LA QUESTIONE DAZI Abbiamo chiesto ad Andrea: dopo la pandemia, abbiamo assistito ad una crescita significativa dell esportazione del prosecco, con un aumento del 40% verso gli Stati Uniti e addirittura del 117% verso la Cina. Cosa ha contribuito a questo rilancio cos importante? E, soprattutto, come si inserisce il tema dei dazi in questo contesto? Qui di seguito la risposta di Andrea Desana. La questione dei dazi complessa. Innanzitutto, non sappiamo ancora con certezza quali saranno i dazi applicati (NdR: la chiacchierata si svolge nel Luglio 2025), e gi questa incertezza rappresenta un problema. Il vino italiano ha una presenza enorme negli Stati Uniti, con una quota di mercato che si aggira intorno al 30% e pi . Se venisse introdotto un dazio, ad esempio del 10%, si perderebbe inevitabilmente una fetta importante di mercato. Se il dazio fosse ancora pi alto, per fare un esempio del 17%, le conseguenze sarebbero ancora pi gravi, soprattutto per i vini di media gamma. Questi ultimi, con un aumento di prezzo di 20-30 euro a bottiglia, rischierebbero come minimo di essere sostituiti da vini di altra nazionalit , pi competitivi sul piano economico. L incertezza legata ai dazi non riguarda solo i produttori, ma anche consumatori e distributori. Quando non si conoscono le regole, si tende a rimandare ogni decisione: i produttori esitano a fornire, i distributori a comprare e i consumatori a ordinare. Ma il vino non pu aspettare: i magazzini si riempiono e la sovrapproduzione diventa un problema. Per affrontare questa situazione, molti consorzi di tutela stanno proponendo al Ministero dell Agricoltura misure come la potatura verde, che riduce la produzione per ettaro (ad esempio, da 80 a 60 quintali) per evitare un eccesso di offerta. La questione aperta. 45