPANIA - CAMPI FLEGREI E VIGNE METROPOLITANE L’energia, il sale e la caparbietà Napoli è energia pura, è come se tutta la forza sopita del Vesuvio si sfogasse a piccoli sbuffi nel brulicare delle viuzze affollate, nel vociare dei commercianti che vendono cornetti, statuine dei presepi, effigi di Maradona, sfogliatelle e babà. Appena ci arrivi da «forestiero» (per di più del Nord come me) ti assale un attimo di smarrimento, ti senti travolto da tutta quella vitalità e non sai più dove posare lo sguardo. Ci sono troppi stimoli visivi, uditivi, olfattivi: i colori delle bancarelle, gli schiamazzi, i motorini che sfrecciano tra le persone, il profumo di pizza, la puzza del mercato del pesce, i panni stesi, i cavi della corrente che attraversano i palazzi in arzigogolii degni dei più complicati decori barocchi. Se poi ci arrivi in auto, come capita a me in un caldo pomeriggio di giugno, l’esperienza assume connotati mistici: clacson, marmitte roboanti, urla, semafori che nessuno rispetta, l’asfalto bollente. Inizio a sudare, nonostante l’aria condizionata; il bip bip automatico del park assistant si innesca continuamente ma io non sto parcheggiando: sono gli altri che si avvicinano pericolosamente al paraurti. Passata la prima fase di tensione, quando le braccia smettono di formicolare, capisci che l’unica chance di uscirne vivo è seguire il flusso e non frenare mai.