PAOLO DESANA E LA SCELTA DELL INTERNATO MILITARE Per comprendere profondamente la figura di Paolo Desana, bisogna premere il tasto rewind, portandoci molto indietro rispetto ai suoi giorni in politica. necessario tornare all 8 settembre 1943, quando la guerra repentinamente cambi faccia e 650.000 soldati italiani si trovarono di fronte a una decisione epocale: unirsi alle milizie nazifasciste o scegliere di non farlo. Furono circa 50.000 ad optare per la prima opzione. Paolo Desana fu uno dei 600.000 che oggi ricordiamo come IMI (Internati Militari Italiani), che dissero NO alla richiesta di combattere per la Repubblica Sociale Italiana. Un rifiuto consapevole che Paolo ripet pi e pi volte: il padre di Andrea fu chiamato a scegliere 27 volte (!), ogni volta con conseguenze peggiori ma preferendo le privazioni e le offese della prigionia al tradimento dei propri valori. Egli infatti, come altri, fu trattenuto in svariati campi di internamento tedeschi, che differivano nel nome da quelli di concentramento proprio solo per la loro prigionia in qualit di militari, a cui, di tanto in tanto, veniva offerta una carta esci gratis di prigione se solo avessero voluto ripensarci (una scelta che i prigionieri ebrei di certo non hanno mai avuto). Questa scelta degli IMI non fu istintiva: fu una presa di posizione morale profondissima. Gli IMI avevano un alternativa: collaborare e tornare liberi. Oppure subire la fame, il freddo e le privazioni dei campi, senza nessuna certezza di rivedere casa. Quella degli IMI fu una resistenza senza armi , ma non per questo meno eroica: le condizioni nei campi erano brutali, al limite della sopravvivenza. Andrea ci ha raccontato un dettaglio agghiacciante: la cattura di un topo diventava nel campo motivo di festa, un occasione per un boccone pi abbondante oltre alle bucce di patata. Circa 55.000 di questi uomini morirono nei campi, e il bilancio sale a circa 80.000 se si contano quelli che morirono poco dopo il ritorno a casa per le malattie contratte. 17