ENOTURISMO : l'hospitality secondo Feudi di San Gregorio Investire in casa porta il nostro vino nel mondo Antonio Capaldo racconta il progetto Borgo San Gregorio e condivide la sua idea sistemica di azienda e di approccio al mercato. Feudi di San Gregorio è uno degli interpreti più riconoscibili del vino italiano. Abbiamo incontrato Antonio Capaldo nell'ultimo Vinitaly e in sua compagnia abbiamo ragionato sul rapporto tra territorio, identità di marchio e hospitality. Antonio, Borgo San Gregorio è il progetto di accoglienza di Feudi di San Gregorio, molto più di una struttura ricettiva: è la sintesi tra ospitalità, cultura e valorizzazione del territorio. Qual è l'idea racchiusa nel progetto? Borgo San Gregorio nasce da lontano, è la cornice che racchiude tutto il mondo della nostra ospitalità. La nostra cantina è visitabile dal 2004, con percorsi che attraversano tutte le fasi della trasformazione. Nel 2005 è nato il ristorante, e dal 2010 abbiamo aggiunto le prime stanze. Oggi il Borgo comprende 12 camere e accoglie visite, picnic in vigna, percorsi yoga, attività culturali e, naturalmente, la vendita diretta dei nostri vini. Ma soprattutto è un luogo che ci consente di trasmettere valori, soprattutto quello della bellezza, nella sua accezione più ampia. . 'Il vino, oltre che buono, deve essere bello' Nel 2014 abbiamo iniziato a collaborare con la , che opera nel rione Sanità di Napoli, contro il disagio sociale, proprio attraverso l'arte. Ogni due anni un artista contemporaneo realizza per noi un'opera e un'etichetta. Le bottiglie vengono vendute e il ricavato donato alla Fondazione. Questo ci ha permesso di costruire una piccola collezione di opere site-specific per l'azienda. È una bellezza visibile, ma anche culturale e progettuale. Fondazione San Gennaro