DALLA RICERCA Due passi nella scienza A cura di ALESSANDRA BIONDI BARTOLINI Tecniche colturali e adattamento al clima: la lezione dei nostri antenati I primi coltivatori della vite e dell'olivo osservarono e subirono la variabilità del clima e le oscillazioni delle loro produzioni e si adattarono ai cambiamenti, scegliendo tecniche colturali idonee a rendere le colture più efficienti e redditizie. Lo studio realizzato dai ricercatori tedeschi dell'università di Tübingen ha analizzato più di 1500 reperti archeobotanici, semi e legno di olivo e di vite, rinvenuti in numerosi siti archeologici distribuiti nelle aree della Turchia, Siria, Libano, Giordania e Israele. I dati hanno permesso di valutare le condizioni di crescita delle piante, l'efficienza fotosintetica, la presenza di condizioni di stress idrico e la produttività. Dall'interpolazione con le precipitazioni medie ricostruite in un periodo che va dalla prima età del Bronzo (circa 3000 a.C.), fino all'Età del Ferro (550 a.C.), è stato possibile comprendere come per la coltivazione della vite nel periodo più antico dell'impatto dello stress idrico fosse strettamente legato alle condizioni stagionali, mentre nei periodi successivi, in modo particolare nelle zone più aride, l'introduzione dell'irrigazione avesse permesso di intervenire per garantire le produzioni. Una scoperta che evidenzia sia che la coltivazione della vite fosse già dalla media Età del Bronzo tanto importante da scegliere di destinarvi risorse e strategie agronomiche specifiche, sia che gli antichi viticoltori abbracciassero già allora concetti moderni di adattamento e resilienza per le loro coltivazioni. Articolo originale: Riehl S, Deckers K, Hinojosa-Baliño I, Gröcke DR, Lawrence D (2025) Fluctuations of viti- and oleiculture traditions in the Bronze and Iron Age Levant. PLoS One 20(9): e0330032. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0330032 Non per ridurre l'acido gluconico Saccharomyces L'acido gluconico è un prodotto indesiderato derivante del metabolismo degli agenti dei marciumi del grappolo, come o dei batteri acetici dei generi o . La sua formazione avviene attraverso una via di ossidazione enzimatica del glucosio e in mosti o vini ottenuti da uve contaminate questo composto si può accumulare fino a valori di 1-2 g/L. Le conseguenze sono l'incremento indesiderato dell'acidità, la formazione di lattoni in grado di legare l'SO₂ e l'instabilità microbica per il consumo dello stesso acido gluconico da parte dei batteri lattici che lo trasformano in acido acetico, acido lattico e ammine biogene. Un gruppo di ricercatori spagnoli ha individuato tra i caratteri utili del lievito anche la capacità di consumare acido gluconico. Nella ricerca, pubblicata sull' , sono stati quindi selezionati due ceppi più efficienti e valutate le modalità di inoculo in mosto o in vino, tra le quali la più performante è risultata quella di inoculo sequenziale prima dell'avvio della fermentazione alcolica. Botritys cinerea Gluconobacter Acetobacter Schizosaccharomyces pombe Australian Journal of Grape and Wine research Articolo originale: Del-Bosque, David, Vila-Crespo, Josefina, Ruipérez, Violeta, Fernández-Fernández, Encarnación, Benito, Santiago, Calderón, Fernando, Tesfaye, Wendu, Rodríguez-Nogales, José Manuel, Use of Schizosaccharomyces pombe to Consume Gluconic Acid in Grape Must in Unique and Sequential Inoculations With Saccharomyces cerevisiae, Australian Journal of Grape and Wine Research, 2025, 5569178, 14 pages, 2025. https://doi.org/10.1155/ajgw/5569178 Modelli ad alta risoluzione per prevedere l'espansione della malattia di Pierce Lo sviluppo e la diffusione delle malattie dipende dalle condizioni climatiche, il ciclo dei patogeni e la loro relazione con i vettori e con le piante coltivate e da tutte le relazioni che intercorrono tra questi elementi del patosistema. La difficoltà, in una situazione come quella attuale di cambiamento delle condizioni climatiche, sta nel comprendere all'interno di un modello tutte queste relazioni di tipo non lineare, allo scopo di sviluppare degli strumenti affidabili per affrontare la gestione e la mitigazione degli effetti delle malattie. Per prevedere e mappare il rischio di diffusione a livello globale di subsp , responsabile della malattia di Pierce, un gruppo di ricercatori spagnoli di Palma di Maiorca ha elaborato un modello epidemiologico climatico integrato con i dati di diffusione e distribuzione dei vettori. Valutando l'impatto della risoluzione spaziale dei dati climatici utilizzati sull'accuratezza di stima del rischio, i ricercatori, esperti nello studio dei sistemi complessi, hanno dimostrato che il microclima è decisivo e anche piccole variazioni locali nella temperatura, l'umidità e le precipitazioni sono in grado di cambiare il "percorso" della malattia. Questo è vero soprattutto nelle zone con topografia complessa come le valli dei fiumi. Applicando il modello sviluppato sulla base di un dataset di dati climatici ad alta risoluzione è stato possibile quindi sviluppare delle nuove mappe di rischio, dalle quali si può osservare una maggiore probabilità di diffusione della malattia in tutte le aree vitate a livello mondiale, con un livello di rischio che aumenta in modo particolare nei paesi Mediterranei e in Sud Africa. Xylella fastidiosa fastidiosa Articolo originale: Giménez-Romero, À., Moralejo, E. & Matías, M.A. High-resolution climate data reveals increased risk of Pierce's disease for grapevines worldwide. Sci Rep 15, 31282 (2025). https://doi.org/10.1038/s41598-025-13994-1