LOMBARDIA - IL NEBBIOLO DELLE ALPI Se la bellezza è fatica In Valtellina, ovunque posi lo sguardo, ti vengono in mente due parole: bellezza e fatica. Mario Soldati la definisce «canyon benedetto di Lombardia» e «così straordinaria e incredibilmente intatta, che mi pare difficile possa durare ancora a lungo». Sono passati cinquant’anni e il mio illustre predecessore, reporter eccelso del vino, sarebbe felice di sapere che non solo è rimasta intatta, ma che i suoi 2500 chilometri di terrazzamenti appesi a mille metri di altitudine sono diventati patrimonio dell’umanità, e che recentemente è stata iscritta nel Registro nazionale dei paesaggi rurali storici, proprio grazie agli sforzi e alla fatica dei vignaioli valtellinesi associati. Ammirando lo spettacolo delle terrazze retiche, fazzoletti di vigna scavati a mano nella roccia, riempiti con terra di riporto portata a spalla con le gerle e mantenuti da muretti a secco composti a mano, pietra dopo pietra, non puoi non pensare anche, e soprattutto, alla fatica. Il viaggio in quei luoghi mi ha lasciato un concetto affascinante di fatica, con un’accezione positiva che condividerò con voi nelle prossime pagine e di cui ho amabilmente conversato con Simone Moro, bergamasco, l’unico uomo a essere salito sulla cima di otto dei quattordici 8000 in piena stagione invernale. Considerato uno dei più grandi alpinisti della storia italiana, è anche scrittore, motivatore e pilota di elicotteri.