CULTURA E SOCIETÀ , dalla carta al gioiello Drinking lady STORIA DI COPERTINA di MONICA MASSA Le opere di winepainting possono diventare anche accessori preziosi da indossare, grazie a un esempio virtuoso di collaborazioni in arte PurpleRyta è un’artista che è da sempre legata al vino, non solo per via delle origini di Langa, ma anche per la sua vita professionale. Dopo gli studi inizia a occuparsi di comunicazione food&wine e segue anche aziende vitivinicole piemontesi, fino a quando la sua passione per l’arte la porta a comunicare il vino in un modo meno consueto. Ryta inizia a sperimentare il colore del vino sulla carta partendo dai colori del Barolo, per poi dedicarsi alla pittura con anche gli altri vini piemontesi come il Dolcetto e la Barbera, e grazie ai tanti amici produttori, continua ad ampliare la sua “palette”. Nei suoi quadri troviamo la sua vita lavorativa e la sua vita artistica, perché da sempre lavora nel mondo del vino ma ama anche dipingere. “Tutto è nato da una goccia di vino caduta su un foglio, agli altri sembrò soltanto una macchia, io invece ne vidi qualcosa in più e da lì è nato tutto.” Ryta spiega così il momento in cui ha deciso di fare arte con il vino, differenziandosi da altri winepainter per il suo particolare approccio con la materia prima. La sua particolarità infatti è di dipingere col vino non partendo da un soggetto preciso in cui i colori del liquido fanno da contorno, ma di lasciare invece che sia la macchia a esprimersi, a creare una figura che Ryta non farà altro che assecondare. “Ognuno interpreta la macchia come più gli piace”. Una tecnica che è piena libertà di espressione, proprio come le opere d’arte che Ryta realizza. “Uso il vino per comunicare qualcosa in più che è il nostro territorio (quello delle Langhe ndr), da cui comunque parto, ma che rischia di far cadere nell’autoreferenzialità. Come nel caso delle donne: il vino è il mezzo per comunicare le nostre caratteristiche, punti di forza, debolezze. Il mio motto “Il vino nuoce gravemente alla salute: contiene cultura” è un messaggio per i turisti ma anche per noi che viviamo qui, per i produttori in primis, che spesso se ne dimenticano.” Dalla macchia generalmente per Ryta scaturisce , perché essere spettinate non significa disordine ma libertà, la stessa libertà che Ryta lascia al vino spandendosi sul foglio di carta. Figure femminili “spettinate” perché è la macchia a far da padrona. Donne spettinate sì, ma mai trasandate, donne capaci di affrontare la vita con leggerezza ma che sono tutt’altro che superficiali. È senz’altro una cosa nuova per gli enoturisti che si trovano a visitare l’atelier di Rita vedere il Barolo sulla carta anziché nel bicchiere e d’altra parte c’è anche chi l’ha criticata per utilizzare per dipingere vini pregiati. Con questo modo di dipingere Ryta ha realizzato una vera e propria tecnica, che illustra alle più svariate wine painting class nel suo atelier a Barolo. Ryta Barbero una donna, drinking lady e spettinata Ryta Barbero L’atelier di Ryta a Barolo WINE PAINTING CLASS PER EMOZIONARSI CON I COLORI DEL VINO Alle wine painting class partecipano adulti (non è adatto ai bambini perché si usa un alcolico e perché è un’attività meditativa), amanti del vino soprattutto stranieri (da Stati Uniti, Nord Europa, Ucraina, Israele, ecc.) e Italiani. Anche astemi che vogliono apprezzare il vino e trovano così il modo. “Di solito – ci dice Ryta – vengono per fare una pausa dalla scorpacciata a volte frenetica di visite, degustazioni, pranzi e cene che fanno una volta arrivati in Langa. Il mio atelier è l’unico posto in cui si rilassano, meditano, creano, riprendono contatto con l’artista che è nascosto in ognuno e imparano a godere del vino in un’altra forma. Da me infatti non bevono. Chi ha voglia di provare la mia tecnica lo fa sia per curiosità che per voglia di imparare: con entusiasmo scoprono che esistono colori diversi a seconda dei vini, che il tipo di carta ha effetto sulla resa dell’opera e che il vino educa alla pazienza perché la maggior parte delle volte ha bisogno di tempo per esprimersi sul foglio e perché fa quello che vuole, nonostante noi tentiamo di indirizzarlo e incanalarlo con i nostri segni.” L’invito di Ryta è di rovesciare il vino sul foglio e poi individuare il soggetto, una espressione di piena libertà come l’invito a chi visita il suo atelier di farsi un giro sull’altalena che ha