Tiriamo le somme: esiste o non esiste? Abbiamo fatto un breve viaggio dentro la leggenda, la nostra strada si è tenuta lontana dall’accademia, ma abbiamo cercato di camminare vicino alle persone, per capire dalle loro parole, ma anche dalle frasi non dette, quelle rimaste tra le righe. In fondo fare lo Champagne non è così difficile: il metodo non ha segreti, è stato codificato nel corso di secoli e non è stato modificato granché dalla tecnologia. Abbiamo visto come molte mani abbiano scritto la storia, ma solo un modo di pensare ne abbia decretato il successo universale. Abbiamo capito sin da subito che lo Champagne non esiste, ma esistono ‘gli’ Champagne, con le loro fascinose e sorprendenti diversità e, per cominciare, siamo andati a trovare un vigneron estremo, sia per collocazione geografica che per filosofia di produzione. Alla tenuta di Francoise Bedel, Vincent Desabeau, tra un sobbalzo e l’altro della sua Peugeot d’ , ci ha raccontato la multiforme personalità del Pinot Meunier e dei suoi sforzi per diventare sempre più amico dei suoi vigneti e far parlare l’uva. Dal pragmatismo dei vigneron alla nobiltà di Bollinger che, giustamente, propone il suo stile: vinoso, profondo, scandito dalle sfumature del Pinot Noir; uno stile che si raggiunge non trascurando un solo dettaglio, conservando i vini di riserva in magnum e arrivando a fabbricarsi le botti in proprio. Lo Chardonnay e gli altri vitigni meno diffusi ce li ha raccontati Aurelien Laherte, profeta della bevibilità e della freschezza, amante della diversità e con ambiziosi ed originali traguardi. Abbiamo capito che migliore o peggiore, più buono o meno buono, non sono parole da usarsi in queste lande, perché sono prive di senso. Dobbiamo capire, descrivere e scegliere ciò che ci soddisfa, nulla più. antan Se rileggerete i racconti di questi tre interpreti dello Champagne, troverete punti comuni e differenze abissali, segno che, non esiste una verità assoluta e quindi, ripetiamolo ancora, non esiste lo Champagne. Ci siamo poi catapultati in una degustazione di trenta e passa vini per capire come funziona l’assemblaggio a casa Piper e Charles Heidsieck. Regis Camus, simpatico e pluripremiato Chef de cave, ha spiegato che la sottile arte di costruire uno stile parte dalla comprensione profonda di ogni vino. Ricordate l’esempio del gentiluomo in mutande? La consapevolezza che l’annata 2010, per quanto elegante, rischierebbe di soccombere se non si vestisse con vini del 2008 o 2009. In fondo, l’assemblaggio è tutto qui. Da Krug siamo partiti dalla sua Rolls Royce - anche se, più che altro, avrei voluto partire ‘con’ la sua Rolls, debitamente caricata di bottiglie - per capire cosa significhi ossessione per i dettagli e come sia difficile e faticoso aumentare anche di pochissimo la qualità a questi livelli. Interessante la calcolata definizione che Olivier Krug dà del suo Champagne: “il più economico grande vino del mondo.” Liberi di essere d’accordo, oppure no. CIVC infine, il consorzio dello Champagne, per capire perché tutto funziona così bene. Tenere d’accordo più di cinquemila produttori non è difficile quando essi credono che il bene comune e la cooperazione portino molti più vantaggi dell’individualismo; ci si riesce con poca burocrazia, regole semplici e inflessibilità. Lo so a cosa state pensando, ma non rovinatevi la giornata… Abbiamo terminato. Ringrazio chi mi ha seguito sin qui, in questo viaggio senza orari e senza mete, tra cantine e auto di lusso, antichi romani e nuove annate, Mozart e Rossini, concretezza e idealismo, Pinot Noir e Chardonnay, corpo e anima, per afferrare le sfuggenti certezze degli Champagne. La mia speranza è che il prossimo bicchiere di Champagne abbia per voi un valore diverso, anche di poco, adesso che sapete quale sostanza si trova dietro l’aura della leggenda. E se volete fare felice me, e soprattutto coloro che lavorano con passione per offrirvi l’inarrivabile varietà di sensazioni che solo lo Champagne può dare, una piccola richiesta: se bevete un bicchiere di Champagne, non importa dove o con chi, il primo sorso, solo il primo, fatelo chiudendo gli occhi e cercando di capire, per una frazione di secondo, il carattere di ciò che avete nel bicchiere. Poi divertitevi, tanto lo Champagne, lo sappiamo bene, non esiste.