EXPORT MERCATO USA – CRISTIAN VALBRUZZOLI È FINITA L'ERA DEI PREMIUM? VINO ITALIANO IN USA: Secondo l'importatore Cristian Valbruzzoli il segmento premium è in stallo e la vera partita si gioca sui vini accessibili e di qualità riconoscibile. Fiorentino di origine ma californiano d'adozione, Cristian Valbruzzoli è una figura chiave per comprendere le dinamiche che legano il vino italiano al mercato statunitense. Trasferitosi a San Francisco nel 2010, ha fondato Fine Wine Import, un'azienda specializzata nell'importazione di etichette italiane. La sua prospettiva è interessante poiché , conoscendone le tendenze e le criticità. A questo si aggiunge un altro tassello importante: in passato è stato ristoratore a Firenze e ciò gli consente di mantenere un legame diretto e consapevole con il mondo della ristorazione. se da un lato possiede la profonda conoscenza del prodotto e della cultura italiana; dall'altro Valbruzzoli vive e opera quotidianamente all'interno del mercato americano Abbiamo intervistato Cristian Valbruzzoli per raccogliere il suo punto di vista sull'export di vino italiano negli Stati Uniti, in un momento storico reso ancora più complesso dalla recente introduzione dei dazi. In qualità di export manager specializzato, quali sono le sfide più critiche che le cantine italiane devono affrontare per presidiare con successo il mercato americano e quali elementi strategici possono determinare il successo o il fallimento? Stiamo attraversando un momento critico, influenzato da diversi fattori. Negli ultimi cinque anni, dal Covid in poi, il mercato è cambiato. C'è stata una forte spinta al rialzo dei prezzi da parte di alcune aziende di riferimento, che in certi casi hanno aumentato i listini anche del 300–400% per posizionarsi sulla ristorazione di alto livello e sui collezionisti privati. Questo ha spinto anche altre cantine a seguire l'esempio, ma ora il mercato si è bloccato. In questo contesto, aggravato dalle nuove tariffe, e riescono a entrare molto più facilmente. La domanda si è spostata da vini di fascia medio-alta a prodotti più specifici e accessibili. le aziende che riescono a mantenere prezzi più competitivi, diciamo nella fascia tra i 20 e i 25 dollari, stanno avendo la meglio Parliamo di dazi: qual è il loro impatto reale sul mercato e quali strategie state adottando per farvi fronte? I dazi sono stati una bella botta. Arrivando dopo la faticosa ripresa post-Covid, hanno rappresentato un colpo finale per l'importazione di prodotti europei, e italiani in particolare. Da giugno a oggi, abbiamo registrato un calo delle vendite del 28%. Le cantine sono piene di vino e non riescono a vendere. La nostra strategia è quella di collaborare strettamente con le aziende vinicole, cercando di assorbire l'aumento dividendolo al 50%. L'obiettivo è non far ricadere l'intero costo sul consumatore finale, perché in un momento di crisi come questo sarebbe insostenibile. Prevedo che questo scenario porterà a molti cambiamenti: tante piccole aziende di importazione chiuderanno e ci saranno parecchi movimenti nel settore.