Conclusioni Che cosa mi è rimasto di questo viaggio epico che mi ha portato a percorrere i dialetti, i paesaggi, i sapori e i vini d’Italia? Innanzitutto un arricchimento personale e umano impareggiabile, attraverso le chiacchierate, le esperienze, le emozioni vissute insieme ai protagonisti delle pagine che avete letto, spero, con piacevolezza. Mi porto nel cuore la commovente accoglienza di molti territori, spesso i più umili, la gentilezza dei vignaioli, persone sempre allegre, anche nelle difficoltà, anche dopo che ci eravamo infervorati sviscerando le criticità, ancora troppe, delle loro terre. Mi porto nel cuore la tavolozza di colori infiniti dei panorami d’Italia, dalle vette grigie e bianche delle Dolomiti alle verdi e ocra colline romagnole, al mare blu turchese della Calabria, giù fino al rosso fuoco della lava dell’Etna. Mi porto nel cuore i sapori memorabili di ogni pietanza tipica, conditi ogni volta dal mio stupore di fronte all’ennesimo nuovo sentore e alla storia unica di quel tipo di pane, formaggio o ricetta tradizionale. Quanto si può imparare attraverso il cibo e il vino! Ma oltre al romanticismo e al godimento della bellezza trasversale della nostra terra, ci sono anche le buone e le cattive notizie che mi rimangono tra le mani alla fine di questo tour dell’Italia enoica. Prima le buone notizie. Il vino è senza dubbio una delle risorse più importanti per il successo economico del nostro Paese, lo è in sé, ma soprattutto in termini di ricaduta sul settore dei servizi e del turismo. Tra il 2010 e il 2016 l’enoturismo è cresciuto in media del 25%, ha portato 15 milioni di visitatori all’anno nelle zone vinicole (dati riferiti all’estate 2019), generando 3.6 miliardi di euro di indotto con una crescita annuale costante media del 3,5%.