posizionato sul balcone che affaccia sulle merlature del Castello di Barolo. La spensieratezza del fanciullo, un ritorno all’infanzia che ci rende più sinceri, più sensibili e meno legati alle mode del momento. Una leggerezza quella dell’arte di Ryta che non è superficialità ma che esprime libertà, con la consapevolezza che non si deve smettere di sognare. Accanto alle opere sbarazzine dove la macchia diventa la capigliatura spettinata della drinking lady abbiamo anche un rigore interpretato dall’utilizzo della foglia d’oro, oppure la sua tecnica si ritrova anche in particolari di etichette, dipinte con lo stesso vino che la bottiglia contiene. Importante anche la collaborazione con Ian d’Agata che l’ha scelta come artista autrice della copertina del libro Barolo Terroir. Uno dei motti di Ryta che vediamo scritto anche sui gradini della scala che conduce al suo atelier è “Il vino unisce e il vino contiene cultura”, un motto che si è pienamente realizzato in occasione dell’evento organizzato in collaborazione con altri professionisti durante l’ultima Douja d’Or, la manifestazione che si svolge ad Asti a settembre. Nel dialetto piemontese la “Douja” (dùia), infatti, è l’antico recipiente di terracotta utilizzato per travasare, conservare e servire il vino. Da qui il nome della storica manifestazione ideata nel 1967, che è cresciuta nel tempo fino a diventare uno dei principali eventi del vino in autunno, con masterclass e degustazioni, ma anche iniziative e appuntamenti culturali. Fuori- Douja Opere sul vino Wine painting class Uno dei motti dell’artista: Il vino contiene cultura VINO E COLORI CHE IN SQUADRA DIVENTANO GIOIELLI, SCULTURE E IMMAGINI In occasione dell’edizione 2023 della manifestazione Ryta, insieme ad altri artisti, è stata promotrice di un evento in grado di riunire col tema del vino, l’arte, l’artigianato e la cultura del territorio. Le opere di Ryta sono diventate gioielli attraverso il saper fare dei maestri orafi della famiglia Caldera (Asti), e la realizzazione è stata documentata in maniera professionale attraverso le foto e i video di (Exploria srl, Santo Stefano Belbo). A richiamo del vino anche le installazioni in ferro di (TerrEmerse, Casorzo) ben nota per le sue installazioni in vigna (ne abbiamo scritto anche su Millevigne 2/2022). Le figure femminili di Ryta sono state abbozzate in miniature dalla designer del gioiello di Montechiaro d’Asti, per diventare tessere smaltate e successivamente arricchite con metalli o pietre preziose, così da creare pendenti per orecchini e collane o anelli. Il passaggio dal bozzetto alla realizzazione richiede competenze e professionalità differenti, una filiera che ha come obiettivo quello di far risaltare un prodotto del territorio, il vino, declinato sotto forma di arte, cultura, artigianalità. “Il desiderio di produrre qualcosa che richiamasse il nostro territorio ci ha portati a realizzare, grazie alla collaborazione con Ryta, dei pezzi unici che sono un valore aggiunto alla nostra artigianalità orafa” afferma convinta Stefania Caldera dell’omonima gioielleria. “La linea Dwine che abbiamo arricchito grazie alle opere di Ryta ha un grandissimo valore, anche per i materiali usati – ne esiste infatti anche una versione in oro e brillanti – ma soprattutto perché ogni manufatto è irripetibile, è una vera e propria emozione da indossare”. Un ulteriore arricchimento alla presentazione di queste produzioni orafe è data dall’attività dell’agenzia Exploria di Matteo Contini e Laura Canaparo, con le foto e i video che ripercorrono le varie fasi realizzative del gioiello “Con le nostre immagini cerchiamo di trasmettere quel qualcosa che magari passerebbe inosservato, facendo emergere il bello, questo è un poco la nostra missione”. Un’attività di promozione che si estrinseca per immagini, così come le opere scultoree di Giorgia Sanlorenzo e il suo progetto TerrEmerse, anch’essa attrice di questo team unito dal vino. Le attività di questo gruppo di professionisti stanno proseguendo con la partecipazioni a vari eventi del vino, anche fuori regione. Le donne spettinate di Ryta possono continuare a brindare e a volare in alto. Matteo Contini e Laura Canaparo Giorgia Sanlorenzo Giulia Allasio Da sx Ryta Barbero, Giorgia Sanlorenzo, Stefania e Andrea Caldera, Giulia Allasio Matteo Contini e Laura Canaparo Dalla carta al gioiello Scultura di Giorgia Sanlorenzo, foto di Laura Canaparo