La trasformazione linguistica sarebbe quindi: → → → , per via delle naturali contrazioni linguistiche tipiche dell'epoca. Berberis Berberisina Berbesina Barbera Infine, lo studioso esaminò anche l'origine del nome "Grignolino". Il Larousse suggerisce che derivi dalla parola dialettale " ", che indica i vinaccioli abbondanti negli acini di questa varietà d'uva. Tuttavia, Ricaldone propose un'altra ipotesi: il nome potrebbe derivare dal termine francese " ", che indica una terra difficile da lavorare, proprio come quella su cui il Grignolino cresce meglio. grignole grigne In conclusione, vi furono due schieramenti di studiosi: da un lato i filologi, che cercavano un'origine etimologica delle parole, e dall'altro gli ampelografi, esperti di viticoltura. Ricaldone propose una terza via che cercava di unire entrambe le discipline, confermando che le carte dell'Archivio Capitolare di Casale sarebbero state una testimonianza preziosa sulla coltivazione della vite in Monferrato e sull'origine del nome Barbera. Ottobono di Coniolo: un illustre enologo medievale Nella seconda metà del 1200, i canonici della Chiesa di Sant'Evasio di Casale, tra cui Ottobono di Coniolo, Brizio Relione, Giacomo Lecasenno, Otto de Casis e Guala Falceta, si dedicarono alla viticoltura con la stessa passione e competenza dei monaci appartenenti ai vari ordini religiosi medievali che si occuparono di viti e vino in Europa. Eppure, in Piemonte, il loro contributo è stato spesso trascurato, a differenza di quello dei Benedettini di San Nazaro Sesia, i quali, secondo lo storico Nicolao Martino Cuniberti, diffusero le migliori tecniche di coltivazione della vite e della vinificazione nei territori sotto il dominio dei Conti di Biandrate. Questi monaci possedevano terreni a Sizzano e influenzarono la viticoltura delle vicine aree di Ghemme, Fara e Briona, oltre che delle zone di Maggiora e Grignasco, grazie ai loro possedimenti a Briga e Castelletto Cerro.