VITICOLTURA GrapeRescue 2 per la salvaguardia della biodiversità viticola in Piemonte STEFANO RAIMONDI, ANNA SCHNEIDER, DANIELA TORNATO, GIORGIO GAMBINO, DAVIDE VIGLINO Nell’annata agraria 2023 si sono svolte le attività relative al progetto ‘ ’. Il progetto, finanziato nell’ambito dell’Operazione 10.2.1 del PSR 2014-2021 della Regione Piemonte, ha visto la cooperazione di due partner da molti anni dediti alla salvaguardia e allo studio dei vitigni minori: l’Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante del CNR di Torino (CNR-IPSP) come responsabile scientifico, e la Vignaioli Piemontesi, capofila e partner tecnico. La sperimentazione si è proposta di contribuire alla salvaguardia del patrimonio di biodiversità viticola del Piemonte mantenendo in buona efficienza la collezione ex situ di varietà di vite di Grinzane Cavour. Il vigneto collezione del CNR-IPSP si estende su di una superficie di 1,5 ha e comprende più di 800 accessioni (500 vitigni) di cui il 60% circa varietà minori e rare del patrimonio viticolo del Piemonte e dei territori limitrofi. La presenza di tante diverse varietà implica, ovviamente, una conduzione più esigente e onerosa rispetto a un impianto commerciale. Inoltre richiede una gestione tecnico- scientifica particolarmente accurata per evitare la perdita di materiale, conservato con poche piante per ogni varietà e costantemente minacciato, come per gli altri vigneti, da diverse patologie. Un primo concreto risultato è stato quello di provvedere alla necessaria sostituzione delle fallanze in numerose parcelle, garantendo la conservazione delle accessioni. Inoltre è continuata la costante attività di monitoraggio sulle sintomatologie, ed è stato possibile introdurre in conservazione 8 nuove accessioni fortemente minacciate, di cui 3 appartenenti a cultivar piemontesi finora non presenti in alcuna collezione. Le funzioni di una collezione di germoplasma non si limitano alla semplice conservazione delle accessioni. Un secondo aspetto del progetto prevedeva infatti di caratterizzare alcune cultivar finora poco conosciute. GrapeRescue 2 - Conservazione ex situ e valutazione di cultivar di vite a rischio di scomparsa Il grappolo della Coccalona nera, varietà storica da cui si sono originati il Barbera e molti altri vitigni e le cui piante sono da poco entrate in produzione: . La sperimentazione ha consentito di raccogliere per queste varietà dati storici, morfologici, genetici e agronomico-produttivi e con questi compilare schede descrittive che sono state e saranno oggetto di divulgazione. Il terzo obiettivo del progetto era infine il trasferimento al pubblico delle conoscenze e dei risultati ottenuti. Le schede varietali sono state quindi inserite in alcune banche dati disponibili online. Sempre al fine di trasferire conoscenze al settore vitivinicolo e di sensibilizzare il pubblico sul patrimonio rappresentato dalla biodiversità viticola, sono state organizzate due mattinate dedicate alle visite guidate nella collezione, svoltesi il 24 e 25 agosto 2023 e che hanno visto la partecipazione di oltre 40 visitatori con una buona rappresentanza di tecnici, vivaisti, produttori, appassionati e insegnanti. L’attenzione si è concentrata su dieci varietà recentemente recuperate Bottagera (falsa), Coccalona nera, Moradella, Moscato bianco precoce, Patouja, Putet, Rachina, Uva dell’obi, Vergera (una tabella completa riportante le principali caratteristiche delle varietà è accessibile tramite il QR Code) https://bit.ly/3UUPInP Agli intervenuti, oltre a essere stati illustrati scopi, struttura e attività della collezione, sono stati mostrati alcuni dei vitigni studiati nel progetto. Tra di essi la , vitigno minore ormai rarissimo, che è stato recentemente scoperto essere il genitore di numerose cultivar importanti piemontesi e non (come Barbera, Uva rara, Vespolina, Moscato nero di Acqui, ma anche del Riesling italico) e di cui si era già trattato sul numero 2/2021 di