Pillole di storia - Una scoperta multietnica Asterix, che c’entra? Per quanto possa sembrare strano, lo Champagne non è un prodotto esclusivamente francese, anzi, diciamo che il via al successo planetario è stato dato da una interessante collaborazione multietnica. Ma procediamo con ordine. Iniziamo parlando dei popoli Gallo-Romani, ovvero della Gallia, l’odierna Francia del nord, conquistata dai romani - sì, proprio quelli di Asterix. Dalle parti di Reims avevano scoperto che il sottosuolo era fatto di gesso molto puro, roccia facile da tagliare e da usare come pietra da costruzione. Avendo mano d’opera a buon mercato, leggi abbondanza di schiavi, pensarono bene di cavare queste pietre facendo dei buchi nel terreno e mandando gli schiavi a scavare e tagliare. Il risultato fu che in un perimetro neanche tanto ampio si crearono molte voragini profonde anche 30 metri, con una forma, guarda un po’, a bottiglia, strette in superficie e via via più ampie in fondo. Passati i romani e coperte le aperture di questi buchi, per milleseicento anni nessuno ci pensò più. Monaci e capitalisti Intorno al 1600, la zona della Champagne non se la passava benissimo, i vini erano discreti e, curiosamente a primavera, alcuni di essi diventavano effervescenti, senza che nessuno sapesse perché, ma con le bollicine miglioravano assai. C’erano poche vigne e tante pecore, quelle che i ricchi commercianti tessili tedeschi, belgi, olandesi allevavano per la lana. C’era anche un francese, l’abate Dom Perignon, dell’abbazia di Hautvilliers che, non avendo il mutuo da pagare e una banda di pargoli a cui procurare pranzo e cena ed essendo molto dotato enologicamente, poteva passare il tempo a fare esperimenti su queste misteriose bollicine, che capitavano a caso, ma sarebbe stato bello poter fare a comando. Le pecore pascolavano su una terra più bucata di un groviera e l’abate sperimentava, fino a quando, narra la leggenda, Dom Perignon trovò la ricetta magica. I commercianti, proprietari di molti terreni, pensarono che, avendo qualche quattrino da parte, poteva essere interessante differenziare e così iniziarono ad investire in champagne, mettendo in piedi piccole aziende per sfruttare la nuova scoperta. Senza contare che i buchi nel terreno sembravano fatti apposta per allestirci delle cantine: temperatura e umidità costanti, grazie alle proprietà del gesso, bastava collegare le voragini con gallerie ed ecco le . Se qualcuno di voi si chiedesse come mai i nomi di molte case di Champagne non suonino proprio francesi, una possibile risposta forse si trova nelle righe sopra. Una volta trovata la formula per riprodurre le bollicine, aggiungendo zucchero e facendo rifermentare i vini, per farle rendere bisognava trasportarle e, per legge, si poteva farlo solo in botte; non è difficile capire che stappare un barile da 300 litri per fare il botto non era poi così pratico... crayeres 1 1 Nome con cui vengono ancor oggi chiamate le cantine scavate nel gesso: non solo funzionali ma anche molto belle. Il dado è tratto Nel 1728 re Luigi XV emana un editto che permette il trasporto del vino in bottiglie e, guarda caso, nel 1729 nasce la prima Maison di Champagne: Ruinart. In breve se ne aggiungono molte altre, alcune avranno vita breve,altre, come Ruinart resistono e prosperano fino ai nostri giorni. Ora che le bottiglie si possono trasportare, si presenta un altro problema: il vetro è sottile, bisogna imballarle con cura, i tappi non riescono a sigillare bene, basta un niente e le bottiglie scoppiano. Agli inglesi il nuovo vino piace da morire, ma il viaggio in mare attraverso la Manica è micidiale e le vittime, in termini di bottiglie, non si contano. Sono proprio loro a trovare la soluzione, inventando la bottiglia di vetro pesante, che permette tappature, conservazione e trasporti ragionevolmente sicuri. E vogliamo dimenticare gli spagnoli? A loro dobbiamo il perfezionamento del tappo di sughero, capace di trattenere alla perfezione le bollicine. A questo punto lo Champagne prende la via delle corti d’Europa, notoriamente sempre alla ricerca di idee per passare il tempo e, in seguito anche del nuovo mondo, diventando il mito che tuttora sopravvive. Gallo-Romani, tedeschi/belgi/olandesi, inglesi, spagnoli, ma i francesi, tolto Dom Perignon, dov’erano? Arrivano i francesi Non preoccupatevi, una volta capito cosa avevano tra le mani i francesi non si sono certo fatti pregare e, con il tempo, hanno tutelato il più possibile questa ricchezza: dovessi definire la nascita dello Champagne, direi che, come raramente succede, si sono trovate le persone giuste, nel posto giusto, al momento giusto. I secoli successivi sono stati a volte esaltanti, altre volte drammatici. La zona della Champagne non ha difese naturali, quindi era una strada di passaggio quasi obbligata per gli eserciti che in quegli anni combattevano in varie parti del centro Europa. Immaginatevi un manipolo di soldati, usciti dalle trincee, in mezzo a topi e rancio discutibile, che si ritrovano in un posto dove il sottosuolo trasuda Champagne e capirete quanto dura fosse superare quei momenti. Due guerre mondiali hanno fatto sfracelli da quelle parti e poi crisi economiche e problemi climatici non hanno scalfito la resistenza di un sistema che si mostra anche oggi in ottima salute e con più di un miliardo di bottiglie a riposare nelle sue cantine lunghe migliaia di chilometri.