Si può bere un’idea? Dopo i primi viaggi in Champagne, credevo di ave capito tutto, di avere in pugno la materia. Non era poi così complicato: una volta capito come funziona la produzione, buttato uno sguardo nei misteri dell’assemblaggio, frastornato dai numeri che vengono snocciolati, tutto pare lineare, logico e perfettamente funzionante. Il posto mi piaceva e sono ritornato altre volte, comprendendo che dietro il mondo sfarzoso e levigato, ma tutt’altro che ipocrita, delle grandi Maison esisteva una massa di persone straordinarie che impersonavano la vera anima dello Champagne. Fu in quel momento che mi accorsi di aver solo scalfito la superficie: avevo molte informazioni, eppure aggiungendone altre la realtà mi si rivelava più complessa e articolata del previsto. Attenzione, non stiamo parlando solo di oscuri produttori di poche introvabili bottiglie, ma di tutti i personaggi che gravitano intorno allo Champagne (compresi coloro che guidano le grandi Maison o le cooperative più blasonate). Ognuno di loro è depositario di una parte di quel mondo, ma nessuno di loro è convinto di avere capito tutto. Umiltà interessante, mai sentito parlar male e nemmeno criticare operato o vini di un concorrente, atteggiamento raro tra le nostre colline. Molti viaggi, assaggi e parole e la mia personalissima opinione è che dovremmo dimenticarci una visione d’insieme dello Champagne: impossibile descrivere una realtà tanto variegata e complessa, dove può essere presente tutto e il contrario di tutto, possiamo solo raccontare le singole parti e lasciare che ognuno di noi crei dentro di sè una propria interpretazione dello Champagne, indispensabile per apprezzarlo di più e meglio. Però, in questo viaggio nello Champagne avevo bisogno di esperti, soprattutto per alcuni argomenti, perché era necessario arrivare al nocciolo della questione con poche parole, evitando le lungaggini tipiche di chi non sa abbastanza. vigneron Buoni insegnanti Dobbiamo parlare dei vitigni e capire prima di tutto il loro ruolo nel gusto e nelle emozioni da cui nasce lo Champagne: per questo ci siamo rivolti ai produttori, non solo bravi, ma soprattutto specializzati in quella particolare uva. E allora il Pinot Noir ce lo siamo fatto raccontare dall’enologo di Bollinger, storica Maison della regione che da sempre lo usa estesamente per sviluppare il proprio stile. Il Pinot Meunier lo abbiamo cercato ai confini della Champagne, scoprendo la filosofia emozionale e biodinamica di Francoise Bedel. Per lo Chardonnay (e non solo) ho chiamato in causa Aurelien Laherte, giovanissimo e talentuoso produttore, con una passione per la Borgogna. La magia e la complessità dell’assemblaggio sono stati raccontati con maestria da Regis Camus, uno dei più premiati e apprezzati , competenza assoluta, personalità e simpatia. Non volevamo farci mancare niente e abbiamo pensato a quei pochi Champagne che possono davvero fregiarsi dell’appellativo di , talmente famosi e riconosciuti da non avere bisogno di presentazioni. E per capire cosa significhi essere e rimanere mito, abbiamo chiesto a Olivier Krug le spiegazioni del caso. Infine mancava da capire come questo eterogeneo e multiforme insieme di persone, luoghi e idee possa restare unito e funzionare alla perfezione e per scoprirlo siamo andati al CIVC, l’organismo che tutto sa e a tutto sovrintende in Champagne. chef de cave cuvée prestige Poi qualcosa ho aggiunto io, per descrivere da fuori la diversità affascinante di questo mondo e per collegare i pensieri dei nostri insegnanti al tema del libro. Non esiste? Se qualcuno si chiedesse il significato del sottotitolo, aggiungiamo qualche cifra: 4.500 produttori, 9.700 etichette registrate e attive, oltre 30.000 ettari di vigneto, 319 comuni, 15.000 , 281.000 particelle, migliaia di differenti vinificazioni, infinite possibilità di assemblaggio. E qualcuno parla ancora di Champagne? Mettiamocelo bene in testa, se vogliamo capire lo Champagne, se amiamo questo vino leggendario, dobbiamo rassegnarci al fatto che lo Champagne non esiste. Esistono migliaia di vini spumanti, prodotti in una zona ben delimitata, con un metodo rigorosamente codificato, tutti profondamente diversi tra loro e nessun punto di riferimento, nessuno Champagne ideale. Questa è la fantastica forza della bollicina d’oltralpe: rappresentare un sistema dove unità e diversità trovano un perfetto equilibrio. Dove ogni persona, ogni cibo, ogni occasione della vita, troverà la bottiglia ideale tra le 9.700. Un mondo dove, quasi utopisticamente, non esiste il “migliore”, dove essere il più costoso significa poco, dove essere invecchiato non è sempre meglio che essere giovane, dove quasi mai il brand, il marchio, ha la meglio sulla qualità, dove il bene comune è al di sopra degli interessi individuali, dove girano tanti soldi, ma mai a sproposito, dove il mito non è stato costruito solo dai francesi. Insomma una realtà affascinante da frequentare e studiare, dove in realtà ogni , ogni Maison, ogni , ha qualcosa di interessante e di esclusivo da aggiungere. Nella mio lavoro mi sono accorto di un fatto curioso. Raramente le persone hanno una memoria gustativa sviluppata; in poche parole, se assaggio un vino e mi piace, difficilmente lo riconoscerò riassaggiandolo a distanza di tempo. Pochissimi hanno, per esempio, un Chianti, un Barolo, un Sauvignon preferito, che riconoscono e cercano. Con lo Champagne cambia tutto. Persone con poca o nessuna competenza enoica riconoscono il loro Champagne preferito, vogliono quello e si accorgono se gliene viene servito un altro. Cosa incredibile, sanno anche spiegare perché gli piace (è morbido, acido, bel , complesso, leggero…) mentre per altri vini è molto più raro, e quasi mai si va al di la di “è buono!” Sembra che lo Champagne sia in grado di comunicare meglio con chi lo beve, come se riuscisse a trovare un canale privilegiato per arrivare ai sensi passando attraverso il cervello. Ecco a cosa servono tutti i numeri che abbiamo dato all’inizio. A creare questa potente forza che regala personalità, diversità, riconoscibilità allo Champagne e ci aiuta ad essere consapevoli di ciò che beviamo. vigneron cru vigneron perlage Un’idea, un concetto, un’idea Non mi stancherò mai di ripeterlo: lo Champagne non esiste, è solo un’idea, un concetto. Esistono GLI Champagne, l’universo di vini che, grazie a questa alchimia tra persone, terreno e clima, regala a ognuno di noi il gusto di scoprire sempre qualcosa di nuovo. Gaber cantava che un’idea è solo un’astrazione e poter mangiare un’idea sarebbe rivoluzione. Forse non possiamo mangiarla, ma berla sì e non è rivoluzione da poco. Amare lo Champagne non significa parteggiare per i vini francesi e tantomeno sminuire le bollicine italiane; amare lo Champagne è una strada panoramica per viaggiare attraverso il mondo del vino in generale, per sentire ancora prima di conoscere. E per divertirsi davvero. Che la lettura di questo piccolo libro, quindi, possa servire per ritagliarsi ogni tanto un consapevole attimo di star bene, in compagnia dello Champagne e di qualcuno per condividerlo... Marco Chiesa