CULTURA E SOCIETÀ Vino a corte Nei banchetti rinascimentali il vino non solo è consumato, ma si prende il palcoscenico nella musica e nel canto di ALBERTO ANGELINO BACCO TRA LE NOTE Perdonate la rima traballante, era per farvi entrare nello spirito del viaggio che faremo in questo numero. Perché, in effetti, siamo andati su e giù nella storia della musica, dai monaci dell'anno Mille al rock, dalle peggiori osterie tedesche ai palchi della Scala e abbiamo saltato proprio il secolo e i luoghi dove più si tracannava: le corti del Cinquecento italiano. Immaginatevi dei ricconi, più o meno nobili, che davano feste al cui confronto il matrimonio di Jeff Bezos sembra la Sagra del Peperone; un mondo dove sei considerato al top solo se assumi Leonardo Da Vinci per allestire la . Figuratevi se in questo tripudio di fiorini accumulati da gente che si inventa di discendere dagli eroi dell'Iliade (un po' come oggi i bauscia millantano di aver conosciuto Giorgio Armani), potevano mancare gli inni a Bacco e alla gioia del vino. Perché lo stesso banchetto rinascimentale è una grande macchina teatrale che vuole rappresentare il buon vivere, dove ogni piacere dialoga con l'altro, tra trionfi di cibo, balli e musica. Non per niente è da questo pentolone estetico che nascerà il melodramma: di Peri e Rinucci, rappresentato a Firenze nel 1600 per la festa di matrimonio tra Caterina de' Medici ed Enrico IV. Altro che "Chiamo mio cugino a fare il DJ." Dame e Messer c'hanno in vigna gran diletto/ di una lacuna grave assai mi pento/di Bacco e note da due anni già v'ho detto/ ma dimenticai il Rinascimento. location Euridice Ma prima diamo a Dionisio quel che è di Dionisio: molto di quello che troverete in questo articolo è frutto di una pregevole edizione musicale della Tactus: "Il vino in musica tra il XV e il XVI secolo" con l' La Rossignol. È grazie a questo CD, ad esempio, che potrete scoprire di Mattio Rampollini: una composizione che ci porta proprio alla corte dei Medici che tra traversie varie alla fine del Cinquecento, non solo governano Firenze, ma sono divenuti granduchi di Toscana con Cosimo I. . Passa di lì il famoso Luca Marenzio, ci lavora Francesco Corteccia e lo stesso Rampollini. Considerate che il Madrigale è stato in Italia, dal XV al XVII secolo, una forma d'arte che per diffusione e mercato è paragonabile alla canzone pop contemporanea. Tutti cantano, compongono e si scambiano madrigali: nobili, letterati, ecclesiastici. Sono brani musicali di pochi minuti, struttura semplice, testi in volgare, organico per più voci che si intersecano su un accompagnamento. Gli argomenti vanno dai versi dei grandi poeti alla canzone amorosa, fino alla parodia più o meno licenziosa (se in un madrigale trovate versi come "mille volte vorrei morir tra le tue braccia" sappiate che si sta parlando della " " francese: orgasmi, non trapassi). Per i soggetti la mitologia va per la maggiore, perchè siamo in un secolo che ha riscoperto l'armonia dei classici; a volte si fanno entrare in scena le maschere della commedia dell'arte, ma tutto parla sempre d'amore. Praticamente è come un Festivalbar degli anni Ottanta. ensemble Bacco Bacco La corte comincia a esercitare sui madrigalisti lo stesso richiamo del Festival di Sanremo petite morte Orlando di Lasso