L'editoriale Dolcemente complicate (ma non polarizzate) di Alessandra Biondi Bartolini "E tu da che parte stai? Dimmelo nei commenti!". La domanda arriva dopo un di poco più di un minuto che affronta un tema delicato e complesso come quello di alcol e salute. Qualche spiegazione sul metabolismo dell'alcol e i rischi collegati, una frase sul consumo moderato, l'affermazione " " che il vino non è (solo) alcol. E poi la domanda. A farla è una comunicatrice del vino, il luogo è la sua bacheca di Instagram. Non chiede che cosa ne pensi o che cosa ne sai, chiede di schierarsi, come se si trattasse di una gara sportiva o come se i suoi fossero membri della giuria popolare di una puntata di Forum. Non è un caso isolato: per creare – coinvolgimento – e alimentare il – la discussione – continuiamo, anche nel mondo del vino, a creare squadre (o partiti, come volete voi) che si affrontano anche sugli aspetti più tecnici o complessi. reel passe-partout follower engagement thread Abbiamo cominciato con i vini naturali contro tutti, abbiamo visto nascere quelli che solo il tappo a vite e quelli che mai senza il sughero, quelli che i dealcolati non sono vino e che però il vino non è alcol e addirittura quelli che le TEA no e i PIWI sì (e quelli che viceversa PIWI giù e TEA su). Mettendoci e schierandoci dalla parte del nero, da quella del bianco o nel gruppo del rosso, ci siamo dimenticati del grigio e del rosa che, diciamocelo, nella maggior parte dei casi sono molto più eleganti e vestono benissimo i nostri pensieri. Nel mare tiepido dei cuori e dei che galleggiano sotto i nostri post, ci siamo dimenticati di cosa ci sta sotto e abbiamo perso la capacità di immergersi nella profondità di quanto ci circonda: la dimensione più interessante e ricca da scoprire e da osservare. Eppure, senza uscire dal linguaggio del web, l'attività di cercare, raccogliere e approfondire in rete si definisce navigare. Non dividere, non banalizzare, non essere spettatori passivi di una comunicazione ipersemplificata, ma navigare. Come Ulisse. Come è successo? A rispondere e spiegare il ruolo che hanno avuto i social media nel fenomeno della polarizzazione (delle opinioni e delle posizioni, in qualsiasi contesto), è la psicologia sociale. C'entrano i di conferma, le bolle social o e naturalmente gli algoritmi, che tendono a mostrarci i contenuti in grado di soddisfare il nostro bisogno di approvazione o di sollecitare in noi emozioni contrastanti, spingendoci a intervenire nelle discussioni e creare , l'unico obiettivo. L'ho fatto anch'io sotto al post del quale parlavamo in apertura: l'ho fatto e in tal modo ho contribuito al successo di un contenuto che non condividevo del tutto. like bias echo chamber engagement Certo si può fare buona divulgazione anche sui social e utilizzarli per raccontare la complessità: il problema è che gli algoritmi non premiano la qualità e la sopravvivenza di chi si muove su quei mezzi dipende sostanzialmente dai numeri. Ma se i social hanno questo funzionamento, che ci piaccia o meno, si può scegliere di informarci altrove, in modo più approfondito e anche più lento. La scienza e la tecnica, con la viticoltura, l'ambiente e l'enologia, sono temi complessi, a volte non facili e immediati ma sicuramente affascinanti e interessanti, che si sia professionisti o semplici appassionati. Dedicando il giusto tempo all'approfondimento si è in grado di fare proprie le tante sfaccettature e visioni di un argomento, scoprendo che le cose non sono mai banali, a volte portano a scelte complicate ma non necessariamente divisive. Non è un momento facile per l'editoria e per chi realizza, pubblica e vive di approfondimenti. Un esempio su tutti è la disputa degli editori nei confronti di Google per l'uso dell'AI Overview, quella sintesi dei contenuti della ricerca che compare prima dei link, che utilizza i contenuti dei link ma evita a chi cerca un argomento la fatica di andarsi ad aprire le fonti e leggere gli originali. Leggere, assimilare, ascoltare voci diverse e fare scelte richiede un tempo che ci dobbiamo riprendere. Ogni numero di Millevigne è ricco di approfondimenti necessari per restare informati dandosi tempo: ci sono tre mesi tra un numero e l'altro. Tre mesi per leggere e navigare in quello che potremmo definire un sano e ricco . Un abbonamento a Millevigne, che oggi si presenta in una nuova veste grafica ma con la profondità di sempre, è un investimento per stare dalla parte giusta. slow reading E tu da che parte stai? Nota: In questo editoriale sono contenuti diversi anglismi che si usano nel linguaggio dei social media. A volte i termini corrispondenti in italiano esistono, a volte no, ma chi bazzica Facebook, Instagram o TiK Tok li usa così e tradurli sarebbe una forzatura. Nessun Accademico della Crusca è stato maltrattato.