Vi chiederete ora che cosa, tutto questo, abbia a che fare con la storia e con il Grignolino in particolare. Lo storico Carlo Ginzburg scriveva che “l’esistenza di una connessione profonda che spiega i fenomeni superficiali viene ribadita nel momento stesso in cui si afferma che una conoscenza diretta di tale connessione non è possibile". Se la realtà è opaca, esistono zone privilegiate — spie, indizi — che consentono di decifrarla. (…) Ma può un paradigma indiziario essere rigoroso? L’indirizzo quantitativo e anti-antropocentrico delle scienze della natura da Galileo in poi ha posto le scienze umane in uno spiacevole dilemma: o assumere uno statuto scientifico debole per arrivare a risultati rilevanti, o assumere uno statuto scientifico forte per arrivare a risultati di scarso rilievo. Solo la linguistica è riuscita, nel corso di questo secolo, a sottrarsi a questo dilemma, ponendosi perciò come modello, più o 5 meno raggiunto, anche ad altre discipline. Viene però il dubbio che questo tipo di rigore sia non solo irraggiungibile ma anche indesiderabile per le forme di sapere più legate all’esperienza quotidiana — o, più precisamente, a tutte le situazioni in cui l’unicità e insostituibilità dei dati è, agli occhi delle persone implicate, decisiva. Qualcuno ha detto che l’innamoramento è la sopravvalutazione delle differenze marginali che esistono tra una donna e l’altra (o tra un uomo e l’altro). Ma ciò può essere esteso anche alle opere d’arte o ai cavalli. In situazioni come queste il rigore elastico (ci si passi l’ossimoro) del paradigma indiziario appare ineliminabile. Si tratta di forme di sapere tendenzialmente mute — nel senso che, come abbiamo già detto, le loro regole non si prestano a essere formalizzate e neppure dette. Nessuno impara il mestiere del conoscitore o del diagnostico limitandosi a mettere in pratica regole preesistenti. In questo tipo di conoscenza entrano in gioco (si dice di solito) elementi imponderabili: fiuto, colpo d’occhio, intuizione ”. 2