Millevigne (vedi il QR Code o il link ). O ancora la , vitigno storico discendente della stessa Coccalona nera, che fino alla fine del XIX secolo era tra i più diffusi vitigni in Oltrepò pavese e nel vicino Tortonese. Per questo vitigno la caratterizzazione condotta ha consentito di identificarlo come varietà distinta da altre che vengono coltivate sotto la stessa denominazione, in una confusione finora irrisolta anche a livello normativo e di classificazione ufficiale. Altra varietà illustrata è stata (geneticamente finora indistinguibile da quest’ultima) che presenta una morfologia fogliare che si discosta molto da quella del noto vitigno piemontese. Si è colta così l’occasione per sottolineare , che potrebbero presentare, al di là delle mere differenze morfologiche, caratteri fenologici favorevoli, di tolleranza ai patogeni o alle avversità climatiche, utilissimi per affrontare le sfide poste da questi fattori. Coccalona nera https://bit.ly/3Ur9CXm Moradella una curiosa forma di Barbera l’importanza della raccolta e dello studio di mutazioni e forme di variabilità interna ai vitigni maggiori https://bit.ly/3Ur9CXm Nella sperimentazione non è mancata l’attenzione alle aree più ‘marginali’ (ma spesso anche più curiose) del panorama vitivinicolo piemontese, considerando che tra le dieci varietà caratterizzate vi erano vitigni minori della Val d’Ossola, come la dalle uve violacee, esclusiva di queste aree, e la , qui nota anche come . Quest’ultimo vitigno, di grande produttività, era un tempo probabilmente più diffuso di oggi tanto che lo si ritrova anche nella medio-alta Valtellina con il nome di Chiavennasca bianca, rinnovando quindi un parallelo con il Nebbiolo (Prunent in Ossola, Chiavennasca in Valtellina). La Vergera, tuttavia, non è la mutazione del Nebbiolo per il colore della bacca e anzi i due vitigni non presentano legami di parentela tra loro. Tra le varietà oggetto di studio come la cosiddetta ‘ ’ di Pocapaglia (CN), un tempo impiegata per il consumo fresco e, dopo appassimento, per la produzione di un dolce tipico natalizio, il Salòt. L’occasione ha permesso di sottolineare come, a fronte di un mercato che ricerca quasi esclusivamente varietà apirene di nuova costituzione, anche il mondo delle uve da tavola ha una storia locale e, forse, anche prospettive di recupero rivolte ai consumatori più consapevoli e curiosi. Le altre varietà oggetto delle attività di GrapeRescue 2 sono state: , cultivar genitore della Coccalona nera e di molti altri vitigni minori piemontesi e non; il , varietà del Piemonte meridionale frutto di un incrocio spontaneo tra Moscato bianco e Dolcetto bianco; la , vitigno minore a bacca nera dell’Alto Canavese; , curiosa varietà a bacca bianca presente, oltre che in Canavese, in ristrette aree dell’Emilia e del Veneto. Il progetto GrapeRescue 2 ha permesso, in conclusione, di proseguire il prezioso lavoro di conservazione, studio e valorizzazione del patrimonio varietale di vite piemontese, raccolto a partire dagli anni ’80 del Novecento dall’attività del CNRIPSP. Simili progetti consentono di mantenere anche il rapporto con il mondo produttivo, che è una delle funzioni principali delle collezioni: non solo dunque raccolte di materiali per interessi scientifici, ma strumento per affrontare i cambiamenti e le sfide future dell’intero comparto vitivinicolo. Progetto finanziato Rachina Vergera Prunent bianco si è dato un posto anche alle uve da tavola Freisa grossa la Bottagera (falsa) Moscato bianco precoce Patouja l’Uva dell’obi Vendemmia parcellare del Moscato bianco precoce, una delle cultivar caratterizzate nel progetto GrapeRescue 2 . Progetto finanziato ai sensi del FEASR - Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale l’Europa investe nelle zone rurali Programma di sviluppo rurale 2014- 2020 Misura 10 “Pagamenti Agro-Climatici- Ambientali” Operazione 10.2.1 “Sostegno per conservazione, uso e sviluppo sostenibili delle risorse genetiche vegetali”