Un documento, datato 28 maggio 1627, elenca i vini appartenuti a un certo Angelo Maria Crova, venduti dopo la sua morte: si menziona la vendita di un vino chiamato "pasca", probabilmente un vino leggero destinato al consumo quotidiano. Le ricerche di Ricaldone confermano che il Monferrato ha sempre prodotto vino in abbondanza, apprezzato anche nelle corti nobiliari fin dai tempi degli Aleramici (956-1305), dei Paleologi (1306-1533) e dei Gonzaga (1536-1708). Questa lunga tradizione vitivinicola rappresenta un importante patrimonio storico e culturale, che evidenzia il legame profondo tra il territorio piemontese e la produzione del vino. La cultura della vite era così diffusa che diede persino il nome alla cittadina di Vignale. Fondata nel X secolo dopo le invasioni saracene, Vignale fu scelta per la sua idoneità alla viticoltura intensiva. Il nome stesso deriva dal latino "locum vineale", ovvero "luogo destinato ai vigneti", poi semplificato in Vignale. Per concludere, la documentazione raccolta testimonia come la coltivazione della vite e la produzione di vino siano state centrali nella storia del Monferrato. Anche gli autori stranieri hanno riconosciuto il valore dei vini locali: il Larousse, nel XIX secolo, citava la Malvasia d'Asti tra le produzioni pregiate del Piemonte. Inoltre, il geografo Goffredo Casalis nel 1836 sottolineò la qualità del vino di Ricaldone, noto per la sua dolcezza e per la capacità di migliorare con l'invecchiamento. L'analisi storica dimostra come, dal Medioevo fino al XIX secolo, il vino sia stato un elemento chiave della vita economica e sociale del Monferrato. La speranza è che questa ricerca possa essere ampliata in futuro, per delineare con maggiore precisione l'evoluzione millenaria della viticoltura monferrina. L'analisi storica dimostra come, dal Medioevo fino al XIX secolo, il vino sia stato un elemento chiave della vita economica e sociale del Monferrato. La speranza è che questa ricerca possa essere ampliata in futuro, per delineare con maggiore precisione l'evoluzione millenaria della viticoltura monferrina. Nel XIX secolo, alcuni enologi cercarono di fare chiarezza sul Grignolino, distinguendolo da altri vitigni con cui spesso veniva confuso. Nel 1798, il conte Nuvolone descrisse il Grignolino, che altri chiamavano come un'uva di qualità inferiore e affermando che fosse preferibile mescolarlo, facendo riferimento alle equivalenti , con altre varietà come , e . Nebieul rosè Balestre Freisa Bonarda Barbera